Alberghiero senza cucine, la Provincia non ha fondi. Preside a Renzi: “Faccia qualcosa”

I circa 600 alunni dell’Istituto ‘Einaudi-Grieco’ di via Napoli, ex Torre di Lama, non possono esercitarsi in mancanza di laboratori. Il dirigente scolastico Soldo: “Che futuro stiamo preparando a questi ragazzi?

Gli studenti dell'Einaudi

Dopo la protesta in piazza contro le istituzioni locali e provinciali, l’Alberghiero ‘Einaudi-Grieco’ tenta la carta Renzi, con una lettera del dirigente scolastico Leonardo Antonio Soldo, approvata dal Collegio dei docenti e dal Consiglio d’istituto. All’attenzione del presidente del Consiglio, il preside dell’istituto con sede in via Napoli, descrive la vergognosa situazione che sta mettendo a serio rischio il percorso di formazione di circa 600 alunni, impossibilitati ad esercitarsi in assenza dei laboratori di cucina e di pasticceria.

LA LETTERA DI SOLDO. Gentile sig. Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, Siamo i docenti dell’Istituto Professionale “Einaudi” di Foggia, che offre ai ragazzi della città e della provincia la scelta tra l’indirizzo sociale, commerciale, grafica e comunicazione, agrario e alberghiero. Quando, quasi vent’anni fa, fu avviato il corso alberghiero, nessuno poteva prevedere il successo che avrebbe avuto, grazie alle opportunità lavorative che offre e, ce lo lasci dire, al lavoro costante e appassionato degli insegnanti. La sede fu posta in un edificio in campagna, dove già si trovava il corso agrario. A mano a mano, il corso si è ingrandito e, negli anni, si è dotato delle attrezzature necessarie perché gli alunni potessero imparare i mestieri di cuoco, cameriere, receptionist, pasticciere.

Di pari passo con l’aumento degli iscritti (oggi il corso conta circa 600 alunni), la sede in campagna è diventata inadeguata e si è reso necessario lo spostamento del corso in città, soprattutto per tutelare l’incolumità degli studenti, altrimenti costretti a viaggiare su mezzi pubblici inadeguati per più di venti chilometri ogni giorno. Sorvoliamo sulle difficoltà (e l’ostruzionismo) che abbiamo incontrato in questi anni per soddisfare questa esigenza. Finalmente, in seguito a delibera dell’amministrazione provinciale, questo anno scolastico è iniziato in una “nuova” sede, un edificio precedentemente adibito a sede di un istituto tecnico ora accorpato a una scuola dello stesso genere.

E pazienza se in questa “nuova”casa piove dai soffitti e nei cortili giacciono rifiuti appartenenti a chi ha occupato la struttura prima di noi. Però, ciò che non possiamo proprio accettare è che, mentre la scuola (un istituto professionale!) veniva trasferita, le cucine, i nostri laboratori, sono rimasti in campagna, perché l’Ente Provincia di Foggia, competente sugli istituti superiori, dopo aver assicurato nei mesi precedenti il regolare avvio delle attività didattiche, ha comunicato nel corso di una conferenza di servizi tenuta giorni fa che non ha i fondi necessari per completare i lavori di adeguamento dei locali. Pertanto, i nostri alunni in questo momento studiano solo in teoria quello che, un giorno non lontano, dovrebbero realizzare nel mondo del lavoro.

Lei mangerebbe in un ristorante nel quale il cuoco ha imparato la teoria dai libri di cucina, ma non ha mai acceso un forno o controllato dal vero la cottura di una pietanza? Mangerebbe dei dolci preparati da un pasticciere che conosce in teoria la differenza tra una mousse o un budino, ma non ne ha mai preparato uno? Che futuro stiamo preparando a questi ragazzi? Lei ha rilanciato il concetto di “Buona scuola”, quella scuola che ci vede ogni giorno in prima linea, a formare i cittadini e i lavoratori del prossimo futuro. Ma come si può fare “buona scuola” in queste condizioni?

Ecco, presidente, noi vorremmo che davvero la nostra potesse essere una buona scuola. Scelga Lei come, se mandando alla Provincia i fondi necessari, coinvolgendo il Ministero dell’Istruzione o in qualunque altro modo; a noi non interessa il come. A noi interessano i nostri ragazzi, quei ragazzi che sentiamo un po’ figli nostri. Ci aiuti, Li aiuti.

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