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L’emotività uno dei capisaldi dell’esperienza educativa: "Senza, conoscere la matematica è inutile"

Concluso al ‘Pavoncelli’ di Cerignola la sessione formativa sull’intelligenza emotiva, con Treeteck srl. Il corso di formazione si propone di far comprendere a tutti l’importanza della gestione delle emozioni, così da avere docenti sempre più in grado di “e-ducere”, ovvero dirigere i ragazzi nel loro percorso, non solo a scuola ma anche nel mondo

Si è conclusa presso l’IISS Pavoncelli la sessione formativa sull’intelligenza emotiva, con Treeteck srl, gruppo editoriale CCEditore, finanziata dalla Scuola Polo Ambito PUG 16 FG 04 per un totale di 25 ore di frequenza. Quali le ragioni del corso?

“È noto quanto una cattiva qualità delle relazioni sia elemento fondamentale del disagio che si instaura fra pari e adulti. Allora accanto alle tre “e”, efficienza, efficacia e economicità, criteri di valutazione dell’attività amministrativa della scuola dell’autonomia, bisogna aggiungere la “e” dell’emotività, che deve rappresentare uno dei capisaldi dell’esperienza educativa. Senza educazione emotiva, conoscere la matematica è inutile”, ha dichiarato Pio Mirra, dirigente scolastico del ‘Pavoncelli’

“Il corso di formazione sull’intelligenza emotiva offerto dal nostro istituto, si propone quindi di far comprendere a tutti l’importanza della gestione delle emozioni, così da avere docenti sempre più in grado di “e-ducere”, ovvero dirigere i ragazzi nel loro percorso, non solo a scuola ma anche nel mondo. Nessuno ha insegnato ai ragazzi a regolarsi emotivamente e insicurezza, bassa autostima e comportamenti compulsivi sono solo alcune delle conseguenze della mancanza di strumenti per gestire le emozioni. Da adulti avranno difficoltà ad adattarsi all’ambiente, sia lavorativo che relazionale e allora è importante che i docenti approfondiscano la loro capacità di formare i ragazzi, di guidarli nel loro percorso di vita a padroneggiare i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro riflessioni, il loro flusso emozionale.”

“L’intelligenza emotiva è infatti la capacità di utilizzare le emozioni in maniera efficace e produttiva, quella parte del nostro intelletto capace di riconoscere, utilizzare e comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri. A scuola sono molti gli studenti che si sentono soli, depressi, ribelli, impulsivi, pieni di rabbia e si mostrano aggressivi, quindi impreparati per la scuola e di conseguenza per affrontare la vita. Ma perché tutto questo? Semplice, i gesti occupano il posto delle parole e aumentano il problema del corretto comportamento, perché quando si è privi di strumenti emotivi indispensabili, non si possiedono l’autocontrollo, l’autoconsapevolezza e l’empatia”.

“Quando pensiamo al sistema educativo, per tradizione crediamo che l’importante sia la trasmissione della conoscenza da docente a studente, e il 90% del tempo-scuola è dedicato a questo, trascurando forse troppo l’equilibrio emotivo di ragazzi che vivono anche molti cambiamenti fisiologici, e che da adolescenti stanno diventando ragazzi. È risaputo – ha aggiunto Mirra – che nel mondo giovanile, chi ha un maggior controllo delle proprie emozioni presenta un rendimento scolastico migliore, una maggiore capacità di prendersi cura di se stessi e degli altri, una predisposizione a superare le avversità e una minore probabilità di assumere comportamenti a rischio o comunque devianti, che portano al consumo di alcol, di droghe e all’assunzione di comportamenti tipici legati al bullismo e al cyberbullismo.

Secondo i dati Eurostat, gli alti tassi di insuccesso scolastico e le difficoltà di apprendimento provocano stati emotivi negativi, come apatia o depressione. Ridurre l’educazione scolastica alle abilità linguistiche e logiche può essere considerato un fallimento del sistema educativo.

E il cambiamento può e deve iniziare con la formazione docenti. Insegnare ai docenti a guardare, ascoltare e comprendere le esigenze degli studenti sembra automatico e ovvio, ma non tutti lo fanno. Teniamo sempre a mente una riflessione bellissima: “La bravura di un insegnante non si misura sui ragazzi che sono già bravi in partenza, ma sulla capacità di aiutare chi è in difficoltà e di risollevarlo da un destino che altri credono già segnato”.

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