Comuni sciolti per mafia, ex sindaco di Monte: "Solo operazioni di propaganda che non producono nulla di buono"

Duro intervento (ripreso da Radio Radicale) dell'ex sindaco di Monte Sant’Angelo, a Roma, per la seconda giornata dell’8º Congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

Immagine di repertorio

Un intervento breve ma intenso; duro nei contenuti, con continue bordate alle Prefetture, colpevoli di “decidere della vita e delle morte delle amministrazioni”. E questo a torto, o a ragione. Stiamo parlando dell’intervento (ripreso da Radio Radicale) di Antonio Di Iasio, ex sindaco di Monte Sant’Angelo, comune della provincia di Foggia sciolto per mafia, e della sua "teoria negazionista".

Di Iasio ha preso parte, a Roma, alla seconda giornata dell’8º Congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito. In sei minuti o poco più, Di Iasio ha detto la sua in merito agli scioglimenti delle amministrazioni comunali, portando l’esempio del Comune che egli stesso guidava. “Uno scioglimento strano - spiega - per tante questioni che io farei fatica a raccontare e voi, probabilmente, a credermi”.

“Con la legislazione relativa agli scioglimenti, ci sono parole che per i Comuni vengono azzerate: persone, stato di diritto, democrazia. Tutto viene azzerato. Questa legislazione - continua - permette di comminare una pena senza possibilità di difesa. Gli amministratori non possono nemmeno dire nulla, nemmeno “bah”. Un comune viene sciolto all’improvviso e non puoi sapere nemmeno i motivi. Per cui, altro che stato di diritto! I giudici sono convinti che le prefetture abbiano diritto di vita e di morte sulle amministrazioni, e non c’è alternativa”, continua.

Poi il duro affondo: “Le prefetture scrivono falsità: la maggior parte di scioglimenti avviene per altri motivi. Sono operazioni-spot, di propaganda utili a dimostrare che lo Stato e le Prefetture si danno da fare per combattere la mafia. Ma queste azioni non producono nulla, anzi peggiorano le situazioni (infatti ci sono casi scioglimenti duplici e triplici). Inoltre, le popolazioni colpite devono subire anche la gestione commissariale, che non è il massimo”.

“La maggior parte delle sentenze - riprende l’ex sindaco - sono a favore delle amministrazioni, che possono difendersi attraverso una relazione che, a mio avviso, i giudici non leggono nemmeno. Loro accettano le tesi di Prefettura e Ministero e si va avanti così. Vi invito a leggere, anche sotto l’ombrellone, la sentenza del Tar che ha riguardato lo scioglimento di Monte Sant’Angelo, perché è unica nel suo genere. Quando si scioglie un comune per mafia si fa riferimento a rapporti e frequentazioni degli amministratori con esponenti della criminalità, ma in quella relativa al caso di Monte non ne risulta uno. E non viene citata una attività amministrativa che sia stata compromessa o che abbia subito interferenze”.

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