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A cura di Michele Fiscarelli

La parabola dell’omino bianco

Dal blog Sunday Morning di Michele Fiscarelli


C'era una volta un omino bianco, talmente bianco che più bianco non si può. Arroccato nel suo castello, faceva il buono ed il cattivo tempo. Come un capo di Stato, assumeva su di sé l’onere delle decisioni. Come un direttore d’orchestra, impartiva ordini ai suoi orchestrali. Come un artista del ricamo, tesseva accordi e trame. Da lui dipendevano le sorti dei cortigiani, sempre proni a battere i tacchi ad un suo comando.

Lungo il sentiero della sua vita, il nostro beniamino mai avrebbe ipotizzato di imbattersi nell’insolenza di un prode cavaliere che, senza macchia e senza paura, ebbe l’adire di sfidarlo a duello. All’omino non occorse molto tempo per metterlo fuori gioco. Fu allora che il cavaliere dal cuore impavido comprese che l’ora del riscatto sarebbe giunta, ma che al momento avrebbe dovuto deporre le armi in attesa del giorno del giudizio allorquando gli sarebbe stata resa giustizia.

Quel giorno non tardò ad arrivare! Svanito l'incantesimo, l'omino d’improvviso realizzò che la fiducia accordata ai suoi colonnelli da un vecchio stregone era stata anzitempo revocata. Fu così che, dopo anni trascorsi a dimenarsi a dritta e a manca, i suoi ometti trovarono finalmente la pace nella speranza - forse un giorno, forse mai - di diventare uomini quasi per magia.

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