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Giovedì, 18 Agosto 2022
Cronaca

Record di aborti in provincia di Foggia: circa 1200 ogni anno

Presentato il progetto della ASL FG, in collaborazione con l’A.Re.S. e l’ONG “Solidaunia” per diffondere la contraccezione e prevenire l’interruzione volontaria di gravidanza

“La Puglia è la regione in cui si praticano più aborti, la provincia di Foggia è, tra le pugliesi, quella che ne registra di più, circa 1.200 l’anno. Un quarto delle donne che ricorrono alle interruzioni sono straniere”. Sono i dati forniti dal ginecologo Antonio Scopelliti nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto “Diffondere la contraccezione e prevenire l’Interruzione Volontaria di Gravidanza”, di cui è responsabile scientifico. Svoltosi presso la sede della ASL FG, l’incontro con la stampa ha visto la presenza, tra gli altri, dei vertici aziendali, dell'assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile, e del direttore dell’A.Re.S. Puglia, Francesco Bux.

Il progetto, nato nella provincia di Foggia proprio perché quella con il maggior tasso di abortività in Puglia, si pone come sperimentazione di un modello di best practice che integra il servizio pubblico con il privato. Proposto dall’ONG “Solidaunia” di Foggia e adottato dall’Azienda Sanitaria Locale con il sostegno economico dell’azienda farmaceutica MSD Italia, intende attuare la prevenzione di situazioni e comportamenti a rischio nelle donne, sollecitandole a ricorrere alla contraccezione anziché all’Interruzione volontaria di gravidanza. E lo fa con una strategia nuova.

“Il progetto – chiarisce Anna Michelina D’Angelo, direttore del Distretto socio-sanitario di Cerignola e per anni responsabile delle attività consultoriali della ASL FG - prevede l’utilizzo dell’Ambulatorio Mobile dello Sportello di Cittadinanza del Distretto Socio Sanitario di Cerignola con il quale un medico e diversi mediatori culturali raggiungeranno le donne, soprattutto immigrate, nei maggiori punti di aggregazione presenti sul territorio per informarle in tema di contraccezione, anche attraverso la distribuzione di depliant multilingue.

Le donne saranno invitate a recarsi presso il consultorio del territorio più vicino dove potranno incontrare gli operatori, preventivamente formati sotto la direzione scientifica del ginecologo Giuseppe Spallone, per trovare la soluzione contraccettiva a loro più idonea. Lì potranno usufruire della contraccezione gratuita prevista; verranno informate, inoltre, su tutti i metodi contraccettivi tra cui quello di ultima generazione consistente nell’inserimento di una piccolissima canula sottocute che protegge la donna da gravidanze indesiderate per tre anni. L’inserimento viene effettuato negli ambulatori ospedalieri”.

Il progetto dimostra, conferma il direttore generale della ASL FG, Attilio Manfrini, un’attenzione sempre maggiore verso le donne e un riconoscimento del loro status. “È una iniziativa promossa in concorso con l’Agenzia Regionale. Il nostro obiettivo è favorire la diffusione della cultura della contraccezione per ridurre gli aborti soprattutto nella fascia delle donne che vivono una fragilità economica, psicologica, sociale, relazionale. Indirizzato inizialmente alle fasce più deboli della popolazione, cioè alle donne immigrate, si estende a tutte le altre, affinché abbiano un approccio più consapevole rispetto alla questione delle gravidanze indesiderate”.

Un progetto, spiega Elena Gentile – che si inserisce nell’ottica di una applicazione più efficace della normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza, la legge 194/78. “Il nostro obiettivo è quello di consolidare la cultura di una maternità più consapevole e responsabile. Il progetto, infatti, rientra nell’intervento più complessivo della regione Puglia per l’applicazione della 194, molto spesso messa in discussione per la disarticolazione dei livelli di intervento ospedaliero relativi all’interruzione volontaria di gravidanza. In questi mesi abbiamo lavorato perché fosse ampliata l’offerta, perché si raggiungesse un diverso equilibrio tra offerta pubblica e privata, per mettere tutte le donne nelle condizioni di poter essere opportunamente informate rispetto agli strumenti di prevenzione ma anche per permettere loro di esercitare pienamente il diritto alla 194”.

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