Lettere | Art. 5 Decreto “Salva Italia”: diversamente abile scrive a Napolitano

Il problema sta nel fatto che non calcolando più il reddito personale del disabile ma quello del nucleo familiare, si rischia di creare una nuova categoria di poveri

Stimatissimo Presidente della Repubblica Dott. Giorgio  Napolitano,

chi Le scrive è una persona diversamente abile che vive a San Giovanni Rotondo, paese famoso nel mondo per la presenza delle spoglie di San Pio da Pietrelcina, il cui scopo non è quello di porre alla Sua cortese attenzione la consueta lettera nella quale La si informa di un violazione o atto di discriminazione nei confronti della categoria di cittadini italiani a cui si appartiene, ma per focalizzare la Sua attenzione sull’art.5 del decreto "cosiddetto salva-Italia" n. 214/2011.

Tale articolo dovrebbe ridisegnare il sistema di calcolo dell'ISEE che così come è impostato andrebbe a creare una nuova categoria di poveri formata dai disabili e dalle loro famiglie in quanto li priverebbe di quella “misera” pensione d’invalidità e dell’accompagnamento che, in tantissimi casi, costituisce l’unica fonte di sostentamento per sopravvivere e per provvedere alla cura e all'assistenza personale.

Con questo sistema si andrebbe  a calcolare non più il reddito personale del disabile ma quello del nucleo familiare riducendogli o privandolo del tutto della pensione e dell'indennità di accompagnamento e altri servizi che lo Stato ha l'obbligo costituzionale di garantire.

Ora mi chiedo: sarò costretto a delinquere detenendo e/o spacciando sostanze stupefacenti o svolgendo altre attività illecite che mi garantiranno delle somme di danaro per la mia sopravvivenza? Sono giunto a questa drastica decisione in quanto le forme civili e democratiche attuate di continuo da numerose associazioni di categoria sono state inattese in una logica che deve ridurre il debito pubblico a discapito delle classi disagiate. La causa di tutto siamo noi disabili?

Noi che non solo dobbiamo affrontare quotidianamente enormi difficoltà vere ci sentiamo chiamati in causa come se  il declino del nostro paese fosse colpa nostra e non di scelte poco ponderate dei nostri governanti di tutti gli schieramenti politici degli ultimi 30 anni.

Onestamente, signor presidente,  ho poca fiducia che questa mia lettera possa pervenire alla Sua attenzione per ovvi motivi (perché nessuno la pubblicherà in qualche giornale o per canali istituzionali) ma ho molta fiducia nelle altre persone disabili che mi aiuteranno a divulgarla il più possibile attraverso i social network nella speranza di ottenere un poco di solidarietà e di non dover realmente attuare i propositi descritti.

Comunque vada ringrazio tutti coloro che hanno dedicato un po' della loro preziosa attenzione alla lettura della presente lettera.                                 

                                           

Dott.Antonino De Bonis

Via Giuseppe Saragat,11 

71013 San Giovanni Rotondo (FG)

Tel :0882451326 – Cell.3338467503

                                                                             

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