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Il Centro Antiviolenza di Foggia non chiuderà: il Comune proroga il servizio fino al 31 dicembre

Non ci sarà alcuna interruzione fino all'espletamento della procedura di evidenza pubblica. Resta il nodo dei requisiti previsti nella prossima gara che rischiano di escludere le attuali operatrici del Cav

Il Centro Antiviolenza 'Carmela Morlino' non chiuderà. Il contratto d'appalto per l'affidamento della gestione del Cav dell'Ambito Territoriale di Foggia è stato prorogato per altri tre mesi, fino al 31 dicembre 2021.

Quando le operatrici hanno lanciato l'allarme, la proroga tecnica era già stata autorizzata dalla dirigente del Servizio Sociale e Prevenzione del Comune di Foggia, Silvana Salvemini. La determina, pubblicata oggi all'albo pretorio, reca, infatti, la data del 17 settembre.

La nuova gara non è stata ancora bandita e i tempi potrebbero dilatarsi. I 12 mesi dell'affidamento al Consorzio di Cooperative Sociali Opus sarebbero scaduti il primo ottobre.

Per scongiurare l'interruzione del servizio e garantire la continuità, "tenuto conto delle specifiche ed inderogabili esigenze di tutela dei soggetti fragili quali le donne vittime di violenza, sole o con figli minori", nelle more dell'espletamento della procedura di evidenza pubblica autorizzato il 3 agosto scorso e del relativo affidamento al nuovo gestore, il Comune ha fatto ricorso alla proroga, anche perché le attività del Cav rientrano tra le azioni prioritarie e gli obiettivi di prevenzione e contrasto della violenza di genere indicati nel Piano regionale delle Politiche Sociali 2017-2020 e recepiti nel Piano Sociale di Zona dell'Ambito Territoriale di Foggia. Per gli ulteriori 3 mesi di affidamento è stata impegnata la somma di 30mila euro.

Resta il nodo dei requisiti previsti dal Capitolato Speciale d'Appalto per la nuova gara, approvato contestualmente all'autorizzazione all'espletamento della procedura. Tutte le sette figure richieste - una psicologa psicoterapeuta che sarà anche coordinatrice del servizio, due assistenti sociali, una educatrice professionale un avvocato e due operatrici telefoniche - dovranno essere in possesso di "comprovata esperienza almeno quinquennale nei servizi resi in favore delle vittime di violenza di genere" e le assistenti sociali e l'educatrice dovranno avere un attestato di frequenza relativo ad un corso di formazione specifico sul tema.

Il personale attualmente impiegato nel Cav tramite la cooperativa sociale Ferrante Aporti del Consorzio Opus ha maturato un'esperienza di quattro anni e rischia di restare fuori qualora il capitolato non venisse modificato prima dell'avvio della procedura. Le operatrici, rilevano, peraltro, come sia una contraddizione la successiva previsione contenuta nel capitolato: "L’impresa appaltatrice - si legge - è obbligata a garantire la continuità degli operatori individuati ed indicati all’avvio del servizio, limitando gli avvicendamenti ed ogni altro elemento di discontinuità". Ed è proprio al principio di garanzia della continuità che si appellano oggi le operatrici che hanno passato alla stampa una lettera-appello delle utenti che temono di essere costrette a ricominciare daccapo, ripercorrendo le tappe più dolorose delle loro storie di vittime di violenza. 

Il Capitolato Speciale d'appalto della gara precedente, approvato a gennaio del 2020 da Carlo Dicesare, allora dirigente pro tempore del Servizio Sociale e Prevenzione, prevedeva, invece, che fosse il soggetto che si proponeva come gestore (consorzio, cooperative o altri operatori economici) ad avere "un'esperienza nel settore specifico almeno quinquennale". E così statuisce la legge regionale di riferimento, richiamata anche dalla determina del 3 agosto di quest'anno della dirigente Salvemini.

L'articolo 10 della legge regionale della Puglia n. 29 del 4 luglio 2014, recante i principi normativi sul funzionamento e l’organizzazione dei Centri Antiviolenza, oltre che sui requisiti minimi per la gestione da parte degli operatori economici, recita testualmente che "i soggetti gestori dei centri antiviolenza possono ottenere l’autorizzazione al funzionamento, prevista dal regolamento regionale 18 gennaio 2007, n. 4, attuativo della l.r. 10 luglio 2006, n. 19, a condizione di avere maturato almeno cinque anni di esperienza nel settore specifico e di avvalersi di personale con adeguata esperienza e formazione. I medesimi requisiti sono richiesti ai soggetti che si candidano a gestire centri antiviolenza a titolarità pubblica".

Rispetto al personale, in merito ai requisiti non espressamente definiti dalla legge, si rinvia all'articolo 107 del regolamento regionale n. 4 del 2007 che in più stabilisce che "il centro antiviolenza deve prevedere la presenza di una o più psicologhe, educatrici, assistenti sociali, avvocate civiliste e penaliste, tutte con esperienza nel settore e formazione specifica sul tema della violenza di genere".

Stando al capitolato approvato, inoltre, il Cav perderà una psicologa psicoteraupeuta (prima erano due), e questo, a giudicare da quanto riferiscono le operatrice rispetto alla mole di lavoro, potrebbe ripercuotersi sul servizio. A differenza del bando precedente, poi, non è contemplata la presenza di volontarie adeguatamente formate e con esperienza in materia. 

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