Amica: né vinti e né vincitori, a perdere è la città di Foggia

Sospiro di sollievo per i 355 dipendenti di Amica e Daunia Ambiente. Proroga del giudice rimanda l'annoso problema ma non lo risolve. Amiu: "Dispiace per il sindaco che ha dato l'anima". Gioiscono i sindacati

L'Amica di Foggia

Vincitori? Di certo si potrà pensare che nella brutta faccenda Amica se c’è un vincitore quelli sono i lavoratori e i loro sindacati. Il Tribunale fallimentare ha concesso loro la proroga dell’esercizio provvisorio per altri 15 mesi e la curatrice fallimentare Mirna Rabasco ha subito provveduto a metter mano all’iter burocratico per la revoca dei licenziamenti, postati a casa di ciascuno non più di un mese fa.

I LAVORATORI - Sospiro di sollievo tra i 355 dipendenti di Amica e Dauniambiente: se non altro fino al 31 dicembre 2013 si può star tranquilli e con la busta paga intatta (che di questi tempi è una gran cosa). Possono star tranquilli tutti coloro (pochi per la verità) che al mattino prendono scopa e carrettino e spazzano le vie della città. Ma soprattutto può star  tranquillo chi rischiava di dire addio a tutti quei livelli (anche 3-4) accumulati negli ultimi anni. 

A caldo, invece, nell’immaginario collettivo, perde l’amministrazione comunale guidata da Gianni Mongelli. E perde Amiu, l’azienda barese giunta al capezzale di Amica per salvare servizio e lavoratori.

UGL - L’Ugl, tramite il suo commissario Alessandro Favoccia, è tra le prime rappresentanze sindacali ad annunciare festosamente il provvedimento del giudice Gentile, sostenendo, senza il timore di sfiorare l’assurdo, che “l’amministrazione comunale e l’azienda barese non erano gli interlocutori giusti”: perché vada per Amiu, che può essere una scelta discutibile o facilmente sostituibile, ma risulta che Amica si mantenga grazie alle tasse dei cittadini riversate nelle casse comunali alla voce “Tarsu”, 23 milioni di euro. E già questo basta a fare dell’amministrazione soggetto legittimato a prender parte alla discussione.  

Non solo: l’Ugl non perde tempo ed alza il tiro, chiedendo al sindaco di mettere subito mano alla tesoreria comunale per la raccolta differenziata “perché 800mila euro annui sono insufficienti“. A conferma, questo, della posizione di forza che il dispositivo del giudice ha conferito ai sindacati, ai quali tuttavia non può sfuggire lo stato di pre-dissesto in cui si dibatte però il Comune di Foggia, e i sacrifici richiesti ai cittadini sul fronte fiscale per garantire loro il minimo sindacale dei servizi (rifiuti compreso). E, di questi tempi, l’Ugl lo saprà, non è certamente solo un problema di Foggia a ben leggere l’allarme dell’Anci e dell’Upi.

MONGELLI - Non la pensa come l’Ugl e gli altri sindacati, invece, ed è naturale, la controparte. Per il sindaco Mongelli quella del giudice è una “scelta inopinata ed incomprensibile” alla vigilia di un importante accordo che avrebbe centrato tre obiettivi: salvaguardia dei livelli occupazionali, miglioramento della qualità del servizio (il dimensionamento avrebbe portato più gente in strada) e abbassamento dei costi, che sarebbero stati riallineati a quelli medi di settore. Tradotto: Amica oggi supera di gran lunga quei costi. Il personale soprattutto, che oggi incide per l’82% sulla spesa complessiva, e che con la ricetta Amiu sarebbe calato ad un più sostenibile 65%.

AMIU - E non la pensa come l’Ugl neanche il presidente Amiu, Gianfranco Grandaliano, per il quale è stata mortificata la città: “un provvedimento quantomeno strano” definisce quello del giudice, che “interviene su questioni che attengono alla trattava imprenditoriale, anche perché non si capisce quali condizioni oltremodo gravose avremmo proposto ai lavoratori se non la richiesta di rientrare in parametri più sostenibili e confacenti ad un’azienda di nettezza urbana, il che avrebbe migliorato la qualità del servizio in città permettendo anche di fare economie da destinare alla raccolta differenziata nel rispetto dei cittadini che pagano la Tarsu“.

“Se abbiamo perso? Noi non abbiamo fatto altro che rispondere ad una richiesta d’aiuto - chiarisce Grandaliano - e se il nostro aiuto non serve più, ben lieti, ce ne andiamo. Certo, dispiace per il sindaco Mongelli, che in questa vertenza ci ha dato l’anima, e per la città”.

PERDE LA CITTA’ - E’ evidente che tutte appaiono ragioni massimamente legittime e condivisibili. E quindi su chi ha vinto e chi ha perso c’è poco da discutere, dal momento che tutto muove da un fallimento, quello di Amica appunto, che è la sconfitta più vergognosa. Per l’intera città.

LA “MALA GESTIO”. Il punto è che Amica, di fatto, non esiste più. Si regge grazie a provvedimenti straordinari del Tribunale fallimentare. Lo stesso che nel gennaio scorso ha decretato la morte dell’azienda sotto il peso di 60 milioni di euro di debiti e accusato di “mala gestio” chi l’ha amministrata negli anni, in primis il socio unico, il Comune di Foggia. E non è difficile rintracciare nella sentenza passaggi riferiti al numero insostenibile proprio delle maestranze, molte delle quali traghettate negli anni in Amica in maniera discutibile. Il che richiama alla mente le assunzioni clientelari esplose negli ultimi anni e le vagonate di promozioni che hanno, peraltro, sguarnito un’azienda di nettezza urbana proprio della figura principale: gli spazzini.

Dunque, è ammissibile prorogare la “mala gestio”? Evidentemente no. Però per il giudice, in questo momento, prolungare l’agonia di un soggetto morto, più che morente, è, in via straordinaria, cosa più giusta rispetto all’alternativa di ridurne i costi prospettata da Amiu intervenendo su quelle stesse maestranze citate nella sentenza.

IL FUTURO - Gentile però ricorda di essere in attesa  del bando di gara per l’affidamento del servizio che il Comune dovrà indire al più presto.

Ed è qui che la domanda sorge spontanea: ci sarà domani un soggetto disposto ad acquisire un servizio gravato da un costo del personale così abnorme, che assorbe oltre l’80% delle spesa complessiva, il che renderebbe qualsiasi azienda strutturalmente deficitaria?

Sempre, naturalmente, che non si voglia tornare a mettere le mani nelle tasche dei cittadini, aumentando ulteriormente la Tarsu (il che, con un servizio che arranca ed una differenziata che resta un miraggio rischia di far rivoltare contro l’intera città). Ma si potrebbe anche obiettare: in quel momento, quando arriverà il nuovo soggetto, in azienda verrà fatta una seria riorganizzazione. E allora, perché non farla subito? Perché non produrre economie da subito da destinare ad un miglior funzionamento del servizio? Cosa cambia da oggi a domani?

Perché, ed è questa un’altra verità, non era difficile scorgere ieri, neanche tra gli stessi lavoratori, quelli - ed erano tanti - a cui in fondo in fondo non dispiaceva quella sorta di repulisti interno che si preparava a fare Amiu. Lo stesso che avrebbe dovuto fare tempo fa la politica foggiana e che forse, per un attimo, ha sperato di poter delegare ai baresi.

La vertenza oggi resta aperta più di ieri.

 

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