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Caos vaccini ai pazienti fragili. De Paolis richiama all'ordine i 490 medici foggiani: "Bisogna partire presto, indicazioni ci sono"

A fare chiarezza sul punto, è il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Foggia, Pierluigi Nicola De Paolis, anch’egli medico di base

La campagna vaccinale anti-Covid, in Puglia, si snoda su un doppio binario. In questa nuova fase, infatti, la somministrazione dei vaccini avviene seguendo o il criterio anagrafico, o quello della fragilità (pazienti con disabilità o affetti da patologie gravi e conclamate).

Se per il primo filone fa fede l’anno di nascita, nel secondo caso è necessaria l’indicazione (e quindi la segnalazione) all’Asl competente, da parte dei medici di base (o del centro terapeutico di riferimento), che di ogni paziente conoscono la storia clinica. Dal 29 marzo, quindi, i 490 medici di base attivi sul territorio di Capitanata sono, o dovrebbero essere, alle prese con gli elenchi dei pazienti ‘estremamente fragili’. Si stima che ogni paziente abbia tra i suoi assistiti circa 120 soggetti da segnalare. Un numero important - soprattutto se considerato in aggiunta all’attività professionale ordinaria - ma non impossibile da gestire.

Eppure, sono numerosi i reclami di assistiti che, pur in possesso dei requisiti previsti (qui l’elenco delle patologie), tornano a casa con un nulla di fatto. “Non ho indicazioni in merito”, “Siamo in attesa delle disposizioni ufficiali”, “Attendiamo l’arrivo dei vaccini” sono le risposte più frequenti e che, in questo momento, non sono accettabili.

A fare chiarezza sul punto, è il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Foggia, Pierluigi Nicola De Paolis, anch’egli medico di base.

Presidente, facciamo chiarezza: cosa devono fare in questi giorni i medici di famiglia? Qual è l’iter corretto da seguire?

E’ molto semplice. A partire dal 29 marzo, come indicato da una circolare interna e da comunicazione della Regione Puglia, i medici di famiglia devono preparare e far pervenire, alla Asl di competenza, l’elenco dei pazienti considerati ‘estremamente vulnerabili’. Questi ultimi, data la loro condizione, dovranno essere sottoposti a vaccinazione dallo stesso medico di famiglia, o presso il proprio studio oppure presso un centro vaccinale. Questo elenco va preparato e inviato il prima possibile.

La decisione in relazione al 'dove vaccinare' spetta, quindi, al professionista?

Sì. Posto che l’attività vaccinale è obbligatoria da un punto di vista contrattuale, la Regione ha dato loro questa opzione, soprattutto per andare incontro alle esigenze di quei medici che esercitano presso studi associati, dove l’attività vaccinale in contemporanea potrebbe creare disordini o addirittura assembramenti.

In che modo il medico deve stilare tale elenco?

Le patologie sono chiaramente indicate nei documenti che sono stati divulgati nelle scorse settimane. Per creare i gruppi, il medico è innanzitutto aiutato dai ‘codici di esenzione’ per patologia; è il gestionale stesso che seleziona i nominativi. Ad esempio, sono considerati vulnerabili tutti i pazienti diabetici, individuati attraverso il codice di esenzione 013. Un’altra categoria è, invece, quella delle persone in forte sovrappeso, con indice di massa corporea >35. In questo caso, non c’è un codice di esenzione, perché l’obesità non è considerata una patologia, ma i nominativi vengono richiamati dal gestionale attraverso il rapporto tra peso e altezza. Così per tutte le altre patologie o disabilità in elenco. Inoltre, ci aiuta anche la piattaforma regionale ‘Edotto’, che permette di ricavare, attraverso le esenzioni ticket, un elenco di massima da mettere a disposizione dei medici.

In questi giorni ci sono state interlocuzioni con i medici di famiglia? Avete riscontrato difficoltà o criticità specifiche?

Certamente. Ci sono interlocuzioni continue. Io stesso sono un medico di base e sono il responsabile della medicina generale di Foggia. Il nostro è un sistema a cascata: c’è un coordinamento centrale, e ci sono otto collaboratori per distretto che trasmettono dalla cabina di regia (il Nucleo operativo aziendale per la vaccinazione) tutte le informazioni alla periferia. Non è facile, perché la provincia è grande e i medici di base sono tanti, ben 490. Ritengo, però, che subito dopo Pasqua sia necessario aprire alle vaccinazioni per i pazienti estremamente vulnerabili.

In che modo questo elenco va inoltrato all’Asl?

Abbiamo cercato di snellire il più possibile la procedura. Questi elenchi devono essere necessariamente flessibili: per alcune disabilità gravi, ad esempio, la vaccinazione è prevista anche per familiari conviventi ed eventuali caregiver che si prendono cura della salute di queste persone. Quindi, più che di un elenco di nominativi, abbiamo preferito che i medici comunicassero un dato numerico. Saranno i medici a custodire, nel proprio gestionale, l’elenco con nominativi e relative patologie dei soggetti sottoposti a vaccino, per eventuali riscontri e controlli.

Per quanto riguarda l’abbinamento patologia - tipologia di vaccino, qual è l’indirizzo di massima?

Le persone estremamente vulnerabili riceveranno solo il vaccino ‘Moderna’, o in alternativa il ‘Pfizer’.

Ci giungono, però, segnalazioni di medici di famiglia che rispondono ai proprio assistiti di non avere indicazioni sulle procedure da seguire…

Mi dispiace contraddire queste risposte. Le indicazioni ci sono e sono ben precise. Si tratta di una lacuna che il medico in questione deve colmare, consultando in primis la circolare esplicativa del 25 marzo, poi tutte le comunicazioni che giornalmente arrivano sul punto. Come Ordine dei Medici siamo comunque disponibili a chiarire eventuali dubbi procedurali (qualora ve ne fossero ancora).

Avete stimato la  percentuale di massima dei pazienti fragili in Capitanata?

Sì, oscilla tra i 120 e i 130 pazienti per medico curante. Un numero importante, se moltiplicato per 490, quanti sono i medici di famiglia.

Alla luce dei vaccini disponibili  e della frequenza di approvvigionamento, sarà possibile sostenere un ritmo soddisfacente nella somministrazione?

Per questa prima categoria sì. Si è volutamente deciso di non partire senza un buon numero di vaccini disponibili. Ovviamente bisogna tenere presente che, per motivi di servizio (non ci occupiamo esclusivamente di questo!) non possiamo vaccinare 100 persone al giorno. Questo anche alla luce della preparazione del vaccino che è abbastanza laboriosa (non è una fiala già pronta). Mantenere già una media di 20 vaccini a settimana sarebbe un buon inizio. Senza dimenticare che, parallelamente, l’Asl sta partendo con le somministrazioni per i soggetti dai 79 anni a scendere.

Chi si occuperà della preparazione delle dosi? I medici di base sono adeguatamente attrezzati?

La preparazione avverrà, laddove possibile, nei siti vaccinali, dove c’è già del personale preposto. Altrimenti provvederanno i medici, nei propri studi, con il personale infermieristico (se presente) o personalmente. Sono stati, inoltre, predisposti dei tutorial ad hoc e della modulistica che aiuterà loro nella preparazione, con istruzioni dettagliate.

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