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Martedì, 23 Aprile 2024
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La Pasqua porta l'agnello in tavola per 4 famiglie su 10 e 'salva' i pastori pugliesi: l'analisi di Coldiretti

Il 43% delle famiglie pugliesi porterà in tavola i piatti della tradizione, che sostengono la sopravvivenza dei circa 4mila pastori regionali, colpiti dai rincari dei costi di produzione e dalla follie green dell’UE

Quest’oggi, nelle case dei consumatori pugliesi, 4 famiglie su 10 (ovvero il 43%) porteranno agnello a tavola per rispettare le tradizioni di Pasqua, ma anche per sostenere la sopravvivenza dei 4mila pastori pugliesi duramente colpiti dai rincari dei costi di produzione e dalla follie green dell’UE.

E’ quanto afferma Coldiretti Puglia in occasione dei festeggiamenti della Santa Pasqua e del lunedì dell’Angelo. “In occasione di queste festività – sottolinea la Coldiretti regionale – si acquista gran parte di circa 1,5 chili di carne di agnello consumata a testa dai pugliesi durante tutto l’anno. Tra coloro che non rinunciano all’agnello, il 58% acquisterà in supermercati e macellerie quello Made in Italy e un altro 22% lo andrà addirittura a comperare direttamente dal produttore per avere la garanzia dell’origine, mentre solo un 20% non si curerà della provenienza di quel che metterà nel piatto”.

Per evitare rischi e portare in tavola qualità al giusto prezzo, l’appello della Coldiretti è quello di preferire carne di agnello a denominazione di origine, o di rivolgersi direttamente ai pastori, quando è possibile. In una situazione in cui oltre un agnello su due (55%) presente nei banchi frigo per Pasqua è di origine straniera il pericolo è, infatti, di mettere nel piatto carne spacciata per italiana che non rispetta gli stessi standard qualitativi di quella nazionale.

“La carne di agnello  – evidenzia la Coldiretti regionale – è una presenza antica della tradizione gastronomica pugliese, come dimostrano i piatti della transumanza tramandati da secoli. Una tradizione che aiuta a contrastare lo spopolamento delle aree interne molte delle quali si trovano nell’epicentro dell’ultimo terremoto”.

“Gli effetti del conflitto si fanno sentire anche sulla pastorizia tricolore con un calo dei redditi stimato in oltre il 50%”, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea, “che segue la crisi causata dalla pandemia, mettendo a rischio un mestiere ricco di tradizione molto duro che garantisce la salvaguardia di ben 38 razze a vantaggio della biodiversità e che si prende cura di circa 6 milioni di pecore da nord a sud della Penisola anche attraverso tradizioni millenarie come la transumanza proclamata patrimonio culturale immateriale dell’umanità l’11 dicembre 2019”.

“Sono essenziali misure – insiste Coldiretti Puglia - per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le aree rurali più difficili dove l’allevamento è l’attività principale, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze pugliesi, come la pecora ‘Gentile’ di Altamura o la ‘Moscia’ leccese. La pastorizia – continua la Coldiretti – è un mestiere ricco di tradizione molto duro che garantisce la salvaguardia in Puglia di ben 4mila allevamenti e 202mila pecore a vantaggio della biodiversità”.

Negli ultimi anni si è sviluppato anche il recupero della lana di pecora come materiale di pregio per le montature di occhiali, borse, scarpe e articoli di alta moda e come isolante termo acustico in edilizia dove garantisce prestazioni eccellenti sia nella protezione dal caldo e dal freddo, regolando il livello di umidità, sia contro i rumori, con un materiale naturale, sano e riciclabile. "Senza un deciso impegno dell’intera filiera agroalimentare la pastorizia rischia di scomparire con l’abbandono di migliaia di famiglie che hanno fatto dell’allevamento il centro della loro vita” conclude Coldiretti lanciando un appello a consumare prodotto italiano per sostenere l’economia e il lavoro nel Paese, messe a rischio dalla crisi legata alla guerra.

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