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Domenica, 3 Luglio 2022
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Luxuria boccia Checco Zalone, delusa dallo sketch sui trans a Sanremo: "Non è comicità se deride"

Il commento dell'ex parlamentare foggiana, attivista e personaggio tv, dopo la performance sulla trans brasiliana, che il comico pugliese ha presentato ieri sera, sul palco dell’Ariston, durante la seconda puntata del festival di Sanremo: "Da lui mi aspettavo di più"

“Stereotipi offensivi e battute da b-movie anni ’70. Da Checco Zalone mi aspettavo di più”. Alla foggiana Vladimir Luxuria, ex parlamentare, attivista e personaggio tv, non è proprio piaciuta la performance sulla trans brasiliana, che il comico pugliese ha presentato ieri sera, sul palco dell’Ariston, durante la seconda puntata del festival di Sanremo. “Perché parlare di trans abbinandole sempre alla prostituzione? Va benissimo la critica all’ipocrisia dei falsi moralisti ma si può fare di meglio evitando le solite battute sugli attributi sessuali (rima con ‘azzo’) e il numero di scarpe (48)”, puntualizza in un tweet che in breve tempo ha incassato circa 5mila apprezzamenti ed è stato rilanciato 620 volte. “Basta con questi stereotipi”, esordisce Luxuria a FoggiaToday. “Io non sono per la censura ma rivendico il diritto criticare uno sketch su questi temi, importanti e delicati, se deridono invece di strappare una risata”.

Luxuria cosa, in particolare, non le è piaciuto dello sketch di Zalone?

Innanzitutto, riconosco la finalità di voler condannare l’ipocrisia di alcuni, i ‘falsi moralisti’. Ma perché parlare di trans sempre e solo nel contesto della prostituzione e non in un teatro, in un bar o sul lavoro? Perché ricorrere in maniera ossessiva ad allusioni sull’attributo maschile o alle scarpe numero 48? Perché ridicolizzare ripetutamente la femminilità di una persona trans? Da Zalone mi aspettavo di più: per condannare l’ipocrisia è stato il primo ipocrita; per combattere gli stereotipi ha fatto uno sketch pieno zeppo. E’ rimasto vittima del suo gioco.

Applicare il filtro dell’ironia e della comicità in ambito Lgbt significa avventurarsi in un campo pieno di insidie, dove lo scivolone può essere dietro l’angolo...

Perché noi sappiamo cosa significa essere derisi, sentire le risatine di chi ti guarda e giudica. Trovarsi davanti una platea che ride a quel tipo di battuta ci riporta a quel tipo di giudizio, di umiliazione. Con la differenza che chi lo fa per strada non prende un cachet”.

Non è la prima volta che si trova a scontrarsi, su questo tema, con comici pugliesi (il precedente fu con Pio e Amedeo). Perché il ‘politicamente scorretto’ qui non funziona?

A Pio e Amedeo contestai il concetto del “Basta una risata” (qui il video), perché non tutti hanno la capacità e la forza di rispondere a questo tipo di battuta. C’è chi ci sta male davvero. Ciononostante io con loro mi sento, ci facciamo gli auguri, non è che porto loro il broncio. Mi riservo però il diritto di puntualizzare certe cose, perché quando si entra in queste tematiche, bisogna farlo con intelligenza.

Ovvero?

Ogni comico sa (deve sapere) che l’arte non è mai statica, ma si evolve (deve evolversi). E per essere politically uncorrect deve usare l’arma dell’intelligenza, e non incorrere negli errori del passato con battute da b-movies. Chiedo uno sforzo in più, e anche un po’ di empatia. Spedirò a Checco Zalone un mio paio di scarpe: porto il 41, come mia sorella. Ma perché siamo alte entrambe.

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