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O la si salva o la si uccide

L'editoriale del direttore responsabile di Foggiatoday Massimiliano Nardella

Se è vero come sembra che la città è frastornata da una lunga serie di eventi che ne hanno compromesso la stabilità e minato la serenità sociale, il detto 'non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire' ben si confà ai silenzi, sotterfugi e nascondigli, in netto contrasto con la tempesta che pure imperversa da qualche mese a palazzo di città.

Nonostante i tentativi di rimettere a posto i cocci di una maggioranza sfaldata, peraltro ridimensionata in termini di credibilità e affidabilità dai gravi accadimenti, è evidente che onda dopo onda il Comune di Foggia stia assumendo sempre più i contorni di una nave alla deriva, mentre l'orchestra continua invece a strombazzare.

Tanto per fare alcuni esempi, la vicenda della presidenza del Consiglio, gli arresti illustri e ancor prima la provocatoria consegna di Foggia alla Lega, con la bandiera di Alberto da Giussano issata a Palazzo di Città, sono immagini ancora vive nella mente dei foggiani, troppo per poter pensare che quei silenzi, sotterfugi e nascondigli, possano farle cadere nel dimenticaio.

Ma intanto finché la barca va lasciala andare.

Passi pure che per un periodo di tempo un Comune capoluogo non abbia l'assessore all'Urbanistica o il vicesindaco, passi finanche che il governo cittadino, con la commissione d'accesso agli atti alle calcagne, impegnata a scartabellare fascicoli e a frugare tra le carte alla ricerca di incrostazioni ed elementi utili a verificare l'esistenza o meno di infiltrazioni mafiose, continui, nonostante tutto, la sua attività amministrativa provando a mettersi alle spalle la burrasca che l'ha travolta e che l'ha costretta a rifugiarsi in silenzio tombale o comunque nelle segrete stanze (mentre fuori la città attende di sapere che destino avrà)

Vien da chiedersi però come possa un comune capoluogo di 150mila abitanti, alle prese con il problema atavico dell'emergenza abitativa, con centinaia di famiglie in difficoltà e decine di senzatetto, con un numero importante e tra i più alti del Sud Italia di disoccupati e inoccupati, con le sue fragilità e debolezze, dormire sonni tranquilli senza avere una guida alle Politiche Sociali, che manca ormai da più di 40 giorni (42 per l'esattezza).

Non siano quindi i cittadini meno abbienti a pagare la presunzione di alcuni e la mediocrità di tanti. Perché la politica non è un gioco, ma è il destino della città e delle persone in gioco. Mai come in questo momento. 

Una pista ciclabile, senza che se ne migliori la qualità della vita in generale degli abitanti, non renderà di certo la nostra città più europea e appetibile. 

C'è bisogno di pedalare, soprattutto verso il futuro, ma c'è soprattutto l'urgenza di garantire il presente a chi non ha né santi in paradiso, nè la forza, non solo economica, di provare in qualche modo ad andare avanti. 

Come è possibile allora che una città capoluogo, schiacciata da una crisi economica e da un'altra sanitaria, continui a navigare a vista senza che a nessuno venga in mente di cambiare registro, se non attraverso la sola idea di un 'Governo dei migliori' o di personalità di 'alto profilo', ammesso che poi ve ne siano realmente di migliori in questa città o di personalità di 'alto profilo' disposte a sacrificarsi per ricucire quello strappo, evidente, tra le istituzioni e i cittadini. 

E a riacciuffare in extremis quel patto orizzontale che gli egoismi e gli egoisti hanno mandato in frantumi. O a donare ai giorni nostri la speranza del domani.

In conclusione, come può una città come Foggia, in cui si è insinuato il forte dubbio che la mafia controlli finanche l'attività amministrativa, stretta nella morsa della criminalità - che talvolta e troppo spesso decide i destini di commercianti, imprenditori e ragazzi di periferia - pensare di continuare a galleggiare e di lasciare andare la barca? Occidit qui non servat. 

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