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La comunicazione istituzionale tra rischi e nuove opportunità, Bray: "La pandemia ha accentuato la fragilità dei modelli"

A tenere a battesimo i webinar, in programma fino al prossimo 21 dicembre, un ospite d'eccezione: il neo assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Puglia Massimo Bray. Editore, già Ministro dei Beni e delle attività culturali, nel 2013 Bray inaugurò il Dipartimento di Studi Umanistici di Foggia

Le nuove sfide legate al rapporto tra comunicazione e cultura e le opportunità dei nuovi linguaggi comunicativi per raggiungere un pubblico sempre più ampio rispetto ai contesti istituzionali considerati “classici”, sono state al centro del primo incontro del ciclo di talk su “Media e brand identity”, organizzati dall'Università di Foggia.

A tenere a battesimo i webinar, in programma fino al prossimo 21 dicembre, un ospite d'eccezione: il neo assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Puglia Massimo Bray. Editore, già Ministro dei Beni e delle attività culturali, nel 2013 Bray inaugurò il Dipartimento di Studi Umanistici di Foggia. 

Ospite del talk dal titolo Istituzioni culturali, identità e social strategy, in veste di direttore dell’Istituto Treccani, ha dialogato con il Magnifico Rettore dell'Università di Foggia, Pierpaolo Limone che ha posto l'accento sulla rivoluzione digitale intrapresa da uno degli istituti culturali storici del Paese. La transizione verso i nuovi canali digitali partì già nel 1995 e fu fortemente voluta dall’allora presidente di Treccani, Rita Levi Montalcini che avvertì l'esigenza di un sito web per aprire nuovi spazi alla cultura e reinterpretare la missione dell’Istituto.

“È stato il cambiamento digitale a farci riflettere su quale forma dovevamo assumere, già 25 anni fa. Siamo partiti con l'idea che il mondo digitale e i libri dovessero convivere e abbiamo dovuto discutere di una identità che non poteva più essere letta in senso esclusivo ma proprio come la costruzione di una società basata sull’integrazione virtuosa di differenze e appartenenze, come ha poi illustrato Zygmunt Bauman”, ha osservato Bray.

La necessità è stata condivisa dall’Università, come ha evidenziato il Rettore, Pierpaolo Limone: “É una sfida complessa quella di riuscire a trasformarsi senza perdere identità e credibilità, poiché è nella rivoluzione digitale che cresce il bisogno di produrre contenuti di qualità rispetto a una offerta sempre più vasta e complessa” , ha detto il Rettore e ha poi annunciato la volontà dell’Università di esplorare nuove forme di comunicazione con il lancio del magazine di Ateneo.  

Bray ha ribadito la necessità di ripensare alcuni modelli: ”La pandemia ha solo accelerato riflessioni già in atto da tempo sulla fragilità di modelli non solo culturali, ma anche economici e sociali. Tutto il mondo come lo abbiamo conosciuto regge davvero poco rispetto alla contemporaneità. Credo che il ruolo dello Stato e il rapporto tra mondo pubblico e privato sia qualcosa che vada ripensato, ma chi ci aiuterà a farlo? Mi preoccupa la mancanza di luoghi adatti in cui i giovani possano dare un apporto. Sono convinto della necessità che l’Università sia ben radicata sul territorio e conservi una forte caratterizzazione, che sia un luogo capace di dare ospitalità al confronto di idee locali ma aperte al resto del mondo. Bisogna anche avvicinare le nuove generazioni a una identità europea per non creare una macchina asettica e lontana dalle loro esigenze”.

Nel corso del dibattito è emersa poi l'importanza di perseguire la Terza Missione dell’Università per costruire dialoghi fruttuosi tra istituzioni e ampliare la fruizione di spazi pubblici.  “Un legame diretto tra utenti e istituzioni è possibile proprio attraverso nuove forme di comunicazione, provando però a sfuggire l’esperienza passiva che il mondo digitale molte volte rischia di presentare. La tecnologia è importante ma va verificata. L’Università può essere davvero la sede naturale per alcune sperimentazioni, visto che vi convivono il mondo della ricerca e quello delle nuove generazioni. Anche la valorizzazione dei territori e la loro tutela passa attraverso i mezzi digitali. Dobbiamo avvicinare quel luogo per tutelarlo, innanzitutto, per farlo conoscere e per riconoscerci in esso. Gli strumenti digitali ci possono aiutare allo scopo ma a fare la differenza è la capacità di metterci dietro una filiera di professionalità necessarie. Basti pensare alla centralità del mestiere del giornalista che, secondo me, rimane tutta: la capacità di lavorare e distinguere le fonti, un ritorno sul linguaggio. Per tutto questo, che possiamo definire cultura, è necessario trovare luoghi di ascolto, di partecipazione, di condivisione e anche di orientamento. Scuola, Università, ambiente e salute saranno tra le priorità dei prossimi anni, e c'è bisogno di dare attenzione al Mezzogiorno. Mi piacerebbe che anche questo confronto nascesse con le Università. In questo contesto una regione importante come la Puglia potrebbe fungere da facilitatore per la creazione di reti e per esportare buone pratiche, come quelle di un turismo rispettoso della cultura e dei valori”, ha concluso Bray.

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