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Un vestito non può mai legittimare uno stupro: a Foggia una mostra che denuncia la cultura violenta e gli stereotipi sessisti

"Com'eri vestita", la mostra, aperta fino al 15 marzo, che espone sedici riproduzioni dell'abbigliamento indossato dalle vittime al momento della violenza

 

Sedici abiti, Sedici storie, Sedici vite violate, Sedici donne vittime. Vittime della sopraffazione, della violenza dell'uomo. Eppure, ancora oggi c'è chi di fronte a uno stupro consumato, ponga un becero interrogativo "Com'eri vestita?". 
Come se una gonna più corta, o un jeans che lasci intuire le forme, o una leggera scollatura, fossero una istigazione alla violenza, un messaggio accomodante. O peggio ancora, una negligenza.  

Nulla di tutto ciò. La mostra "Com'eri vestita", inaugurata ieri presso il primo piano del Dipartimento di studi Umanistici, e aperta al pubblico fino a venerdì 15 marzo, si traduce in una doppia denuncia, contro la violenza, ma soprattutto quella contro gli stereotipi sessisti di chi vede nella donna stuprata una velata complicità. Nella mostra sono esposti sedici riproduzioni dell'abbigliamento indossato dalle vittime al momento della violenza. 

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