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A cura di Michele Fiscarelli

Atti osceni in luogo pubblico

Dal blog Sunday Morning di Michele Fiscarelli

Ladies and gentlemen, madame et monsieur, cari amici vicini e lontani, che siate figli di un re o di un capo di Stato, che siate figli di una guerra giusta o sbagliata, non importa ciò che avete fatto in questa vita o in una vita passata. Potete chiamarmi dottore, potete chiamarmi scienziato, potete chiamarmi ufficiale, potete chiamarmi soldato, ciò che conta è che prestiate aiuto alla risoluzione dell'amletico dubbio che da giorni mi assale. Scrollate di dosso le preoccupazioni relative all'esito della terza edizione di Libando, del referendum sulla durata delle trivellazioni in mare e del civismo sic et simpliciter, all'ombra del Cupolone dove faccio cose, vedo gente, resto basito dinanzi all'acume del quesito sollevato dalla mia compagna di viaggio in merito alla tonalità di rossetto che più le si addice. Ammetto di nutrire qualche pregiudizio, ma la scaltrezza felina con la quale tenta di estorcermi l'unica verità degna di attenzione, la sua, merita rispetto.

Vi chiederete come possa crogiolarmi mentre a Foggia è in atto una battaglia di civiltà. L'installazione di 60 portarifiuti superaccessoriati, la distribuzione di 4000 posacenere tascabili e 1000 equipaggiamenti per la raccolta delle deiezioni canine saranno sufficienti a debellare l'incuria? La città versa in stato di bisogno e io me ne vado a zonzo benché sia emerso l'intrigo dell'assessora Giuliani ai danni di Paolo, titolare dell'omonima macelleria-braceria, interprete del divino torcinello, amante del petto di pollo, esegeta delle costine di agnello. Come ha potuto Anna Paola promuovere l'originalità di Libando, viaggiare mangiando sapendo di aver emulato la voce di colui che grida nel deserto, del predicatore della buona novella, dell'avanguardista della carne alla brace? Ironia a parte, la villa comunale è off limits, no man's land in cui il colore di una giornata uggiosa, il sapore di una vita mal spesa fanno da cornice alle performance di chi, in spregio al comune senso del pudore, presenta i propri vizi inscenando atti osceni in luogo pubblico in un sabato qualunque, un sabato italiano in cui è custodito il segreto della tonalità di un rossetto che cerca un senso che forse, un senso, non ha.


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