Amica-Amiu: clima teso a Palazzo di Città, lavoratori vs sindacati

Si va verso il fitto di ramo d'azienda di Amica da parte dell'Amiu per 18 mesi. Lavoratori rifiutano l'intermediazione dei sindacati. Il personale dovrà assorbire il 60% del totale, il 15% in meno

Lavoratori Amica

L’ultimo atto dell’intesa Amica-Amiu si sta svolgendo in queste ore, tardo pomeriggio del 14 settembre, in un Palazzo di Città blindato, presidiato da tutte le pattuglie di Polizia Municipale in  servizio (circa una quarantina di uomini) e piantonato all’esterno da una sessantina di lavoratori di Amica che attendono ansiosamente notizie sul loro futuro.

IL FITTO DI RAMO D’AZIENDA. Il vertice è stato convocato per illustrare ai sindacati la strategia messa in campo dall’amministrazione comunale per garantire la prosecuzione, dal 1° ottobre, del servizio rifiuti in città scongiurando così l’emergenza ambientale (il 30 settembre scade l’esercizio provvisorio della fallita Amica), e il salvataggio di circa 350 lavoratori, tra Amica e Dauniambiente.

La formula individuata, lo ricordiamo, è quella del fitto di ramo d’azienda di Amica da parte dell’Amiu, l’omologa barese, che si accollerà il ciclo dei rifiuti nel capoluogo dauno per i prossimi 18 mesi, nelle more della gara d’appalto europea che porterà, in futuro, all’affidamento a privati del servizio.

MOMENTI DI TENSIONE. LAVORATORI VS SINDACATI. Non sono mancati momenti di tensione all’inizio, in particolare tra sindacati e lavoratori. Un centinaio di questi, infatti, costituitosi in un Comitato Autonomo, ha preteso la partecipazione di una propria delegazione al vertice per condurre direttamente la trattativa, senza intermediazioni sindacali.

Permesso accordato, i toni si sono abbassati. L’incontro, rigorosamente a porte chiuse, ha avuto inizio. Partecipano il sindaco Mongelli, gli assessori Pippo Cavaliere e Pasquale Russo, i dirigenti Carlo Di Cesare e Domenico Dragonetti; per Amica la curatrice fallimentare, Mirna Rabasco; l’Amiu con il presidente e il direttore aziendale, Gianfranco Grandaliano e Antonio Di Biase.

I TERMINI DELL'ACCORDO. Il fitto di ramo d’azienda avrà durata di 18 mesi e riguarda la palazzina di Corso del Mezzogiorno (sarà quella unica sede), i mezzi e l’impianto di biostabilizzazione (in merito al quale il Comune si è impegnato a portare a termine l’iter burocratico che ne attesti la proprietà comunale).

Il canone di locazione è fissato a 1,7 milioni di euro al mese, pari ai proventi della Tarsu, non un euro di più.  Saranno indicati i servizi da svolgere in un mini piano industriale che predisporrà l’Amiu, che si è impegnata ad “accollarsi” tutti i lavoratori.

Ed è proprio questo l’aspetto più delicato che viene affrontato in queste ore: il costo del lavoro deve essere ricontrattato, il personale non potrà più assorbire, come accade oggi, il 75% della spesa complessiva ma dovrà essere portato al 60%.

Detto in soldoni, bisognerà risparmiare almeno 500mila euro al mese. Il che significa demansionamenti.

Ed è proprio questo l’aspetto sottoposto ai sindacati in queste ore.

 

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