Piani anti-Covid, un'app per partecipare alle lezioni e ingressi tracciati: così riparte la didattica all'Università di Foggia

Il 12 ottobre ripartiranno le lezioni per tutti i corsi di studio. L'ateneo dauno mette a punto un'app per tracciare le presenze e prenotare i servizi, previsti screening sierologici e vaccini antinfluenzali per tutti i dipendenti

Immagine di repertorio

I piani anti-Covid, stilati per singoli dipartimenti, sono stati tutti approvati e resi operativi. Dietro di essi, c’è la regia unica di Rosa Prato, professoressa di Igiene generale e applicata che, sin dall’esordio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, ha preso in mano la situazione in UniFg.

Tutto è pronto per la ripartenza, ma quello ormai ai nastri di partenza sarà per l’Università di Foggia un anno accademico caratterizzato dalla grande incertezza derivante dall’evoluzione del Coronavirus, da una didattica erogata per larga parte nella modalità ‘a distanza’ e da una vita universitaria a scartamento ridotto e interamente tracciata.

Si partirà, in sincrono per tutti i corsi di studio, il 12 ottobre; l’impostazione della didattica sarà mista - in presenza e da remoto - diversificata per anni di corso, come già anticipato da FoggiaToday nei mesi scorsi. Gli accessi in tutte le strutture universitarie saranno tracciati e la fruizione dei servizi in presenza (nelle aule, nei laboratori, nelle biblioteche e per i servizi di front-office) sarà possibile solo per un numero ristretto di studenti (per garantire il distanziamento sociale in ogni ambiente) e previa prenotazione attraverso l’app dedicata ‘Eccomi’, che verrà rilasciata con l’avvio delle attività.

Rettore Limone, in che modo sarà possibile garantire agli studenti un minimo di vita universitaria, aspetto non accessorio dell’intera esperienza di studio?

Non sarà semplice, purtroppo. E questo, sostanzialmente, per un problema di spazi che si mostra duplice: da una parte il nostro ateneo è cresciuto progressivamente negli anni in iscritti, corsi di studio e corpo docente, rendendo gli ambienti più ‘stretti’; dall’altro, le norme anti-Covid hanno dimezzato o ridotto di due terzi la capienza, già al limite, di aule, uffici e laboratori.

In che modo, quindi, si potranno regolamentare presenze e accessi ai servizi?

Permetteremo l’accesso ad un numero limitato di studenti, in base alla capienza prevista per ogni ambiente, attraverso un meccanismo di prenotazione che sarà disciplinato da un’app dedicata, ‘Eccomi’, messa a punto per UniFg e che sarà rilasciata il prossimo lunedì, con un tutorial online, e poi attiva a partire dal 12 ottobre, contestualmente all’inizio dei corsi. Le biblioteche (che hanno sempre continuato a garantire materiale per lavori di ricerca e di tesi) saranno aperte per quattro giorni a settimana, mentre più complicato è il discorso relativo alle aule studio, perché i posti sono limitatissimi e comunque non è consigliabile far stazionare più persone, in uno spazio chiuso, per un lasso di tempo più o meno lungo.

Come sono stati organizzati i piani anti-Covid nei vari dipartimenti?

La professoressa Rosa Prato è stata attentissima nel seguire tutte le procedure, insieme all’ingegnere Ciro Fiore, che la sta seguendo plesso per plesso: sono stati rivisti, come accaduto in tutti gli altri settori, ingressi e uscite, rimodulata la capienza degli ambienti, calcolate le necessità di dpi (mascherine, gel igienizzanti) e la frequenza delle sanificazioni. In ogni struttura è, inoltre, presente un usciere che registra e tiene memoria di ogni ingresso.

E per quanto riguarda, invece, la medicina del lavoro?

Abbiamo adottato due misure straordinarie: l’offerta di test sierologici a frequenza bimestrale per tutto il personale dipendente (docenti e amministrativi), grazie ad un accordo stretto con il Policlinico Riuniti. A questo, si aggiunge l’offerta del vaccino antinfluenzale. Si tratta di due misure, su base volontaria, che ci permettono di proteggere dipendenti e studenti, riducendo l’eventuale numero di falsi positivi.

Qual è la procedura prevista in caso di presunta positività al Covid-19, in una delle strutture UniFg?

Scatta una procedura per il contingentamento del fenomeno. Il soggetto viene individuato e isolato (ogni struttura avrà una stanza dedicata allo scopo) e sottoposto a tampone dall’Asl, che nel frattempo ricostruisce la catena dei contatti, individuando tutti i soggetti esposti al contagio. Gli ambienti potenzialmente contaminati vengono poi sottoposti a sanificazione.

Sull’avvio ritardato delle lezioni alcuni studenti hanno sollevato polemiche, temendo ritardi anche nel calendario degli esami e delle sedute di laurea…

Noi abbiamo rinviato l’avvio delle lezioni per avere una data unica per tutti i dipartimenti. Non c’è stato quindi un ritardo, ma è stata fatta una scelta finalizzata ad una migliore gestione delle procedure. Questo però non causerà ritardi sul prosieguo dell’attività didattica. In sostanza, non salteranno appelli né sedute di laurea. Lo posso garantire. L’unico rischio che si corre - ma questo non dipende da noi - è che si faccia una didattica prevalentemente a distanza. Questo non lo avremmo mai voluto, ma non ci sono alternative.

In questi giorni, l’associazione studentesca Link Foggia ha lanciato una petizione online rivendicando il ruolo centrale degli studenti nei meccanismi di ripartenza delle attività dell’ateneo…

E’ singolare che un gruppo di studenti proponga un appello per far ripartire l’università, senza contattare prima l’università. Noi abbiamo un meccanismo di rappresentanza, consolidato e uguale in tutti gli atenei, che garantisce gli studenti (attraverso i loro rappresentanti) a tutti i livelli. Anche il comitato per la gestione dell’emergenza Covid prevede la rappresentanza degli studenti, che sono quindi informati di ogni decisione adottata. La democrazia funziona così, non vince chi grida di più. Peraltro dalle motivazioni di quella petizione emerge l’immagine di un ateneo in difficoltà, cosa smentita dai fatti.

Ovvero?

Abbiamo ricevuto i dati sul Fondo di Finanziamento Ordinario - FFO, che è un riscontro oggettivo ed autorevole sulla performance universitaria, basata sulla sintesi di molteplici parametri. Questo vuol dire che abbiamo la quarta migliore performance d’Italia. E’ un risultato straordinario, che ci porterà 2 milioni di euro in più da investire su attività, formazione e servizi agli studenti.

Che tipo di anno accademico, in definitiva, si aspetta?

Sarà un anno difficile, inutile negarlo. Mi auguro però sia possibile trasformare questo momento di sospensione in una opportunità: per progettare nuovi corsi di studio, l’apertura di nuovi laboratori, la trasformazione dei dipartimenti per essere più sensibili alle richieste del mercato. Insomma, un anno di mindfulness che ci aiuti a ripartire con maggiore slancio. Possiamo, peraltro, contare su di un bilancio solido, che ci permette di guardare serenamente a quello che succederà dopo il Covid.

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