Più sicurezza, meno criminalità comune: è la formula del “Metodo Basilicata”

A colloquio con il colonnello Antonio Basilicata: il suo impatto con la realtà cittadina e i suoi obiettivi da raggiungere in Capitanata

Il colonnello Antonio Basilicata

Al momento del suo insediamento si è detto “felice di essere a Foggia”, pur consapevole di quanto questo sia “un territorio difficile, sotto vari punti di vista”. Dallo scorso ottobre, il colonnello Antonio Basilicata ricopre il ruolo di comandante provinciale dei carabinieri di Foggia ed è ormai noto ai più per il cosiddetto “metodo Basilicata” – così come è stato ribattezzato in città – ovvero, una diversa organizzazione di lavoro, frutto di una promessa lanciata a mezzo stampa il giorno del suo arrivo.

Una promessa, appunto, - “più uomini in strada e controlli massicci del territorio, soprattutto nel week-end” - diventata ormai una costante. A circa tre mesi dal suo insediamento, e alla vigilia del consueto bilancio di fine anno dell’attività dell’Arma, abbiamo incontrato il colonnello Basilicata per un doppio bilancio parziale: quello dell’ultimo trimestre di questo 2012 e quello del suo primo trimestre di lavoro in Capitanata.

Colonnello Basilicata, è stato lei a scegliere il comando provinciale di Foggia su una rosa di proposte. Vivendo in prima persona e toccando con mano questa realtà ha avuto modo di ricredersi su alcuni aspetti o ne è rimasto sorpreso (in positivo e in negativo) per altri?

Ho scelto Foggia perché sono entusiasta di misurarmi con realtà abbastanza complicate e difficili. Dopo questi primi tre mesi di attività posso dire di aver trovato una puntuale conferma di quelle che erano le mie aspettative. Ho avuto modo, quindi, di constatare quanto la realtà del Foggiano sia complessa, perché gravata da un momento di generalizzata crisi economica e segnata da una criminalità comune e da una pericolosa criminalità organizzata. Ad ogni modo, penso e sono convinto che il nostro contributo possa essere determinante per migliorare la quotidianità dei cittadini.

Questi ultimi tre mesi sono stati abbastanza intensi. Questo territorio non le ha risparmiato nulla, nemmeno nelle prime settimane: dagli attentati esplosivi agli omicidi (cinque, di cui quattro commessi in appena 6 settimane), e poi estorsioni, abusivismo edilizio ed altro ancora. Insomma, ha avuto materiale a sufficienza per fare una prima “mappatura” delle criticità del territorio…

Sì, anche se stiamo parlando di un territorio che può essere paragonato quasi a quello di una regione. Sicuramente questa grandezza geografica, unita alla diversità morfologica del territorio, che varia dalle alture del Subappennino Dauno alle pianure del Tavoliere, senza dimenticare le asperità del Promontorio del Gargano, ha consentito - a mio parere - il diffondersi ed il radicarsi di diverse realtà criminali.

C’è una tradizione criminale diversa nel vasto territorio del Foggiano e questa diversificazione è essa stessa una criticità. Indubbiamente c’è bisogno di un approccio intenso e mirato perché, generalizzando, c’è una criminalità comune e predatoria che colpisce i radi centri urbani e c’è una criminalità organizzata che colpisce i grandi centri urbani e le zone garganiche come Monte Sant’Angelo e Vieste.

Noi cerchiamo di monitorare ogni aspetto di questa vasta realtà senza tralasciare nulla: stiamo prestando particolare attenzione alle indagini sugli omicidi commessi di recente di cui speriamo di poter dare a breve notizie e stiamo seguendo indagini sulle estorsioni ed i reati predatori. Ed è per questo che, dal mio insediamento, stiamo cercando di ridurre la portata dei reati predatori attraverso una buona attività di prevenzione.

C’è la sua “firma” – riconoscibilissima, ormai anche per i cittadini – in calce all'attività dei militari dell'Arma. Un’organizzazione del lavoro annunciata al momento del suo insediamento e poi mantenuta nei fatti. Un imponente spiegamento di uomini e mezzi per aumentare la “percezione della sicurezza”. Quali risultati ha portato, nel breve tempo, questa impostazione del lavoro?

