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Covid-19, bimba affetta da fibrosi cistica e genitori in attesa di vaccino: "Ogni giorno è più pericoloso. Bisogna accelerare"

Il lungo sfogo del padre: "Il Coronavirus è una ulteriore complicazione sul nostro cammino, e con i vaccini stiamo andando troppo a rilento. Bisogna fare qualcosa”

Ci sentiamo come una pallina da tennis, rimbalzati da una parte all’altra senza risposta”. Eppure, la risposta che, ormai da settimane, Giovanni e la sua famiglia attendono è semplice: una data e un luogo. Quelle relative alla somministrazione del vaccino anti-Covid che, lui e la moglie, entrambi foggiani, dovranno ricevere, in via prioritaria, in quanto genitori di una bambina di 6 anni e mezzo, affetta da fibrosi cistica, malattia genetica inserita fra le patologie con diritto di precedenza nell’ambito della campagna vaccinale anti-Covid.

Sulla carta, infatti, i soggetti affetti da tale patologia (che colpisce le funzionalità polmonari e/o pancreatiche) hanno diritto a ricevere il vaccino anti-Covid in parallelo agli Over 80, per i quali la somministrazione è in corso; la dose viene somministrata ai genitori conviventi in caso di pazienti di età inferiore ai 16 anni, che non possono quindi ricevere direttamente il vaccino. Ma, ad oggi, nessuna comunicazione in merito è giunta alla famiglia foggiana. Questo nonostante il Piano vaccinale della Regione Puglia indichi i soggetti affetti da tale patologia “pazienti da considerare per definizione ad alta fragilità per le implicazioni respiratorie tipiche della patologia di base”.

“Inizialmente ci aspettavamo che il nostro centro di supporto, che si trova presso l'ospedale ‘Tatarella’ di Cerignola, presso il quale viene seguita mia figlia per le varie cure, ci contattasse per procedere al vaccino. Ma una comunicazione della Regione, giunta all’associazione Fibrosi Cistica, cui siamo iscritti, rimandava tutto ai medici di base o ai pediatri (in caso di pazienti di età inferiore ai 16 anni), con i quali dovevamo interfacciarci”.

Contattati entrambi i professionisti, la risposta è stata la medesima: “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione o direttiva ufficiale in merito”. Hanno, in buona sostanza, le mani legate. E i pazienti affetti da fibrosi cistica attendono. “Dal Lazio in su, per i pazienti affetti da fibrosi cistica stanno già organizzando il richiamo. Mentre qui non sappiamo nemmeno quando, dove e come lo riceveremo”, continua l’uomo nel suo lungo sfogo.

“Io lavoro a contatto col pubblico, vengo sottoposto a tampone una volta al mese dalla mia azienda e cerco di essere il più attento possibile, ma non nego di avere paura per la mia famiglia e soprattutto per mia figlia, che è più vulnerabile. Ogni giorno che passa è sempre più pericoloso”, confessa. “Io non voglio fare il furbo”, spiega quasi si giustificare la sua richiesta, “ma vorrei chiedere alla Regione di dare una accelerata a questo processo”. O, quantomeno, indicare un iter procedurale che sia chiaro e condiviso da tutti.

Nel Foggiano, stima, sono circa un centinaio i soggetti affetti da fibrosi cistica. A sua figlia, la patologia è stata diagnosticata nei suoi primi due mesi di vita, e da allora è costantemente sotto terapia e controlli medici. “Sarà così fino a quando non verrà trovata la soluzione a questa malattia, che è genetica e conta circa 2000 mutazioni. Il Covid è una ulteriore complicazione sul nostro cammino, e con i vaccini stiamo andando troppo a rilento. Bisogna fare qualcosa”, conclude.

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