Il Gargano la sua ragione di vita: addio al giovane allevatore Antonio Facenna

Da Vico, dove viveva, a Carpino, dove lavorava ed aveva un sacco di amici, tutti piangono il 24enne morto travolto dall'alluvione. La storia di un giovane che ha scelto, con orgoglio, di non scappare e di amare "quel poco che la terra offre"

Foto di Giuseppe De Grandis

La notizia che tutti si aspettavano è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, sabato 6 settembre. Antonio Facenna, il 24enne allevatore disperso, non c'è più. E' morto, molto probabilmente, nella notte tra mercoledì e giovedì. Il suo corpo è stato ritrovato non lontano dalla sua auto, alla foce del Lago di Varano. Una fine terribile, giunta mentre stava tornando a casa da una serata con gli amici.

Stava andando nella sede del consorzio di famiglia, dove avrebbe passato la notte, come faceva spesso. Era quella la sua casa, il suo lavoro, la sua ragione di vita. L'aveva scelta come luogo per costruirci una vita, per continuare le tradizioni di famiglie, per difendere quelle passioni che lo entusiasmavano e che aveva scelto con tenacia di non abbandonare, per esaltarle nella loro meravigliosa semplicità.

Quella di Antonio è la storia di un ragazzo di 24 anni che a differenza di tanti altri aveva scelto di restare sul Gargano e di 'sporcarsi' le mani con un lavoro umile e faticoso. A Carpino era conosciutissimo. Era anche diventato il protagonista di un video di tre minuti dell'associazione Carpino Folk Festival e pubblicato dall'associazione Con il Sud nell'ambito di un concorso.

"Potrei dirvi come mi chiamo, ma lo dimentichereste", dice Antonio raccontando di sé. "La mia è una storia semplice. A Carpino con i miei genitori gestisco un piccolo consorzio familiare: produciamo caciocavallo podolico". Facenna parla della produzione di questo prodotto unico della terra garganica. Ne parla come fosse una metafora di vita. Racconta della vacca podolica, "un animale, genuino, mite, modesto" che ha un dono, quello di bisbigliare una metafora che forse vale anche per noi meridionali:

"Di quel poco che la terra offre bisogna saper trarre il meglio".

Ed Antonio Facenna aveva tradotto questa massima in un insegnamento di vita, riuscendo a trarre il meglio dalla sua terra, dal suo Gargano, tanto da innamorarsene. E come tutti quelli che innamorati alla follia restano urlava il suo orgoglio attraverso tutte le iniziative organizzate sul territorio. Era in prima linea alla festa della transumanza, svoltasi proprio nella sua masseria, e il giorno dopo scriveva:

"Alcuni dei cibi che mangiamo non sono semplicemente cibi. Sono storie. Storie complesse e affascinanti di donne e uomini che lavorano sfidando il Sole, la Terra e le legislazioni che non aiutano. Sono queste storie che danno un sapore ai cibi."

Ed ancora sul suo profilo facebook filosofeggiava dicendo:
 

"Essere allevatore è molto più di un mestiere, è uno stile di vita, è essere custodi di qualcosa che vale davvero la pena conservare"

Oggi nella Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo in piazza San Domenico a Vico del Gargano si svolgeranno i suoi funerali. Il Gargano oggi piange e soffre. Un suo figlio se ne è andato. Antonio non ci ha detto come si chiamava. Ce ne saremmo dimenticati. Ha fatto vedere a tanti come si vive. Il suo ricordo, la sua storia, qui non la dimenticherà nessuno.

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VIDEO | ANTONIO FACENNA CANTA E BALLA LE CANZONI DI MATTEO SALVATORE

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