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Pio e Amedeo tacciati di "superficialità" dalla comunità ebraica. Battute sull'avarizia? "Si radica razzismo che favorisce fenomeni più gravi"

Ruth Dureghello, intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, commenta il monologo 'L'ironia salverà il mondo' di Pio e Amedeo andato in onda nella terza puntata di Felicissima Sera

Le battute sugli ebrei non sono piaciute al presidente della comunità ebraica di Roma. Ruth Dureghello, intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano, rimanda il duo comico di Foggia e boccia il monologo ‘L’ironia salverà il mondo’ andato in onda nell’ultima puntata di Felicissima Sera. Pio e Amedeo erano già finiti nelle grinfie della loro amica e concittadina Vladimir Luxuria, che sul politically correct, aveva sì premiato la satira e l'ironia dei due attori, comici e conduttori, aggiungendo però che "in certi contesti non basta farsi una risata" (qui il video completo).

Le battute sugli ebrei

“Anche sugli ebrei, sull’avarizia degli ebrei, si sa, è un luogo comune, scherziamoci su. Siamo arrivati al punto che non ti puoi permettere più di dire a uno: ‘Mamma mia sei proprio un ebreo’ quando non vuole pagare al ristorante. ‘Sei un ebreo’ a un tirchio non glielo puoi dire. Io ho un amico a Foggia che ogni volta che arriva il conto al ristorante si inventa la telefonata, devo andare al bagno, ho dimenticato il portafogli, lo chiamiamo Lorenzo l’ebreo ma è di Foggia. Però ai genovesi glielo puoi dire, ai genovesi se sei tirchio gli puoi dire: ‘Sei proprio un genovese’. Cos’è questo razzismo nei confronti dei genovesi signori?

“Amedeo non sa quel che dice, ovviamente un abbraccio agli amici della comunità ebraica. Sta dicendo questa cosa che siete tirchi ma io ovviamente mi dissocio. Un abbraccio”.

“No no no, lo so quello che dico., Woody Allen, che voi sapete che è ebreo, è tirchio. Ti ha mai offerto un caffè?”

Il presupposto secondo il quale “oggi contano più le parole che le intenzioni, più le parole che il significato che ci metti dentro”, che “va condannata la cattiveria che ci metti dentro”, e che “il problema è l’intenzione quando si dicono le cose”, non trova d’accordo la comunità ebraica (il monologo completo qui).

La replica della comunità ebraica

"Davanti alla superficialità ho sempre molto timore, perché la superficialità nell’uso delle parole può essere pericolosa. Non credo che i comici possano permettersi di essere superficiali. Da sempre la comicità ebraica su questo ha insegnato molto a tanti. La satira serve per far riflettere, per scardinare, ma non certo per sdoganare l’utilizzo di certe parole o di certe associazioni come l’essere ebreo e l’essere avaro. Davanti al teleschermo milioni di spettatori ridono a quella battuta e recepiscono un messaggio per cui determinati luoghi comuni diventano sdoganati e utilizzabili, nella cultura si radica quel razzismo che favorisce fenomeni ben più gravi dello sketch a cui abbiamo assistito, è una sorta di processo che viene sdoganato e diventa mediaticamente valorizzato. Non si si può nascondere dietro al politically correct o alla libertà di espressione, questa non è né libertà di parola né libertà di pensiero. Quel modello legittima le uscite da bar, ma certe cose le ho sentite anche nei tribunali e in alcuni ambiti professionali. Se nel luogo comune questo diventa un’abitudine radica un pregiudizio razzista che diventa stimolo per legittimare ed alimentare qualcosa che in passato ha creato le condizioni perché si compissero tragedie e nefandezze. La propaganda si basava proprio su questo, sul convincimento che determinati luoghi comuni razzisti potessero essere veicolati attraverso la stampa e la comunicazione, legittimando l’odio verso ebrei, persone di colore, omosessuali”.

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