Benvenuti a Monteleone di Puglia, il borgo dei murales d’artista sulle grandi attualità

Il progetto di “street art” promosso dal Comune, si ritrova nei murales realizzati da artisti internazionali sui principali edifici del paese

A Monteleone di Puglia nel 2015 l’amministrazione comunale per riqualificare il centro urbano avviò il progetto “street art”. Un progetto ambizioso che si ritrova plasticamente nei murales realizzati da artisti internazionali sui principali edifici del paese. Per chi ama alternare la frenesia della città ai ritmi più blandi dei borghi di montagna, Monteleone è il luogo ideale per ritemprarsi e ossigenarsi. Il territorio di Monteleone immerso nel verde del subappennino dauno, l’ombelico dell’Italia meridionale, punto di incrocio delle vie di collegamento tra la Campania e la Puglia, tra il Mar Tirreno e il Mar Adriatico, attraversato un tempo dalla via Herculea, biforcazione dell’antica via traiana, consente un turismo rurale fatto di escursioni nel bosco Selvamala.

Nel 1142 Ruggero II il Normanno nella selva dell’omonima contrada promulgò le leggi che regolarono per ben sette secoli molti aspetti della vita burocratica, economica e militare del Regno di Sicilia. Ma il Sindaco Campese e il suo staff sanno bene che la piacevolezza del luogo, il monumento ai caduti, le chiese, il palazzo baronale, il belvedere della villa comunale, i portali in pietra locale, le sorgenti di acqua sulfurea, la grotta dei briganti, la cascata di località Pisciolo e l’enogastronomia non può attrarre che una piccola fetta di visitatori. Un bel murale si scorge in Piazza Municipio. L’affresco di arte urbana è ispirato alla “rivolta del pane” del 23 agosto ‘42, la prima rivolta popolare in Italia contro il regime fascista, un episodio che vide come protagoniste le donne di Monteleone. “L’artista argentina Hyuro ha inteso dare una connotazione acefala alla sua opera, per consentire una maggiore identificazione con essa da parte di chi la scorge. Questo muro racconta il ruolo delle donne durante i periodi di guerra, il loro occuparsi delle faccende domestiche, delle famiglie e dei terreni. Compiti a lungo taciuti dalla storia”.

Monteleone, sonnacchioso angolo dell’Italia meridionale sa sorprendere spesso l’occhio dei visitatori con i suoi murales, che parlano di integrazione, di pace, di libertà, di accoglienza, della grande madre terra e tant'altro. Uno dei più famosi street artist al mondo, l’australiano Fintan Magee, da sempre attento alle tematiche sociali su invito dell’associazione Willoke nell’ambito del Festival di Arte Urbana, ha realizzato un murale in omaggio ai rifugiati grande 14×12 metri su una delle pareti dell’edificio strategico. “L’opera rappresenta un giovane migrante che della sua vita precedente conserva solo una specie di sciarpa che tiene stretta tra le mani e guarda in avanti con ottimismo e gioia”.

Nel murale “Le catene” l’artista bulgaro Nasimo raffigura “una ragazza vestita di piume e legata da catene che simboleggiano tutte le anime del mondo materiale”. Nasimo nel dipinto invita gli uomini "tagliare le corde e le catene per unirsi finalmente alle anime libere e iniziare il loro vero viaggio". All’entrata dell’edificio scolastico, il murale in onore di Malala Yousafzai di Walter Molli mette in evidenza la centralità della scuola nella società volta all’alfabetizzazione globale. Lo stesso Molli ha inteso omaggiare sulla parete di un edificio, a solo qualche decina di metri di distanza, Quintino Basso l’avvocato costituzionalista, che durante “Lu ribell” del 23 agosto 1942 difese incondizionatamente le donne di Monteleone ribellatesi al regime fascista e i padri fondatori della Costituzione Italiana Giuseppe Dossetti, Giuseppe Di Vittorio, Aldo Moro, Giorgio La Pira e Tommaso Fiore. Lungo la parete della strada che conduce all’edificio strategico si scorge il murale dedicato a Demetra.

L’opera è stata realizzata in occasione di Willoke Street Festival 2017. “Demetra, la Madre Terra, viene sedotta dalla sua stessa creatura, quel paesaggio e quella Terra, che governa, e su di essa trova sostegno per il suo riposo. La dea del grano e dell’agricoltura, quasi in estasi, con la mano sinistra avvicina al viso una spiga di grano, come a gustarne lo spirito e l’essenza della vita in essa contenuta. Con la mano destra trae beneficio e piacere nel toccare il terreno, cercando il contatto diretto col paesaggio che si inchina dinanzi ad essa. I giochi di fasce alle spalle della dea rappresentano i quattro elementi che costituiscono la vita d’ogni essere vivente sulla Terra, e che determinano il ciclo delle stagioni, come della vita e della morte. L’aria, con il volo di un’aquila, la regina dei cieli. L’acqua, dalle onde del mare, che ricordano i motivi decorativi dell’antica Grecia. Il fuoco, nel giallo del sole che attraversa la composizione e che include il volo in sequenza dell’aquila, la Terra, nella mano destra di Demetra, ma in modo più significativo di fronte ad essa. Ad indicare che Demetra è ritenuta l’artefice della vita e della morte, ai lati sono inserite le lettere alfa e omega, a simboleggiare che è colei a governare l’inizio e la fine della vita d’ogni essere vivente sulla Terra. Il murale ed il paesaggio sono un’unica cosa, un gioco di sguardi, di linee, di forme e di proporzioni, che rendono Demetra integrata a pieno nel contesto paesaggistico e culturale, entrando in sinergia con esso”.

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