Cronaca Manfredonia

Morta per una caduta da cavallo, vittima aveva 21 anni: respinto il ricorso del titolare del maneggio

Il fatto risale al maggio 2012. Il Procuratore generale Aldo Ceniccola: “Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza e genericità del motivo”

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Michele Prencipe, 66enne di Manfredonia, accusato di omicidio colposo in relazione alla morte di Antonietta Prencipe, 21enne sipontina deceduta in seguito alla caduta da un cavallo che l’uomo stava domando per la famiglia della vittima nel proprio maneggio.

Per il fatto, avvenuto nel maggio del 2012, il Tribunale di Foggia condannò Prencipe alla pena di 1 anno e 6 mesi; la sentenza fu emessa nel 2018, ovvero a 6 anni dall’incidente. Successivamente, la Corte d’Appello di Bari, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell’uomo “per estinzione del reato per prescrizione e confermato le statuizioni civili”.

“In particolare - si ripercorre nel dispositivo della Cassazione, emesso lo scorso 25 ottobre -  viene contestato a Prencipe di avere, nel corso dell'addestramento di una cavalla di proprietà di Pietro Prencipe, consentito, per imprudenza, imperizia e negligenza, alla figlia di costui, Antonietta Prencipe, di salire sulla groppa dell'animale senza casco protettivo e di averla lasciata sola durante la cavalcata, nonostante lo stesso non fosse perfettamente domato, cagionando in tal modo la morte della predetta, in conseguenza delle lesioni riportate a seguito di una caduta”.

La difesa di Prencipe ha però presentato ricorso formulando un motivo unico, con il quale ha dedotto la violazione di alcuni articoli e un vizio della motivazione: “La Corte - secondo quanto rilevato dalla difesa -  avrebbe ricostruito i fatti in maniera totalmente diversa da quanto ritenuto dal primo giudice, disattendendo le censure difensive in ordine alla impossibilità della vittima di cadere da cavallo durante una lezione di equitazione”. Ancora, ha contestato “la valutazione delle dichiarazioni rese a chiarimento dal consulente medico legale” e ha rilevato, infine, che “la Corte avrebbe ‘forzato’ ogni aspetto della vicenda come risultante dalla istruttoria dibattimentale”.

Il Procuratore generale, nella persona del sostituto Aldo Cenicola, ha rassegnato conclusioni scritte, con le quali ha chiesto la declaratoria di inammissibilità del ricorso: “Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza e genericità del motivo”.

Il fatto avvenne lungo la strada provinciale 57, nel territorio sipontino, a circa un centinaio di metri dal maneggio al quale aveva affidato il cavallo da domare. La ragazza è morta dopo aver battuto violentemente la nuca sull’asfalto, perché spinta o disarcionata dal cavallo, che si sarebbe improvvisamente spaventato per il sopraggiungere di un mezzo o un animale.

A trovare la ragazza riversa a terra fu lo stesso Prencipe, che lanciò all’allarme. All’arrivo dei sanitari, però, per Antonietta non c’era più nulla da fare.

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