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Cronaca

Violenza inaudita e sangue in carcere, botte e spedizioni punitive agli agenti disarmati: ipotesi taser per difendersi

Roberto Marti, senatore della Lega e segretario regionale in Puglia del Carroccio, lancia la proposta della pistola ad impulsi elettrici anche agli agenti penitenziari per difendersi dalle aggressioni dei detenuti

Il grido dall’allarme dei poliziotti penitenziari del Sappe lanciato il 25 marzo scorso dall'ingresso di via delle Casermette, evidentemente non è passato inosservato, perlomeno non a Roberto Marti, senatore e segretario regionale della Lega, che a poche settimane dall’avvio della sperimentazione della pistola a impulsi elettrici tra le forze di polizia delle principali città italiane (a Foggia è previsto a maggio), ritiene che anche gli agenti in servizio negli istituti penitenziari siano muniti di taser. “Non possiamo continuare a mandare a lavorare nelle carceri migliaia di agenti di polizia penitenziaria e lasciarli abbandonati alle reazione dei detenuti, anche di quelli con problemi psichiatrici” tuona.

"Lavorare in queste condizioni non è possibile. Le aggressioni sono all'ordine del giorno. Basta, non ne possiamo più" avevano urlato mentre erano incatenati davanti al carcere di Foggia, gli agenti vittime di aggressioni, che in quella occasione avevano simbolicamente dato fuoco alle tessere di riconoscimento. Da Foggia è partita anche la richiesta per passare dal ministero della Giustizia al ministero degli Interni. "Mi hanno picchiato per aver denunciato un detenuto" la testimonianza di una delle vittime in divisa (guarda il video della protesta).

“Insulti, minacce e persino sputi da parte dei detenuti mi risulta siano quasi la quotidianità per gli uomini e le donne cui chiediamo di garantire sicurezza e legalità all’interno dei nostri istituti penitenziari. Ma a rendere tutto questo ancora più intollerabile sono le aggressioni fisiche che troppo spesso li hanno mandati in ospedale” aggiunge il segretario regionale della Lega.

Nelle celle di via delle Casermette, il 9 marzo un detenuto si è scagliato contro due agenti, uno dei quali ha rimediato dieci punti di sutura alla testa. “È assurdo. E in quello stesso carcere, denunciano i sindacati, ci sono state altre sette aggressioni in un solo mese, tra cui il 22 febbraio una vera e propria spedizione punitiva. E a ottobre dell’anno scorso un agente ha riportato danni all’udito dopo un pugno in volto e un violentissimo schiaffo” evidenzia il senatore leghista.

Roberto Marti conclude: “È giusto ricordare che, per ovvie ragioni di sicurezza, la polizia penitenziaria entra nelle aree detentive assolutamente disarmata e agli agenti è imposta dalla legge la cosiddetta difesa passiva, che tradotto significa non poter reagire in alcun modo. Tutto questo non si può più tollerare. Il rispetto sacrosanto per i detenuti non può significare il sacrificio del rispetto e persino dell’incolumità degli agenti. Il taser è uno strumento che consente l’immobilizzazione dell’aggressore senza alcun rischio. Ci si attivi dunque immediatamente in questa direzione”.

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