Il Gargano c'è ma attende il Parco: ostilità e insidie frenano la Governance. E manca la firma sul Consiglio direttivo

Rapporto complicato tra l'ex direttrice facente funzioni Carmela Strizzi e il direttore Maria Villani nel Parco del Gargano guidato da Pasquale Pazienza. I problemi di oggi, in attesa che il ministero firmi il decreto di nomina del Consiglio direttivo

Parco del Gargano, a che punto siamo? E' la domanda ricorrente tanto cara ai presidenti, si fa per dire, che non trova ancora risposta se è vero, come sembra, che a due mesi dalla nomina della nuova direttrice dell'ente Maria Villani, e dalla indicazione - tra le polemiche - dei quattro sindaci che andranno a comporre il "nuovo" consiglio direttivo, i presupposti per una svolta tanto dichiarata quanto auspicata, sembrano, per ora, infrangersi contro il muro dei malcontenti, delle querelle e dei ritardi.

I beninformati sostengono infatti che non corra buon sangue tra la neo direttrice con un passato in Federparchi e l'ex direttore facente funzioni Carmela Strizzi, sulla quale si mormora che più di un primo cittadino, nel solco della continuità, avrebbe puntato per il ruolo da direttore nella sfida a tre Strizzi-Gaudiano-Villani.

Sempre i beninformati ci raccontano di un rapporto quantomeno complicato tra le due figure di spicco del Parco, di un accapigliamento, non nel senso letterale del termine, che starebbe rallentando la governance dell'Ente, ergo, il compito della 38enne di Foggia nominata dal ministro Sergio Costa insediatasi nella sede di Monte Sant'Angelo il 1 giugno scorso. 

Problemi spinosi di ordine tecnico-burocratici, rivendicazioni e ripicche determinati da verità recondite per i quali Pazienza sarebbe stato informato e sollecitato ad intervenire.

Ma non è tutto, perché a complicare le cose ci si è messa anche la mancanza di un Consiglio direttivo, l'organo formato dal presidente e da otto componenti nominati con decreto del ministro dell'Ambiente "scelti tra persone particolarmente qualificate per le attività in materia di conservazione della natura o tra i rappresentanti (quattro) della Comunità del Parco, l'organo consultivo e propositivo costituito dai sindaci dei comuni il cui territorio ricade in tutto o in parte in quello del Parco; uno dalle associazioni ambientaliste, un altro dal ministero dell'Ambiente, uno su designazione del ministero per le Politiche Agricole e l'altro su designazione dell'Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (Ispra).

Il Consiglio direttivo - decaduto il 6 giugno scorso per decorrenza naturale del termine dei cinque anni - delibera in merito a tutte le questioni generali, si esprime sui bilanci, sui piani e sul regolamento. 

Va da sé - che in uno scenario complicato e in un contesto che i più fiduciosi descrivono in stand-by - la firma del ministro sul decreto di nomina di Merla, Sementino, Costanzucci e Di Fiore - propedeutico alla formazione dell'organo esecutivo nominato dallo stesso Consiglio direttivo e composto da tre membri, tra cui il presidente dell'Ente Parco (che la presiede), il vicepresidente (che ne fa parte di diritto) ed un membro eletto dal Consiglio scelto tra i consiglieri in carica - potrebbe rivelarsi un toccasana per riaccendere il dibattito sulle questioni che attanagliano il Parco del Gargano.

L'Ente, mai come in questo momento, è chiamato infatti a dare delle risposte concrete, ad avere una larga visione che strizzi non uno, ma ben due occhi alla sostenibilità ambientale e all'innovazione; che ripulisca incrostazioni, colmi lacune e risolva criticità che il territorio si trascina con sé ormai da troppo tempo.

Ambiente, viabilità e promozione del territorio i principali temi che andrebbero affrontati anche e soprattutto con il coinvolgimento della cittadinanza attiva, degli esperti e di chi quest'area la conosce a menadito. Temi che perlopiù i sindaci avrebbero già esposto al presidente Pasquale Pazienza, nominato poco meno di un anno fa, il 7 agosto 2019.

Tanti i nodi da sciogliere, tante le aspettative, da quelle degli allevatori alle innumerevoli altre che provengono dai territori: la sporcizia e l'inaccessibilità di alcuni luoghi, la necessità di realizzare percorsi naturalistici dedicati, la ricollocazione o l'ampliamento dei centri visita, la questione oasi Lago Salso di cui il Parco detiene quote pari al 96%, una adeguata rete dei servizi oggi logori, inefficienti o insufficienti, la connessione internet completamente assente in buona parte del territorio, sono solo alcuni lati irrisolti che richiederanno più di uno sforzo sul fronte dello sviluppo sostenibile, della fruizione turistica e sociale del Parco e delle sue risorse, della sua valorizzazione e promozione, del recupero dei beni culturali e della realizzazione di progetti che altrimenti rischiano di restare tali. 

Temi, questi, e priorità, che a 25 anni dall'istituzione del Parco del Gargano non possono essere più rimandati.  E non può essere rimandato l'interesse dei parlamentari della Capitanata, siano essi espressione del governo attuale o dell'opposizione del Paese. Non può, questo interesse, limitarsi a critiche, rimbrotti e pretese.

Perché non dipenderà esclusivamente o necessariamente da quella chiarezza che i cinquestelle hanno chiesto a Pazienza - se sia o meno legato a una forza politica - la direzione e la linea di azione che il parco perseguirà. Tutt'altro. La nuova stagione dell'area protetta richiede uno sforzo straordinario da parte di tutti, la vicinanza costante dei rappresentanti del territorio a Roma, una visione di sviluppo che tenga conto delle peculiarità del Promontorio e della sua tutela.

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Un interesse che non sia "una tantum" o la sintesi di spot e slogan. D'altronde sarebbe fin troppo facile, ma soprattutto inutile, "occuparsi di sensi unici e vietati senza mai mettersi in cammino".

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