'Solo braccia' sui silos dell’ex stabilimento Casillo: la maxi-installazione di Tricarico per ricordare la strage di braccianti

Domani, 6 agosto, comincerà la realizzazione di una gigantografia di braccia che raccolgono i pomodori. Un’opera del fotografo foggiano Alessandro Tricarico che sarà realizzata con il contributo di Intersos. "Da allora nulla è cambiato"

La strage dei braccianti

Una maxi-installazione artistica per ricordare la strage dei braccianti. Domani, 6 agosto, sugli enormi silos dell’ex stabilimento Casillo, comincerà la realizzazione di una gigantografia di braccia che raccolgono i pomodori. Un’opera del fotografo foggiano Alessandro Tricarico che sarà realizzata con il contributo di Intersos.

A due anni dall’incidente stradale che costò la vita a dodici braccianti, comparirà a Foggia un’enorme installazione artistica - braccia di circa 30 metri che raccolgono i pomodori - sui silos dell’ex stabilimento Casillo.  Il titolo del lavoro è 'Solo braccia' e riprende la frase dello scrittore svizzero Max Frisch che trent’anni fa, parlando dei migranti italiani in Svizzera, disse: “Volevamo braccia, sono arrivati esseri umani”. 

Un ricordo ma anche una denuncia: “Sono passati due anni da quella strage ma non è cambiato niente per noi”, dicono i braccianti di Poggio Imperiale, insediamento in cui vivevano alcune delle vittime. “Continuiamo a vivere senza dignità, a lavorare senza diritti e a morire senza documenti”.
Il 6 agosto 2018 persero la vita dodici persone nell’incidente stradale lungo la statale 16, all'altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina. Le vittime erano tutte lavoratori agricoli di ritorno da una giornata di lavoro nei campi della periferia foggiana.

Quel pomeriggio i medici e i mediatori di Intersos erano diretti a Poggio Imperiale, a bordo dell’ambulatorio mobile, per il consueto giro di visite mediche quando furono avvertiti dell’incidente. Giunti nell’insediamento un uomo riferì loro che suo fratello, che avrebbe dovuto farsi visitare, non era tornato dai campi così gli operatori decisero di recarsi sul luogo dell’incidente. Solo due persone erano sopravvissute allo schianto, non quell’uomo con cui avevano appuntamento e nemmeno altri undici lavoratori che erano andati nei campi all’alba stipati in un pulmino senza sedili.

Il 6 agosto ricorrerà il secondo anniversario di quella strage che era stata preceduta solo due giorni prima, il 4 agosto, da un altro incidente simile in cui altri 4 braccianti persero la vita. Dopo qualche giorno, l’8 agosto, si tenne a Foggia la grande mobilitazione che vide in piazza insieme i sindacati e diverse associazioni e organizzazioni umanitarie, tra cui Intersos. “Il 4 e 6 agosto di due anni fa 16 morti sul lavoro hanno mostrato ancora una volta la crudele ipocrisia dello sfruttamento e della disumana retorica riferita ai lavoratori e lavoratrici immigrati” dice Alessandro Verona, referente medico di Intersos, ricordando quei giorni.

“Il 6 di agosto a Ripalta, sulla statale 16, sotto quei 12 lenzuoli bianchi stesi erano coperti padri, figli, uomini visti come sole braccia, diritti negati, la sofferenza del percorso migratorio inclusa le brutalità della Libia, persone a cui è stata negata la dignità di esistere e di essere riconosciuti dal Paese che doveva accoglierli. Persone trattate come carne da macello nello sfruttamento agricolo. Un sintomo dolorosissimo rimasto inascoltato - sottolinea Verona - cui è seguito il decreto sicurezza a dicembre 2018, ed una regolarizzazione evanescente a Luglio 2020".

"Dove prima abitava chi ha perso la vita in quei furgoni, nulla è cambiato. Continuano lo sfruttamento, le condizioni abitative disumane, continua la mancanza di permessi di soggiorno, mettendo a repentaglio la salute e la dignità di queste persone che l'Italia sembra non voler vedere". E insieme agli incidenti non si possono dimenticare le numerose violenze ai danni dei lavoratori migranti che si sono verificate a Foggia in questi anni e che non sono mai cessate. Nel corso del 2019 in diverse occasioni i lavoratori migranti sono stati minacciati o presi a sassate mentre andavano a piedi o in bicicletta per le vie della città, in particolare in via Manfredonia.

Il 13 luglio 2019 due persone provenienti dall’Africa sub-sahariana mentre si recano al lavoro all’alba vengono colpite da pietre lanciate da un’auto in via Manfredonia. Il 15 luglio 2019 con la stessa dinamica, sempre all’alba, vengono colpiti 3 lavoratori di cui uno alla testa. Il 17 luglio 2019 un giovane africano mentre va al lavoro in motorino viene speronato da un’auto. Perde un dente e si procura una ferita lacero-contusa al labbro inferiore. Mentre è riverso a terra una persona scende dall’auto e si accanisce contro il motorino. Il 23 luglio 2019 tre persone in bicicletta vengono colpite alla testa con pietre lanciate da un’auto in corsa. Uno di loro è stata sottoposta ad un’operazione chirurgica per una frattura scomposta al volto.

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Oggi la situazione non è cambiata: solo due giorni fa, il 4 agosto, un lavoratore nigeriano di 22 anni è stato ferito agli arti con una pistola a pallini mentre andava al lavoro. A sparare due persone su uno scooter. E’ per riflettere su tutto questo che il fotografo Alessandro Tricarico, con il supporto di Intersos, realizzerà sui silos di via Manfredonia, proprio all’ingresso della città di Foggia, la gigantografia di 32x23 metri. L’opera - la cui realizzazione comincerà il 6 agosto e sarà interamente visibile tra il 7 e l’8 - sarà completamente in carta e quindi destinata a sgretolarsi nel tempo, proprio come la memoria di questi eventi tragici.

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