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Venerdì, 12 Aprile 2024
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Violenze sui pazienti del Don Uva: foggiani indignati, scatta la solidarietà alle vittime e ai loro familiari

I foggiani indignati stanno organizzando una manifestazione di protesta, in programma per domani 28 gennaio, davanti ai cancelli del Don Uva di via Lucera

Sta facendo il giro del web la locandina di un gruppo di cittadini foggiani indignati per i fatti del Don Uva di via Lucera. L'appello a partecipare ad una manifestazione di protesta che dovrebbe svolgersi nel pomeriggio di sabato alle 15.30 davanti all'ingresso della struttura sanitaria-riabilitativa, corre velocemente su Whatsapp e su Facebook: "Trasformiamo l'indignazione e la rabbia in azione".

Trenta indagati tra oss, infermieri, educatrici e un addetto alle pulizie (8 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), per le violenze fisiche e verbali nei confronti di 25 degenti con gravi problemi psichiatrici - 19 donne e 6 uomini -  "è una enormità" tuonano. "Facciamo vedere che c'è una Foggia non assuefatta e non anestetizzata, che esprime la sua attiva solidarietà alle vittime ed ai loro familiari e la sua sdegnata reazione".

Chi chiede di protestare, lancia l'idea di esporre o di tenere appesi cartelli e manifesti, camminando su e giù, in silenzio, davanti all'ingresso della struttura, come facevano i neri nell’America di M.L.King, durante le manifestazioni per i diritti civili.

La protesta 'Esco, vado a portare fuori il dolore', che prende il nome di una poesia di Beatrice Zerbini, non risparmia chi probabilmente sapeva o ha taciuto, men che meno chi avrebbe dovuto vigilare. "Prendiamo atto che la Universo Salute, che gestisce la struttura, ha dichiarato che si costituirà parte civile nel processo e collaborerà pienamente con le autorità giudiziarie" (guarda il video).

Intanto Diego Rana, coordinatore per la provincia Bat dell’Uneba, la più rappresentativa e longeva organizzazione di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo italiano diffusa capillarmente in tutte le regioni, spiega"Il quadro accusatorio che emerge dalle carte, dalle intercettazioni ambientali e soprattutto dalle immagini raccolte dagli inquirenti della Procura di Foggia su quanto avveniva all’interno del Don Uva del capoluogo dauno è davvero raccapricciante. Ma non dobbiamo correre il rischio di confondere il livello aziendale con quello delle responsabilità individuali e di gruppo degli autori di queste azioni delinquenziali".

«Il nostro compito, come vertici di Rsa, Rssa e case di riposo è quello di offrire un’accoglienza amorevole, sana e di alto livello sanitario a tutti i pazienti che si rivolgono a noi. E quanto stiamo apprendendo sui fatti del Don Uva di Foggia sconvolge noi per primi e, ne siamo certi, anche gli stessi vertici dell’ente fondato con amore e passione dal Venerabile biscegliese. Ma, come recita il diritto penale italiano, le responsabilità sono sempre individuali e vanno attribuite solo a chi le ha messe in atto e la generalizzazione, così come la caccia alle streghe che sta avvenendo in queste ore, non fa bene a nessuno.

Come organizzazione che associa centinaia di aziende sanitarie in Puglia, si sente forte il pericolo di una demonizzazione dell’intera categoria. Una condanna che non meritano i migliaia di addetti impiegati nelle strutture sociosanitarie, non meritano i dirigenti e le proprietà delle stesse strutture che sono sempre impegnati in prima linea per offrire servizi di alta qualità e cure amorevoli. "Storie come questa di Foggia ci fanno entrare in una specie di grande gioco dell’oca: tutti i piccoli, quotidiani, faticosi passi in avanti che facciamo per conquistare la fiducia delle famiglie che ci affidano i loro cari anziani e malati, li perdiamo in un solo istante. Anni e anni di impegno cancellati in un secondo dal comportamento criminale di un esiguo numero di persone. Certo, siamo consapevoli che anche un singolo schiaffo inferto ad uno solo dei pazienti di Foggia è un gesto intollerabile e che va perseguito con forza e senza pietà. Ma chi si è sempre comportato correttamente non può finire nel tritacarne e pagare prezzi altissimi in termine di perdita di immagine e sfiducia. Come Uneba non possiamo che apprezzare la decisione dei vertici del Don Uva che hanno sospeso le persone coinvolte e attendono gli atti della magistratura per procedere con i licenziamenti di chi ha tradito la fiducia anche di chi aveva offerto loro un posto di lavoro sicuro, con stipendi certi e ampie prospettive professionali. E’ la dimostrazione che le aziende non hanno alcuna responsabilità in storie tremende come questa".

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