Le nuove frontiere del business della 'Quarta mafia'

E’ quanto emerge nella relazione della Dia al Parlamento, in riferimento al secondo semestre del 2019: "La mafia degli affari appare più che mai proiettata al raggiungimento di obiettivi criminali a medio-lungo termine"

Foto di repertorio

Dalle infiltrazione nella cosa pubblica alle agromafie: queste le nuove frontiere del business delle mafie di Capitanata. E’ quanto emerge nella relazione della Dia al Parlamento, in riferimento al secondo semestre del 2019.

“Per quanto riguarda, invece, le svariate forme d’infiltrazione nell’economia legale e nella pubblica amministrazione, la già citata mafia degli affari, riscontrabile tanto nelle organizzazioni mafiose del foggiano, quanto nei clan egemoni del barese e della sacra corona unita, appare più che mai proiettata al raggiungimento di obiettivi criminali a medio-lungo termine, puntando a consolidare le proprie posizioni nei settori nevralgici dell’economia regionale, punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e rappresentanti infedeli della pubblica amministrazione”.

In tal senso, il comparto agro-alimentare e quello della mitilicoltura risultano fortemente vulnerabili, sia ai fini del riciclaggio, sia con riferimento alle frodi e alla sofisticazione alimentare, oltre che per l’accaparramento di erogazioni pubbliche. E ciò maggiormente in aree, come quella del Parco Nazionale del Gargano, in cui, da tempo, sono stati registrati eventi indicativi di un “interesse” da parte dei gruppi criminali del luogo a “investire” nel settore. In un incontro con il Ministro all’Agricoltura, avvenuto a San Severo il 23 novembre 2019, Coldiretti Puglia ha presentato una denuncia circostanziata sul rischio che in una Regione come la Puglia, a forte vocazione agricola, il business delle agromafie sia divenuto particolarmente appetibile.

Si legge nel documento: “il fronte dell’illegalità è sempre più ampio e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole ed agroalimentari. I reati contro il patrimonio rappresentano la “porta di ingresso principale” della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale. Masserie, pozzi e strutture letteralmente depredate, chilometri e chilometri di fili di rame, letteralmente volatilizzati lasciano le imprese senza energia elettrica e possibilità di proseguire nelle quotidiane attività imprenditoriali, taglio di ceppi di uva e tiranti di tendoni, sono solo alcuni degli atti criminosi a danno degli agricoltori”.

Concorrono, inoltre, gli sversamenti di rifiuti nei campi, con i conseguenti irrimediabili danni ambientali e, non da ultimo, i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione, attraverso i quali vengono attuate tutta una serie di pressioni che soffocano l’imprenditoria onesta e distorcono le regole della concorrenza (l’imposizione dei prezzi dei prodotti agricoli, la vendita di determinate produzioni, forme di guardiania, etc.). Anche il comparto del ciclo dei rifiuti, per i notevoli interessi economici che gli ruotano intorno, continua ad attrarre l’attenzione dei sodalizi mafiosi pugliesi, come può, tra l’altro, desumersi dai numerosi atti intimidatori consumati ai danni di aziende che operano nel settore.

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Le strategie comunemente adottate dalle consorterie per infiltrare il settore dei rifiuti, mirano all’acquisizione di posizioni di controllo delle aziende, anche intestandone la proprietà o le cariche societarie a teste di legno. In alternativa, attraverso condotte corruttive o estorsive, le organizzazioni tendono ad infiltrarsi nelle amministrazioni locali, per ottenere commesse pubbliche legate al ciclo dei rifiuti. Di particolare rilievo sono, quindi, gli aspetti che attengono alle irregolarità nella gestione delle procedure di affidamento dei servizi che, nella generalità dei casi, si concretizzano in forme di controllo nella fase di presentazione alle gare, nella presenza all’interno delle compagini societarie delle aziende assegnatarie di soggetti direttamente legati alla criminalità e nel ripetuto affidamento degli appalti alle medesime ditte. Ciò ha trovato riscontro anche nei recenti provvedimenti di scioglimento dei consigli comunali.

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