Senza vita o salvate in extremis, centinaia le tartarughe spiaggiate sul Gargano: la plastica il nemico numero uno

I ritrovamenti non sono aumentati ma le segnalazioni sì in concomitanza con la fine del lockdown. In media, i casi registrati dal Centro Recupero di Manfredonia gestito da Legambiente sono un centinaio all'anno

La tartaruga salvata a Mattinata e l'esemplare spiaggiato a Marina di Lesina

In 24 ore, sul Gargano, una tartaruga è stata salvata e un'altra ha raggiunto esanime la riva. La Caretta caretta senza vita è arrivata a terra domenica pomeriggio intorno alle 17 a Marina di Lesina, nelle acque antistanti il Lido Rosa.

Trascinata dalla corrente e dalle onde sulla battigia, ha suscitato la curiosità dei bagnanti che l'hanno seguita fin quando non si è spiaggiata, sperando fosse solo ferita, ma già non c'era più nulla da fare.

Difficile stabilire le cause della morte, "possono essere diverse - spiega Giovanni Furii, responsabile del centro recupero tartarughe marine di Manfredonia - la plastica sicuramente è una causa frequente".

Un recente studio nel Mediterraneo Occidentale ha rivelato che oltre il 75% di tartarughe spiaggiate su cui è stata effettuata l'autopsia presentava marine litter (rifiuti solidi marini) nel tratto digerente, causa di morte anche per altre specie. "Tante delle tartarughe che noi monitoriamo al centro prima di essere rilasciate eliminano plastiche", racconta Giovanni Furii. Meno frequenti, i casi di morte per intrappolamento nelle reti a strascico ("noi ne abbiamo pochi"). Sono importanti anche i numeri relativi all'interazione con gli attrezzi da pesca. Nel Mediterraneo, "parliamo di circa 130mila catture accidentali all'anno, chiaramente non tutte hanno conseguenze letali". Per quanto riguarda gli spiaggiamenti di tartarughe morte nella zona di competenza del centro recupero di Manfredonia gestito da Legambiente, il Gargano e Margherita di Savoia, "siamo sulla media di un centinaio di esemplari all'anno", riferisce Giovanni Furii.

L'aumento dei casi è solo percepito. "A seguito del lockdown, le persone stanno ritornando sulle spiagge e aumentano le segnalazioni, ad esempio ne stiamo avendo molte di tartarughe in avanzatissimo stato di decomposizione. Questo vuol dire che la tartaruga era già lì oppure che è stata in mare molto tempo prima di spiaggiarsi". Molto dipende dalle condizioni del mare. "Gli animali si spiaggiano soprattutto in corrispondenza dei fenomeni meteorici dai quadranti Nord. Maestrale, greco e tramontana portano sulle spiagge le tartarughe morte. Ci sono delle zone che sono un po' degli hotspot ma dipende soprattutto dal fenomeno delle correnti".

All'indomani del ritrovamento della Caretta caretta, è arrivata al centro una tartaruga pescata 4 miglia al largo di Mattinata, affidata al centro di Legambiente dai fratelli Nobile di Manfredonia, presa in custodia dai volontari. "La collaborazione con i pescatori è preziosa. Il centro è nato a Manfredonia proprio in virtù del fatto che ospita una delle marinerie più grandi del Mediterraneo - chiarisce il responsabile Giovanni Furii - Adesso è un settore in contrazione, ci sono circa 180 licenze attive di pesca a strascico, ma quando abbiamo aperto il centro erano circa 400 e qualche anno prima ancora di più. Mediamente, il 95% dei nostri casi viene dalla collaborazione con i pescatori. Il lavoro con loro è molto fruttuoso ed è quello che più tutela questi animali rispetto all'interazione con gli attrezzi da pesca". Il centro di Legambiente collabora con i pescatori su più fronti, compreso quello del marine litter, a cui è dedicato il progetto finanziato dalla Comunità Europea 'Clean Sea Life'.

"I pescatori di Manfredonia sono coinvolti da due anni in una delle azioni pilota del progetto, la collaborazione in attività di fishing for litter, cioè portano a terra i rifiuti che si ritrovano nelle reti, che sono tanti, e questo contribuisce alla pulizia dei fondali e chiaramente sensibilizza ancora di più la categoria verso comportamenti sostenibili. Tra l'altro il decreto Salva Mare portato avanti da Costa ha tenuto conto dei dati emersi dal progetto Clean Sea Life".Il 73% dei rifiuti marini è rappresentato da reti per la miticoltura. "È un flagello - afferma sconfortato Furii - il Golfo è tappezzato, la percentuale schizza rispetto a tutti gli altri porti dove è stata fatta questa sperimentazione".

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Legambiente e Nate Libere, progetto dell'Ente Nazionale Protezione Animali Onlus per la protezione delle tartarughe marine, tramite volantini e adesivi, hanno promosso i numeri utili in caso di avvistamento in mare di tartarughe in difficoltà o di ritrovamenti di esemplari spiaggiati. Oltre alla Capitaneria di Porto (1530) sono indicati i recapiti del Centro Recupero Tartarughe Marine di Manfredonia che risponde al 3475085535 oppure allo 0884571508.  Il numero di cellulare è dedicato a questo dal 2007. "Da allora - racconta Furii - abbiamo curato al centro 1654 tartarughe marine". I contatti servono anche per segnalare eventuali nidi e metterli subito in sicurezza, ma sono rari. "Nel 2013 abbiamo trovato i piccoli sulla spiaggia di Vieste e abbiamo un video di due anni fa di piccoli che escono nella zona di Torre Mileto. Abbiamo fatto dei sopralluoghi per tre giorni e battuto la spiaggia nel punto indicato ma non abbiamo individuato più nulla, evidentemente erano già usciti tutti - conclude Furii - Sono gli unici due eventi registrati in maniera ufficiale".

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