"Legalizziamo la cannabis". Il Gargano terra d'affari dei narcos: "Assestiamo un colpo agli interessi delle mafie"

La campagna per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze coordinata da Antonella Soldo si rivolge agli aspiranti governatori: "Non si può eludere il tema"

Le piante sequestrate sul Gargano

"Solo pochi giorni fa la Guardia di Finanza ha effettuato sul Gargano uno dei più grandi sequestri di cannabis degli ultimi tempi: 5.100 piante che, una volta piazzate sul mercato nero, avrebbero fruttato oltre 9 milioni di euro. La campagna elettorale per le elezioni regionali pugliesi non può evitare il tema della lotta alla mafia e - di conseguenza - quello delle proposte di gestione del mercato delle sostanze stupefacenti". Meglio Legale, campagna per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze, scrive ai candidati alla presidenza della Regione Puglia. Il progetto che coinvolge parlamentari e medici, imprenditori e avvocati, giornalisti e semplici cittadini, è coordinato dall'attivista Antonella Soldo, già presidente dei Radicali Italiani, originaria della provincia di Foggia.

"Con la legalizzazione della cannabis si assesterebbe un colpo significativo agli interessi delle mafie. L’illegalità della cannabis costringe i consumatori (oltre 6 milioni nel nostro Paese) a rivolgersi alle piazze di spaccio, finanziando la criminalità organizzata. Gli introiti provenienti dalla vendita di sostanze stupefacenti vengono poi riciclati distorcendo il mercato e danneggiando le attività imprenditoriali sane, legali e pulite con un’accanita concorrenza sleale. Il potere di una mafia dipende dalla grandezza del suo narcotraffico, e non è un caso che, come segnala la Direzione nazionale antimafia, le organizzazioni criminali pugliesi - dalle foggiane, alla camorra barese, alla Sacra Corona Unita - abbiano incrementato il traffico di sostanze stupefacenti".

Un traffico alimentato prevalentemente dalle produzioni albanesi di cannabis sull’altra sponda dell’Adriatico. La Puglia, infatti, costituisce la porta d’ingresso per i cospicui flussi di cannabis e per quelli minori di eroina, sostanze che continuano ad essere costantemente importate in territorio nazionale, nascoste su autovetture ed autoarticolati imbarcati su traghetti di linea provenienti dall’Albania e dalla Grecia o all’interno di carichi di copertura costituiti da massi di pietra grezza modificati ad hoc.

"Ma, come emerso anche dal maxi-sequestro sul Gargano e da altre indagini nell’area di Trinitapoli, è dimostrato che in alcuni casi le organizzazioni criminali preferiscono realizzare coltivazioni in proprio di ampie piantagioni di cannabis. Insomma, il territorio pugliese svolge un ruolo centrale nel traffico illegale delle sostanze, e un ruolo di primissimo piano nel traffico della cannabis. Tutto questo ha dei risvolti diretti sulla vita di ogni cittadino: il narcotraffico, infatti, è l’attività più redditizia che esista. Una piccola parte dei ricavi viene reinvestita in attività illegali (come acquisto di armi) ma oltre l’80% degli introiti viene riciclato nel mercato legale. Con la legalizzazione, le imprese potrebbero finalmente competere in un mercato libero. Si tratta senza dubbio di un tema che supera le competenze regionali, ma chi si candida al governo di questa Regione deve sapere che non può eludere la questione".

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Per questo Meglio Legale ha deciso di scrivere una lettera aperta ai candidati per la presidenza della Regione Puglia, "mettendo a disposizione il proprio expertise, e chiedere loro se sono disposti a raccogliere questa sfida. Negli ultimi tempi, la campagna per la legalizzazione della cannabis, coordinata da Antonella Soldo, ha coinvolto decine e decine di parlamentari di schieramenti diversi per trovare una soluzione fuori dalla visione miope del proibizionismo, ma anche le istituzioni locali possono e devono fare la propria parte su una questione sociale così rilevante. Per questo speriamo che anche nella partita che si gioca in Puglia qualcuno decida di prendere la parola sul tema e di affermare che, finora, il proibizionismo ha fatto solo gli interessi delle mafie". 

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