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Cronaca

"Buon anno alla malavita foggiana", noto pregiudicato degli spari di Capodanno dà in escandescenza in carcere: picchia agente per futili motivi

Il fatto è successo nella giornata di La nota di condanna di Vito Messina, segretario interregionale Uspp Puglia e Basilicata, che annuncia "proteste per le condizioni nelle quali siamo costretti a lavorare"

Ha chiesto di usufruire del servizio 'barberia', non previsto nei giorni festivi, ma al netto rifiuto dell’agente penitenziario di turno, lo ha aggredito con pugni e schiaffi provocandogli danni all’udito. E’, in breve, quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, al carcere di Foggia, dove si è registrata l’ennesima aggressione in danno del personale di polizia da parte dei detenuti.  Responsabile dell'accaduto è un detenuto foggiano, noto alla cronaca per aver augurato, la sera di capodanno, 'Buon anno alla malavita di Foggia', esplodendo in aria diversi colpi di pistola (il video)

“Ora basta”, dice il segretario interregionale Uspp Puglia e Basilicata aggiunto del sindacato Unione sindacati di Polizia Penitenziaria, Vito Messina. “Siamo stanchi di essere la valvola di sfogo dei detenuti che mettono a costante rischio l'incolumità del personale”.

“Esprimiamo al collega la nostra vicinanza e annunciamo l'intenzione di continuare a manifestare la nostra protesta per le condizioni nelle quali siamo costretti a lavorare. Continuiamo lo stato di agitazione, già annunciato sia a livello nazionale che regionale, per l’assenza del ministro Cartabia e di seguito di tutti i livelli del D.A.P., quali emettono provvedimenti che portano a disastri come questi e altri che sono alla ribalta nazionale”.

"I detenuti sono convinti di poter fare tutto ciò che vogliono, con arroganza e prepotenza, mentre i poliziotti che cercano di far rispettare le leggi e la legalità sono sottoposti, giornalmente, a minacce, aggressioni verbali e di fatto", aggiunge Federico Pilagatti del Sappe. "Purtroppo tutto ciò accade anche perché una istituzione voluta da un certa politica - i 'garanti dei detenuti' - non si preoccupano di verificare in maniera corretta quello che effettivamente accade nelle carceri: sono in prima fila a denunciare, stigmatizzare e talvolta calunniare la polizia penitenziaria, poi di fronte alle decine di aggressioni agli agenti e alle centinaia episodi di violenza verbale e fattuale diventano invisibili".

Aggiornato alle 11.30

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