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Il male di vivere, in 28 metri quadrati in tempo di pandemia: "Se s'infetta una famiglia è finita per tutti"

Nel campo di via San Severo le famiglie con quattro figli trascorrono la quarantena nello spazio vitale di un detenuto. Stasera flash mob con le fiaccole accese per farsi coraggio e lanciare l'ennesimo appello per smantellare le baracche

"Non ha senso vivere". Le voci dai container di via San Severo fanno tremare i polsi. I baraccati di Foggia sono psicologicamente provati, distrutti. Sono rimaste 22 famiglie nel campo. Giulia, fuoriuscita da quella vita tra le lamiere e ancora portavoce dei suoi ex vicini, compagni di disavventura, lancia l'allarme senza darsi pace: "Se si infetta una famiglia è finita per tutti ". Non si può vivere in 28 metri quadrati in tempo di pandemia. È in un fazzoletto di latta che passano la loro quarantena. Ci sono nuclei di sei persone, ogni componente ha quasi lo stesso spazio vitale di un detenuto. Nelle tarda serata di oggi hanno organizzato il loro flash mob, con le fiaccole per farsi coraggio e non far spegnere l'attenzione sulla loro emergenza nell'emergenza. 

I container di via San Severo sono l'emblema del disagio abitativo, ma al Campo degli Ulivi la situazione è speculare. L'Amministratore Unico dell'Arca Capitanata, Donato Pascarella, si è armato di pazienza e si dimostra particolarmente comprensivo. Nelle prossime ore, a seguito di un ulteriore incontro con i costruttori, potrebbero esserci sviluppi anche sull'avviso pubblico per l’acquisto di alloggi sul libero mercato. "Ho parlato con lui - riferisce Giulia - ero molto arrabbiata ma ha capito le nostre ragioni. I tre milioni e mezzo sono stati stanziati. Ho chiesto di accelerare i lavori nelle case già assegnate. Le istituzioni stanno lavorando sodo ma non basta perché il campo non è stato ancora smantellato. E io non mi fermo fino a quando l'ultima famiglia non avrà lasciato quei container".

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