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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

"Foggia dovrà essere ricordata come la città di Giovanni Panunzio"

La risposta del presidente di Sosimpresa al figlio dell'imprenditore ucciso dalla mafia: "Nel ricordo di persone come tuo padre ogni componente della nostra comunità può trovare il coraggio ed il senso civico per non chinare la testa e cedere a forme di sopruso"

“Da figlio non voglio, anzi: non posso, permettere che si dimentichi cosa mio padre ha fatto e ha rappresentato per Foggia (e non solo per Foggia), ma voglio dire di più: affermo tutto questo non tanto e non solo come figlio, ma per amore di verità, giustizia e rispetto della dignità di una vittima di mafia, riconosciuta come tale a termini di legge”, sono le parole di Michele Panunzio, figlio di Giovanni, l’imprenditore edile foggiano ucciso dalla mafia nel novembre del 1992. Panunzio, nei giorni scorsi, ha avvertito la necessità di scrivere una lettera aperta alla città: “Da figlio non posso, permettere che si dimentichi cosa mio padre ha fatto e ha rappresentato per Foggia”.

Uno sfogo al quale ha replicato Francesco Arcuri, presidente di Sosimpresa: “Caro Michele, ho letto più volte la tua nobile lettera che in maniera pacata, ma ferma, chiede il rispetto della figura paterna, rappresentando e lamentando la ingenerosità (concedimi il termine) di una parte “buona” della nostra comunità. Ringrazio innanzitutto te e Mario Nero, che purtroppo non è più tra noi, di essere stati (venti anni fa) tra i fondatori dell’associazione antiracket Sosimpresa. Come tu giustamente ricordi, non vi sono morti di diversa serie in ragione del fatto che l’assassino sia mafioso o meno e tutti i morti per mano di criminali vanno ricordati e rispettati”.

“Penso però che qualcosa in più vada detta quando, come nel caso di tuo padre, l’omicidio non è stato causato da una reazione spontanea ad un sopruso (come la reazione ad un tentativo di rapina), ma è conseguenza di una precisa scelta di legalità (come quella fatta da tuo padre sin dal primo momento e poi mantenuta per più di mille giorni): il rifiuto di cedere al ricatto di finanziare i criminali con danaro dei cittadini di Foggia (l’operatore economico che cede a richieste di estorsione e/o di tangenti oltre a finanziare la criminalità crea un danno all’utenza ed alla società)”.

“Più di mille giorni, un lasso di tempo abbastanza lungo nel corso del quale, per quieto vivere o pensando così di proteggere la sua famiglia, avrebbe potuto (come in tanti casi credo sia avvenuto) addivenire ad un “pacifico accomodamento”, versando alla criminalità foggiana (che ne sarebbe uscita rafforzata) una cifra certamente inferiore a quella richiesta che avrebbe potuto poi far pagare agli acquirenti di appartamenti da lui costruiti. Non credo non gli sia venuto in mente tale pensiero, certo è che ciò nonostante Lui non è mai venuto meno alla scelta di legalità fatta sin dal primo momento”.

“Per la città di Foggia – continua Arcuri – l’omicidio di tuo padre ha segnato una svolta: è in quel processo che per la prima volta si è accertata giudiziariamente la presenza in Foggia di una associazione di stampo mafioso; sentenza richiamata ogni volta a conferma della mafiosità delle propaggini associative poi individuate sul territorio. Mafiosità, riconosciuta dalla Corte di Assise di Foggia, confermata dalla Corte di Assise di Appello di Bari solo dopo che, su ricorso della Procura Generale, la Cassazione annullò con rinvio la sentenza della stessa Corte di Appello che in prima battuta non aveva riconosciuto la mafiosità dell’associazione”.

“La mattina del giorno dopo l’omicidio di tuo padre, ero in ufficio con un collega della Digos, entrai in una stanza che non era la mia e scoppiai in un pianto. Non ero legato a tuo padre da vincoli di amicizia o di parentela e di persone assassinate ne avevo viste già tante. Più che di dolore il mio fu un pianto di rabbia: “tuo padre si era fidato dello Stato e lo Stato non era stato in grado di tutelarlo” ed io ero una delle componenti di quello Stato. E ricordo anche la tua telefonata quando qualcuno diede fuoco ad una mia auto; gesto che apprezzai particolarmente pensando che nonostante tu avessi appena subito una grave perdita avevi voluto la cortesia di rappresentarmi la tua vicinanza per un danno che rispetto al tuo era infima cosa.

Nel concetto di Stato un ruolo fondamentale è quello della Comunità, la quale tanto deve a quanti ci hanno preceduto, ed ancor più a chi ha pagato con la vita non l’essersi piegato a richieste che avrebbero reso ancora più forte la criminalità.

Erano altri tempi, lo Stato non si era ancora dotato di strumenti adatti a fronteggiare un certo tipo di criminalità e la sensibilità delle Istituzioni e dei cittadini era nettamente inferiore”.

“Ed è nel ricordo di persone come tuo padre – aggiunge Arcuri – che ogni componente della nostra comunità può trovare il coraggio ed il senso civico per non chinare la testa e cedere a forme di sopruso da qualsiasi parte provengano; al riguardo rivolgo un sincero ringraziamento a tua moglie Giovanna che non si risparmia, con l’associazione Panunzio, a portare la voce della legalità non solo a Foggia ma in tutta Italia.

Amareggia il fatto che “riferimenti alla sua storia errati, fuorvianti, tendenziosi o svilenti del suo percorso di ribellione alla mafia del racketpossano provenire, ritengo più inconsciamente che dolosamente, da una parte “buona” della società civile.  Amareggia ma non sorprende in quanto la mafia classica la individuiamo tutti, mentre più subdola da individuare e più difficile da combattere è quella che si annida nella società civile e che, con uso distorto di pubbliche funzioni, può creare ai cittadini danni anche maggiori della delinquenza comune”.

Lo Stato, occorre prenderne atto, si va sempre più dotando degli anticorpi necessari per contrastare ogni forma di criminalità, e tocca alla società civile aiutarlo in tale contrasto anche vigilando affinché non vi siano zone d’ombra in qualche settore delle Istituzioni. 

Attività doverosa, in quanto necessaria per lasciare ai nostri figli una città più vivibile ed anche per rispetto del sacrificio di quanti, come tuo padre, hanno perso la vita per rispetto di se stessi e per non avere abbandonato la strada della legalità.   

La tua richiesta “di non lasciarci più soli e di esserci vicini e solidali, anche perché la memoria di Giovanni Panunzio è patrimonio comune di tutte e tutti” non può lasciarci indifferenti anche perché come insegna il Foscolo: ‘a egregie cose il forte animo accendono le urne dei forti, o Pindemonte, e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta’”.

Arcuri conclude annunciando che Sosimpresa rete per la legalità aveva già programmato una organizzazione nazionale, in occasione del trentennale della sua fondazione e dell’omicidio di Giovanni Panunzio “per ricordare il sacrificio e la figura di tuo padre che, come l’anno precedente Libero Grassi, da cittadino e figura esemplare per le future generazioni ha pagato con la vita il rifiuto di cedere alla criminalità”. 

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