"Stiamo arrivando", gli habituè lombardi che non 'mollano' il Gargano. "Da 25 anni Vieste è la nostra seconda casa"

Se il cuore batte al sud. Lo ‘zoccolo duro’ che può sostenere l’economia e il turismo garganico in questo particolare momento storico derivante dalla pandemia. Da Brescia (con Vieste nel cuore) il racconto di Stefano Gelona

I coniugi Gelona a Vieste

Ogni anno, tutte le volte, capita la stessa cosa. Arrivo dal casello di Poggio Imperiale, mi ‘diverto’ ad attraversare la Foresta Umbra (poco importa se si allunga il percorso) fino a giungere a Vieste. Appena finita la curva, mi si para dinanzi il profilo della città con il suo centro storico in alto e la punta del faro di lato. E tutte le volte è sempre la stessa emozione!”.

Quella di Stefano Gelona, torinese trapiantato a Brescia, è una vera e propria dichiarazione d’amore per il Gargano. “Il mio amore per Vieste è nato circa 25 anni fa”, racconta dopo settimane di dubbi e incertezze in vista della stagione estiva alle porte. Per lui, per la sua famiglia e per la sua comitiva di amici non è vacanza lontano dallo sperone di Puglia.

Lo ammette senza mezzi termini mentre, dalla sua città, si informa su come il Coronavirus abbia segnato la vita e lo scorrere del tempo nella cittadina garganica. A FoggiaToday racconta il suo ‘colpo di fulmine’: “E’ iniziato tutto 25 anni fa, quando degli amici ci invitarono con loro sul Gargano, in un camping villaggio che, all’epoca, era poco più di una collina brulla, con qualche tenda e qualche bungalow. Andammo per la prima volta insieme e fu amore a prima vista”. Da allora continuano a tornarci insieme, ogni anno. “Ormai è la nostra seconda casa”, racconta.

In attesa del definitivo via libera per giungere in Puglia, Stefano si riconosce in quello ‘zoccolo duro’ di habitué che può sostenere l’economia e il turismo garganico in questo particolare momento storico, derivante dalla pandemia in atto. Esserci, quest’anno, è quasi un obbligo morale. Aiutare a 'salvare il salvabile' in una stagione che si preannuncia difficile. Nonostante la paura del rischio contagio c’è, ed è reciproca. Ma il cuore batte sempre a sud. “In questo momento siamo sui blocchi di partenza, pronti a scattare”.

L’immagine sportiva rende l’idea della voglia di partire, di ritornare seppure con il fardello di una diversa consapevolezza: non tutto sarà come ricorda. “Ma in fondo, se ci pensa, saranno le stesse limitazioni che vivo quotidianamente a casa. Osserverò scrupolosamente le stesse prescrizioni in Lombardia come in Puglia”, assicura. “La vita è mutata ovunque, l’unica grande differenza sarà il ‘dove’, il panorama, le persone che mi accoglieranno e, come sempre, mi faranno sentire a casa”, continua.

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Cosa rappresenta, quindi, il Gargano per il 74enne dirigente del Brescia Calcio? “E’ certezza, una sicurezza, un punto fermo. Al di là della bellezza del luogo, che è indiscutibile. So in quale ristorante andare per una cena sul mare, dove gustare un trancio di pizza o un cornetto fragrante. Di ogni esercente riconosco il volto e la storia. Ormai c’è una conoscenza fisica con i marciapiedi, con l’acciottolato del centro storico, con la spiaggia e con il mare. Gli 800 km che mi separano dalla destinazione sono il prezzo da pagare per vivere un paio di settimane nel mio luogo del cuore, con persone che sono diventate nel tempo amici sinceri e non meri fornitori di servizi. Per questo, regolamenti regionali permettendo, anche quest’anno, ci saremo. Anzi, soprattutto quest’anno”.

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