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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Attualità San Paolo di Civitate

"Giù le mani da Don Dino", la comunità di San Paolo contro il trasferimento del parroco: "Abbiamo ancora bisogno di lui"

La comunità è in fermento da circa due settimane, da quando, il vescovo Checchinato ha annunciato il trasferimento di Don Dino alla Parrocchia di San Giuseppe Artigiano di San Severo, in sostituzione di Don Federico Ferrucci. Nella giornata di ieri, il sit in davanti alla chiesa di Sant'Antonio

Centinaia di fedeli in rigoroso silenzio, interrotto solo dalle preghiere. Bambini, giovani, adulti, anziani. Una intera comunità che si è raccolta davanti alla chiesa di Sant’Antonio per rivolgere un appello al vescovo di della Diocesi di San Severo, Giovanni Checchinato, di recedere dalla decisione di trasferire Don Dino D’Aloia. Siamo a San Paolo di Civitate (uno dei nove comuni appartenenti alla Diocesi), dove la comunità è in fermento da circa due settimane, da quando, cioè, il vescovo ha annunciato il trasferimento di Don Dino alla Parrocchia di San Giuseppe Artigiano di San Severo, in sostituzione di Don Federico Ferrucci. "C'è bisogno che porti via Don Dino. Ci sono capacità che il Signore gli ha regalato e c'è bisogno di lui in quella parrocchia così grande e complessa. Una realtà che ha bisogno di risposte adeguate. Lui mi ha fatto presente le sue perplessità, ma ha dato una bella testimonianza di amore per la Chiesa", ha commentato Checchinato durante la celebrazione in cui annunciò la decisione della Diocesi ai fedeli. 

Una notizia che ha scioccato l’intera comunità, legata quasi visceralmente al suo parroco, che non si rassegna alla decisione. Sui social è nata la pagina 'Un prete per amico', propedeutica alla organizzazione del sit-in svoltosi nella giornata di ieri. "È come un malato a cui si decide di staccare la flebo senza prima considerare le conseguenze. Noi sappiamo che si sia trattato di una decisione ponderata su basi solide, ma le nostre opinioni devono essere ascoltate. Don Dino ha trasformato la parrocchia in una comunità di piccoli gruppi, ci ha insegnato che il primo dovere di un cristiano sia quello di indossare il grembiule per mettersi al servizio degli altri. Non basta partecipare alla messa, ma la messa deve essere linfa per operare da cristiano tutti i giorni. Don Dino ha tessuto una tela di relazione tra i gruppi, ha creato una casa di accoglienza, è stato attento ai bisogni della comunità", ha dichiarato un parrocchiano durante la manifestazione. 

Nella giornata di mercoledì scorso una delegazione della parrocchia è stata ricevuta in udienza da Mons. Checchinato, alla presenza anche del sindaco di San Paolo e del dirigente scolastico: "È stato un dialogo costruttivo, in quanto ha ascoltato le nostre ragioni, ma con questa manifestazione vogliamo far arrivare un messaggio più forte e far capire il nostro reale bisogno, il disagio che vivremmo nel caso in cui venisse a mancare la figura di Don Dino nel nostro paese", spiega un cittadino, che poi aggiunge: "È un prete, ma anche un amico, un fratello, un padre. E noi vogliamo testimoniare pacificamente e silenziosamente, far capire a tutti che è il nostro è un legame di affetto, di amicizia, di stima. È talmente forte che tutti noi vediamo in lui una guida e una risorsa per la nostra San Paolo. La nostra è una realtà piccola, ma ciò non vuol dire che viviamo in un’isola felice. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una figura così forte, che invoglia giovani e adulti a vivere e a costruire una società migliore. Ecco perché abbiamo pensato di realizzare questa manifestazione".

Una comunità che, dopo la morte del precedente parroco, Don Camillo, si era smarrita, e ha ritrovato linfa vitale con Don Dino: "Ha costruito una grande famiglia che ha ancora bisogno di lui, perché non è pronta a camminare da sola. È nel pieno del suo percorso, con tanti progetti ancora da realizzare. Don Dino è riuscito a tirare fuori il meglio da ognuno di noi. Quale pastore lascerebbe 99 pecore per cercarne una? Don Dino lo ha fatto e lo farebbe. Non ci ha mai lasciati soli, mai lasciato nessuno indietro e si è sempre preso cura dei più deboli. Un padre non può essere strappato così ai propri figli", ha aggiunto un'altra parrocchiana. 

"Don Dino ha creato una fitta rete in cui ognuno ha trovato il suo ruolo. Ha accolto persone di diverso credo religioso e orientamento sessuale. Tanti cambiamenti che la Chiesa, come istituzione, ha il dovere di fare adeguandosi ai tempi. Ha formato una famiglia salda e rispettosa delle idee di tutti. È giusto che tutto ciò debba cessare? È giusto che l'uomo che ci ha fatto aprire cuore, mente e conoscenze, debba andare via? La comunità dà voce al suo sconforto, non è giusto ritornare nel buio da dove siamo partiti qualche anno fa; non è giusto togliere alla nostra comunità uno dei suoi pochi punti di forza; non è giusto fermare i sogni in parte realizzati per lasciare una testimonianza valida ai ragazzi che stanno crescendo. È stato una manna piovuta dal ceielo e noi abbiamo ancora bisogno di lui. La nostra non è una popolazione superficiale e mediocre che non sa usare la parola per esprimere il suo disagio. Abbiamo volutamente scelto il silenzio come segno di vicinanza e rispetto per il nostro parroco", il commento di una cittadina di San Paolo. "Don Dino ci ha insegnato a ribellarci se vediamo calpestati i nostri diritti, ma nello stesso tempo a rimanere utili nel rispetto dei ruoli". 

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