Cronaca

Scatta il panico in carcere: 40enne foggiano aggredisce un poliziotto, distrugge la cella di isolamento e ingoia due viti

E' accaduto nel carcere di Orvieto, dove è attualmente detenuto il foggiano, che deve scontare un residuo pene di 8 anni. L'uomo è già stato allontanato da 18 diversi istituti detentivi per le sue intemperanze. La denuncia del Sappe: "Basta violenza"

Scatta il panico in carcere: 40enne foggiano aggredisce un poliziotto, distrugge la cella di isolamento e ingoia due viti.

E' quanto accaduto nella giornata di ieri, nel carcere di Orvieto, dove si è registrato l'ennesimo episodio di violenza in un istituto penitenziario. Come spiega Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, "è stato aggredito un sovrintendente di polizia penitenziaria da un detenuto, di circa 40 anni, di Foggia, residuo pena circa 8 anni".

"Parliamo di un soggetto che è stato in 18 carceri diverse sempre per allontanamento dopo disordini e aggressioni varie. Per una futilissima problematica relativa alla certificazione sulla fornitura del pane morbido e dopo aver ricevuto ampie rassicurazioni circa la sua ripetuta insistenza, per 20 volte in una mattinata, inspiegabilmente ed improvvisamente si è avventato contro il sovrintendente", racconta. "

La prontezza di riflessi dello stesso ha fatto sì che il detenuto ha potuto afferrare solo l’indumento indossato dal collega che è riuscito miracolosamente a divincolarsi". Non contento, l’aggressore seriale "è risalito in sezione comune - racconta ancora il segretario umbro del Sappe -, si è procurato lamette e coltello artigianale ricavato da una una bomboletta di gas ed è ritornato al piano terra per colpire di nuovo il sovrintendente".

"Con l’ausilio del pochissimo personale presente in servizio, come quotidianamente accade ad Orvieto, si è riusciti a neutralizzare il detenuto e a condurlo presso il reparto isolamento dove ha pensato bene di distruggere il tavolo, lo sgabello, la finestra, il rubinetto dell’acqua e il termosifone, oltre a procurarsi tagli autoinferti con la lametta e ad ingerire due viti in ferro. Il Sappe esprime solidarietà al sovrintendente e plaude alla prontezza dei pochi poliziotti penitenziari in servizio che hanno evitato il peggio”. Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, "occorrono interventi immediati e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto".

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