Farmaco sequestrato, malato di sclerosi multipla si sfoga: “L’illegalità non l’ho commessa io”

Andrea Trisciuoglio, malato di sclerosi multipla, era stato fermato e portato in caserma dai carabinieri di Foggia in possesso di un farmaco a base di cannabis. Oggi conferenza stampa con Rita Bernardini e l'avv. Follieri

“Bentornato Bedrocan”. Un messaggio sintetico ma piuttosto eloquente, che racconta un mese di angoscia tradotto in un sospiro di sollievo che tuttavia non cancella l’amarezza. Quella di Andrea Trisciuoglio è una vicenda nota. Lo scorso 26 marzo fu fermato da una pattuglia di carabinieri, in possesso di alcuni barattoli di Bedrocan, un farmaco a base di cannabis (infiorescenze di cannabis per la precisione, ndr) poste sotto sequestro per oltre un mese. Il tutto in barba ai tentativi di Trisciuoglio di dimostrare che quel farmaco lo assumeva a scopo terapeutico (è malato di sclerosi multipla) e dietro regolare prescrizione medica, grazie anche a una legge della Regione Puglia.

Il 28 aprile Trisciuoglio ha ottenuto la restituzione del suo Bedrocan, e ne ha raccontato la vicenda in conferenza stampa accanto all’on. Rita Bernardini, ex parlamentare dei Radicali, al suo legale, l’avvocato Luigi Follieri. L’incontro, organizzato insieme ai Radicali Italiani e all’associazione “Mariateresa di Lascia”, è stato anche occasione per rilanciare la loro battaglia a favore della regolamentazione dell’uso della cannabis a scopo terapeutico.

“Molti mi chiedono quali sono i benefici della cannabis. La risposta è molto semplice: senza cannabis non sarei qui. L’unico effetto collaterale che ho potuto riscontrare è il proibizionismo. Questi paletti per i malati come me sono macigni insormontabili. Sono stato condotto in caserma per difendermi dall’accusa di un atto illegale. Ma l’illegalità non l’ho commessa io”, accusa Trisciuoglio.

A difendere il segretario dell’Associazione no profit LapianTiamo che sostiene la legalizzazione della cannabis per uso terapeutico, è stato l’avvocato Follieri che fa un resoconto della vicenda. “La Procura della Repubblica non solo ha convalidato il sequestro nonostante i familiari di Trisciuoglio avessero subito mostrato la prescrizione medica, ma ha rigettato la mia istanza di dissequestro”.

Alla base del rifiuto, la necessità di controllare i flaconi per accertarne i loro contenuti. “Ma tra i barattoli sequestrati, ce n’era uno ancora sigillato e uguale agli altri sequestrati”, evidenzia. Follieri è riuscito a ottenere la restituzione solo dopo aver fatto istanza al Tribunale dei Riesame il quale ha riconosciuto la regolarità del possesso di cannabis da parte di Trisciuoglio. “E’ stato riconosciuto che da parte del mio assistito non ci fosse nulla di inventato o illegale, ma si rispecchiava la normativa regionale, che consente il possesso e consumo di sostanza stupefacente per scopi terapeutici”.

La palla passa ora al PM che dovrà decidere se archiviare il caso o disporre il rinvio a giudizio. “Siamo ottimisti per la conclusione della vicenda, ma se si riterrà opportuna la richiesta di un risarcimento pecuniario, non mi tirerò indietro. Questa vicenda è il frutto di un’ignoranza non tanto di natura normativa, quanto di natura culturale. Dinanzi a situazioni del genere si tende a chiudere entrambi gli occhi”, ha concluso.

Presente alla conferenza stampa anche la “disobbediente” Rita Bernardini, ex parlamentare dei Radicali. “Trisciuoglio è una forza della natura, un leader vero. Lui ha risolto il proprio problema, avendo ottenuto l’autorizzazione al consumo di cannabis, eppure continua a lottare per gli altri”, afferma.

Poi si scaglia contro le ‘storture’ del nostro paese: “Nonostante la Legge Turco (quella del 2006 che elevò la dose personale lecita da 500 a 1000 milligrammi, ndr), solo 60 malati in tutta Italia possono utilizzare il farmaco. Gli altri devono fare richiesta all’Asl che poi provvede all’importazione del Bedrocan dall’Olanda. Ma un solo flacone costa 35 euro. La conseguenza è che l’Asl preferisce utilizzare un’altra droga, la morfina, i cui effetti collaterali sono devastanti”.

Sorridendo la Bernardini si definisce “delinquente professionale” per la scelta di disobbedire civilmente coltivano 54 piante di marijuana. Noi radicali siamo attivi da oltre quarant’anni, dalla prima forma di protesta che vide protagonista Marco Pannella. Quando una legge non è ragionevole il nostro dovere è quello di denunciare uno scandalo dando scandalo”.

Poi dice la sua in termini di giustizia e leggi. “Questo è il paese dove, per esempio, bisogna fare lo sciopero della fame per porre in evidenzia lo stato disumano in cui vivono i detenuti. Lo scorso marzo la Direzione Nazionale Antimafia con la relazione annuale ha evidenziato l’impossibilità di contrastare il traffico di droga (soprattutto quello di marijuana, ndr). Ma di questo nessuno ne ha parlato. Si pensa a fare un certo tipo di informazione che privilegia una sola versione dei fatti”.

Chiosa finale sulla Fini-Giovanardi, la normativa che avrebbe dovuto disciplinare gli stupefacenti e le sostanze psicotrope, e che lo scorso anno è stata bocciata dalla Corte Costituzionale: “Una legge che ha solo fatto aumentare il flusso illegale di droga. Attualmente ci sono in carcere persone che in base alla sentenza della Corte Costituzionale dovrebbero essere in libertà. Il paradosso è che se compri 10 grammi di marijuana per uso personale non commetti reato, ma finanzi la criminalità organizzata. Se invece ti coltivi in casa le piante, commetti reato. E’ una situazione irragionevole”. 

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