Sarò sintetico e schematico: il primo risultato raggiunto è sicuramente il maggiore controllo del territorio. Il secondo risultato è che, attraverso tale presenza, stiamo incrementando l’attività informativa: vien da sé che più uomini ci sono in strada e maggiori notizie possiamo raccogliere. Il terzo risultato è la prevenzione, perché maggiore presenza e maggiori controlli fanno diminuire i reati predatori. Quarto risultato, una ritrovata “percezione della sicurezza”, dalla quale partire per attivare un circolo virtuoso, tutto di segno positivo: maggiore sicurezza, maggiore voglia di partecipare all’attività sociale, maggiore possibilità da parte di tutti di poter collaborare con le forze dell’ordine.

Questa attività - costante, regolare, capillare - sembra sia stata accettata e apprezzata dalla cittadinanza: numerosi, infatti, sono stati gli attestati di gratitudine ricevuti in tal senso (mi riferisco, ad esempio,  o ai ringraziamenti giunti al 112, telefonata poi rimbalzata su tutte le testate locali). A suo avviso è questa la strada da percorrere per rinnovare la fiducia nelle istituzioni e creare un rapporto diretto con le forze di polizia?

Certo. Anzi, le dirò di più. Questa è la strada maestra. Ovviamente ci sono anche altre strade da percorrere in modo parallelo, come sarà lo sviluppo di attività investigative più mirate. Inoltre, aspettiamo di avere anche concreti risultati repressivi che, unitamente a questa grossa attività preventiva, contribuiranno a dare maggiore fiducia al cittadino.

Non solo parole di lode, però. Come sempre accade, infatti, sono giunte anche alcune “critiche” (delle quali si può trovare traccia nei forum di FoggiaToday). Riguardano soprattutto il rapporto costi/benefici relativo al largo impiego di uomini e mezzi, di unità cinofile ed elicotteri per attività di controllo. Qual è la sua risposta in merito?

La mia risposta è semplicissima. Non ho chiesto alcuna surroga di personale. Gli uomini a mia disposizione sono sempre gli stessi, ma sono impiegati con metodo diverso. Per dirla in modo più diretto: non si spendono più soldi e quindi non si arreca alcun danno alle casse dell’amministrazione.

Organizzo questi servizi ad invarianza di spesa e credo che, ad invarianza di spesa, avere più uomini e controlli in strada sia un bene per tutti. Non soltanto per l’efficienza dell’Arma dei carabinieri, ma soprattutto per i cittadini che hanno diritto ad avere un giusto servizio dalle forze dell’ordine.

Alla luce degli ultimi gravi avvenimenti in città, risulta particolarmente vessata la categoria dei commercianti. Ha avuto modo di interfacciarsi con loro? Quali metodologie di intervento verranno predisposte per arginare da una parte i reati predatori e dall’altra il fenomeno estorsivo?

Come prima cosa, ho preso contatti con tutti i rappresentanti delle associazioni di Foggia, con i quali stiamo cercando di far nascere una sorta di collaborazione. E’ attraverso le associazioni, infatti, che noi possiamo stringere maggior contatti con i singoli commercianti. In più ho attivato i carabinieri di quartiere per mantenere con loro un contatto costante e quotidiano.

Resterà al Comando provinciale dei carabinieri di Foggia per circa tre anni. Qual è l’obiettivo a lungo termine più importante che intende soddisfare?

L’obiettivo più significativo che spero di poter soddisfare è quello di contribuire a restituire ai cittadini la fiducia nelle forze dell’ordine, e in particolare nell’Arma dei carabinieri. Certamente, so bene che è impossibile “risolvere il crimine”.

Il crimine c’è e ci sarà sempre: il mio obiettivo, quindi, è quello di attutire l’impatto criminale sul cittadino medio e ridurre sostanzialmente i reati più efferati e soprattutto - come detto già in precedenza - attivare un circolo virtuoso che possa far risvegliare quel senso civico ormai sopito, per riportare Foggia ai fasti che mi dicono questa città aveva 20-30 anni fa.

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