Musica e tradizione ai tempi del coronavirus: i Tarant Folk raccontano il culto di San Michele durante la pandemia

All’Arcangelo del melting pot garganico è dedicata la canzone dei Tarant Folk, esemplificativa di come la musica si evolva ai tempi de 'L'ann de la pandemij'

 

D’emblée nelle nostre vite son diventati di uso comune termini il cui referente si pensava ormai anacronistico: l’epidemia diventata ben presto pandemia, la quarantena e così di seguito. È proprio il nuovo denominatore comune delle nostre esistenze, il nuovo livellatore di vite ai tempi del 2020, il motivo dell’inedito dei Tarant Folk, che ha impegnato l’inventiva di Michele e gli accordi di Michelangelo e Francesco, autori di brano e accompagnamento musicale, i cui editing e mixing non sarebbero stati possibili senza il prezioso contributo del professor Francesco Monaco, affermato professore ed artista.

Nella splendida e suggestiva raffigurazione della canzone, che porta la firma di Elisabetta Columpsi, il Covid-19 è sul palmo della mano che il diavolo tende verso San Michele, l’Arcangelo che, con la sua iconica spada, tenta di sconfiggerlo: ambizione che oggigiorno impegna in prima linea il personale sanitario e la ricerca mondiale, a cui è doveroso rivolgere un caloroso plauso. L’Angelo come metafora degli eroi del 2020, benché a prima vista paradossale, rivela il suo significato più profondo al confine labile che assumono in tali contesti scienza e religione.

Qual è il filo rosso che ne tiene i capi?  È San Michele stesso, in realtà, il trait d’union di una lunga tradizione che coinvolge i patroni della zona: oggi, 8 maggio, data della sua seconda apparizione (detta “della Vittoria” e avvenuta attorno al VI secolo d.C.), è il giorno in cui i festeggiamenti di Cagnano Varano sono rivolti all’Angelo protettore del paese.

Il fenomeno micaelico coinvolge le culture di numerosi paesi del Gargano, basti pensare alla grotta del suddetto comune, ai festeggiamenti di Vieste, o a Monte Sant’Angelo, sede di ben due Siti riconosciuti Patrimonio mondiale dell'Umanità tutelato dall'UNESCO.

All’Arcangelo del melting pot garganico è dedicata la canzone dei Tarant Folk, esemplificativa di come la musica si evolva ai tempi de “l’ann de la pandemij”. Tra le righe del pentagramma, i musicisti desiderano rivolgerGli una preghiera, auspicando la fine di un periodo di buio che ha coinvolto tutta l’umanità.

Il brano, lungi dall’avere una platea prettamente religiosa, è in realtà destinato a tutti i garganici, per avvicinarli ad una comunione non esclusivamente divina, ma anche e soprattutto con la tradizione della loro culla, un posto il cui folclore pullula di spunti creativi.

Nei bui giorni della quarantena è datata l’ultima collaborazione dei Tarant Folk, quella con Giuseppe di Mauro, collega del noto cantautore Eugenio Bennato e musicista per eccellenza della tradizione popolare di Carpino.

Il confinamento che oggi impedisce il tradizionale pellegrinaggio dei cagnanesi alla grotta è quindi l’alba del progetto degli esordienti musicisti, che fanno dei versi di loro pugno un momento di condivisione con i loro conterranei, e si promettono di cantare nuovamente, e più calorosamente, quando l’alba investirà anche il giorno della fine della pandemia, rischiarato forse dallo stesso bagliore di luce che preannunciò al pastore l’imminente comparsa dell’Arcangelo nella grotta di San Michele.

Nella speranza di un domani migliore, scandito dal ritmo dei tamburelli e non più dal bollettino della Protezione Civile, i Tarant Folk vi danno appuntamento all’anno prossimo, perché, come suona nel ritornello: “Sant Michel mij’ quist jë l’ann d la pandemij, a ‘vuann non c venghë p nent all’ann che ven c stengë p semp”!


 

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