I Ricucci accusati di aver minacciato operai e imprenditori di un’azienda

A denunciarli due imprenditori della provincia di Foggia costretti a dover interrompere una serie di lavori di disboscamento

L’accusa è di tentata estorsione in concorso ai danni di due imprenditori operanti nel settore dell'agro-forestale i quali, vessati da continue minacce ed intimidazioni, sono stati costretti ad abbandonare un lavoro regolarmente appaltato. Ma non senza aver prima sporto denuncia. E’ quanto accaduto nella zona garganica tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo dove, lo scorso 10 novembre, gli agenti della squadra mobile di Foggia e del commissariato sipontino hanno fermato Salvatore Ricucci, detto “Salvino”, 46enne di Monte Sant’Angelo ed il cugino più giovane Pasquale i, manfredoniano di 38anni, meglio conosciuto come “fic secc”.

IL FATTO. A denunciarli due imprenditori della provincia di Foggia. Questi ultimi sono stati costretti, loro malgrado, a dover interrompere una serie di importanti lavori di disboscamento che avevano iniziato ad eseguire nel mese di ottobre nella zona del “bosco di Manfredonia”, in agro di Monte Sant’Angelo; lavori in precedenza commissionati ed appaltati proprio dal Comune del centro sipontino.

Una gara importante vinta da due imprenditori della provincia, ma comunque “stranieri”, “estranei” alle logiche del territorio garganico. E questo nonostante, per eseguire i lavori, fossero state ingaggiate maestranze locali. In più di una occasione, infatti, sia gli imprenditori che i loro operai, avevano subito intimidazioni e minacce da alcuni individui intenzionati a subentrare nell’esecuzione dei lavori in modo diretto o indiretto, ovvero - suppongono gli investigatori - anche con la finalità occulta di poter tagliare indisturbatamente ed illegalmente la legna che sarebbe stata successivamente rivenduta.

Dopo alcune settimane di minacce e vessazioni, le maestranze ingaggiate hanno preferito interrompere il rapporto di collaborazione con l’impresa appaltatrice, decretando di fatto la cessazione dei lavori. Ed è a questo punto che è partita l’attività investigativa espletata da agenti sotto copertura, costantemente al fianco di nuovi operai specializzati reperiti in altre regioni d’Italia. Gli agenti hanno lavorato per giorni al fianco degli operai - secondo un metodo vincente già sperimentato nel Napoletano – in modo da garantire la tutela delle maestranze e raccogliere prove evidenti e indizi in ordine alle responsabilità penali dei due Ricucci, quali due degli autori della tentata estorsione. Così come successivamente emerso.

Fino a questo momento, le cronache locali avevano parlato di entrambi in modo più o meno indiretto, riflesso, mediato. Salvatore, con piccoli pregiudizi di polizia, fu coinvolto e ferito nell’agguato durante il quale fu assassinato il padre Lorenzo. Era il 1978 e a quell’episodio si riconduce l’inizio della trentennale “faida del Gargano”.

Pasquale, invece, con pregiudizi penali e di polizia, già coinvolto in importanti inchieste giudiziarie riguardanti la criminalità organizzata garganica, è il figlio del defunto Giovanni, misteriosamente scomparso nel 1994. I suoi resti furono ritrovati sei anni dopo, nel maggio 2000, nelle campagne tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo, all’interno di una cisterna naturale per la raccolta delle acque.

La Procura di Foggia, che ha coordinato le indagini, ritenendo fondata la possibilità del pericolo di fuga dei due indagati ed in considerazione della loro caratura criminale, ne ha disposto il fermo di indiziato di delitto: entrambi sono stati rintracciati ed associati alla casa circondariale di Foggia.

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