Shock a Foggia: paziente imbraccia fucile e minaccia dottoressa di guardia

Non si placano le violenze contro i medici del Servizio di Continuità Assistenziale, Guardia Medica. L’ultimo grave episodio presso la sede di Foggia. La denuncia della F.I.M.M.G. e del sindacato S.M.I.

Immagine d'archivio

Ennesimo episodio di violenza, questa volta a mano armata, ai danni di una dottoressa di guardia che si trovava a prestare servizio presso la sede di Continuità Assistenziale (Guardia Medica) di Foggia. La donna si è vista puntare contro l’arma da un soggetto psicotico, agitato, che non intendeva seguirla in ospedale per essere sottoposto alle cure del caso. “Venerdì scorso eravamo più di mille davanti alla sede Consiglio Regionale, a Bari, ad urlare il disagio e la paura di tutta la categoria per la assoluta mancanza delle minime condizioni di sicurezza in cui si svolge il nostro lavoro ed ieri sera è successo ancora una volta che un medico, anzi, una donna medico, sia stata oggetto di un atto di violenza, minacciata con un fucile da un paziente che non intendeva dare seguito ai consigli terapeutici del sanitario” ha dichiarato Maria Cassanelli, segretario provinciale del settore Continuità Assistenziale della F.I.M.M.G. (Federazione Italiana Medici Medicina Generale)

La dottoressa ha poi aggiunto: “Il tempo trascorre senza che la politica riesca ad individuare i correttivi necessari affinché la sera, quando lasciamo i nostri cari per raggiungere il servizio, non dobbiamo dare loro il nostro saluto, come se fosse l’ultimo, perché non sappiamo se faremo ritorno alle nostre case sane e salve. In attesa che dalla Regione si promuovano finalmente misure necessarie a garantire le minime condizioni di sicurezza agli operatori della salute, in qualità di segretario del settore Continuità Assistenziale della F.I.M.M.G. chiedo ufficialmente alla direzione generale della nostra azienda un incontro per condividere con i medici  protocolli specifici utili ad affrontare le situazioni di maggior rischio e pericolo, come quelle dei malati psichiatrici, per garantire l’incolumità psico-fisica dei medici” ha concluso Maria Cassanelli.    

Dura la protesta del Sindacato dei Medici Italiani, che sottolinea, in una nota, “come nel silenzio imbarazzante delle istituzioni, i medici di guardia continuino a subire aggressioni in quella che si può definire una continua escalation di violenze al personale sanitario. “A distanza di 10 mesi dall’aggressione armata di Statte (Taranto), e a distanza di due mesi dalla violenza di Trecastagni (Catania) - evidenzia lo Smi - nessuna risposta seria è arrivata da parte delle Aziende Sanitarie né, appunto, da parte delle Istituzioni. I Sindacati, in Puglia dopo varie proposte cadute nel nulla a livello aziendale nelle varie province, hanno avanzato nello scorso tavolo regionale del 22 settembre un progetto per la messa in sicurezza delle sedi, ma a tutt’oggi nulla si sa in merito a quella iniziativa, nonostante in quella occasione fu sottolineata l’importanza della celerità con cui era necessario prendere provvedimenti”.

Il Sindacato Medici Italiani continuerà ad adoperarsi su tutti i fronti per garantire una adeguata sicurezza e restituire la dignità professionale e umana ai medici e a tutti gli operatori sanitari in Puglia, così come su tutto il territorio nazionale. “I medici hanno diritto a lavorare in condizioni normali, non precarie e nella paura, devono poter ritornare serenamente a casa dalle loro famiglie a fine turno, sapendo di poter svolgere, un “Pubblico Servizio”  in condizioni di sicurezza. È chiedere troppo, in una Regione come la Puglia che può fregiarsi di un triste primato quello per il numero di aggressioni? Ci stanno dimostrando che non solo è chiedere troppo, ma è pura utopia” denuncia Nunzia Pia Placentino per lo Smi.

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