Il 'patto' del nuovo comandante dei vigili del fuoco di Foggia: caserma di via Napoli, distaccamenti volontari e mezzi nuovi

Luigi Diaferio dal 25 giugno è il nuovo comandante dei vigili del fuoco di Foggia. Sul tavolo, tante opportunità: il trasferimento definitivo nella nuova caserma di via Napoli, l’ammodernamento di un parco-mezzi anzianotto e l’apertura di nuovi distaccamenti volontari sul territorio

Ing. Luigi Diaferio

“Metto tutta la mia esperienza e la mia passione per questo lavoro al servizio di una terra alla quale sono intimamente legato. E’ la prima volta che mi capita di lavorare nel territorio in cui sono nato e cresciuto”. L’ingegnere Luigi Diaferio, dal 25 giugno nuovo comandante provinciale dei vigili del fuoco di Foggia, non ha dubbi: “Le motivazioni e gli stimoli per fare bene sono tanti e diversi”, spiega.

E, a poche settimane dal suo insediamento, ha già chiaro quale percorso seguire e quali opportunità cogliere per far crescere la ‘famiglia’ dei vigili del fuoco di Capitanata. Dopo 26 anni trascorsi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, infatti, l’ingegnere Diaferio, 54enne originario di Margherita di Savoia, torna in Puglia, quasi a casa, con una serie di obiettivi da centrare. Sul tavolo, tante opportunità: il trasferimento definitivo nella nuova caserma di via Napoli (un passaggio atteso da anni), l’ammodernamento di un parco-mezzi anzianotto e ‘provato’ dal precario sistema viario di Capitanata, e l’apertura di nuovi distaccamenti volontari per una copertura del territorio più omogenea ed efficace.

Foggia. Un incarico che segna (quasi) un ritorno a casa. Una bella sfida professionale, immagino.

Sicuramente. Arrivo a Foggia con un bagaglio di esperienze ricco, che cercherò di mettere a disposizione di una provincia che mi ha visto nascere e crescere. E’ un ritorno a casa, dopo 26 anni da emigrante nel nord est dell’Italia.

In 26 anni tante cose sono cambiate, ma altre, ahimè, sono rimaste ferme al palo…

Vero. Ma io preferisco partire dalle ricchezze e dalle certezze del territorio. Ho trovato un comando ricco di persone di buona volontà, molto preparate e tecnicamente orientate ad una organizzazione moderna del lavoro. Sono punti di forza importanti. Mi sono accorto di avere con me personale molto valido, in cui ripongo tanta fiducia. Tutte le criticità sono a margine di questo contesto.

Insomma, per lei il bicchiere è mezzo pieno.

Direi pieno a tre quarti. Dobbiamo però farlo invecchiare questo vino, lavorarci fino a fargli prendere corpo. Abbiamo una struttura organica di circa 300 unità, tutte molto valide e di grande esperienza, e la possibilità concreta di dare al Comando di Foggia una sede nuova (quella di via Napoli, ndr), agognata da anni. E’ una opportunità importante che ha il comando di Foggia e che ho io come dirigente di questa organizzazione.

Quella foggiana è una provincia molto vasta; di conseguenza anche le problematiche che presenta sono tante e diverse tra loro. In questi anni, gran parte del lavoro è stato svolto poggiando sulla “buona volontà” del personale, che spesso, con grande sacrificio, ha sopperito alla carenza di mezzi, insufficienti o vetusti.

Ci sono delle macchine vecchie, questo è innegabile. Ma non ritengo il parco-mezzi del Comando del tutto vetusto. Come amministrazione stiamo facendo un percorso di ammodernamento d’impatto, grazie al quale arriveranno a brevissimo nuove macchine: sono già arrivati dei veicoli di soccorso Aps (auto pompa serbatoio) ed è in arrivo una nuova autobotte.

Questo sarà sufficiente?

E' già un primo passo. Il Comando ha una sede centrale, sei distaccamenti territoriali, un presidio acquatico a Vieste, uno fisso al Cara, due equipaggi completi dedicati all’attività antincendio boschivo e quindi ha una necessità di automezzi notevole. Inoltre, il sistema viario della provincia contribuisce a logorare e a compromettere la tenuta dei mezzi. Fortunatamente, le ottime risorse nel settore autorimessa e officina del 115 ci permettono di mantenere un parco macchine idoneo a far fronte ai servizi sul territorio.

Di questi avamposti, ultimamente è balzato alla cronaca quello al Cara di Borgo Mezzanone, dove è stata registrata una aggressione in danno del personale operante.

Quello al Cara è un presidio importante, che ha permesso di salvare vite in più di una situazione. E di questo le persone ci sono molto riconoscenti. Le aggressioni subite le ritengo situazioni singole e non costituiscono una tendenza o un pericolo generale.

Tra le varie problematiche della provincia - dal rischio incendi boschivi al dissesto idrogeologico - quali sono le situazioni che destano maggiore preoccupazione?

In questo momento le mie preoccupazioni sono più legate all’impegno e allo stress a cui è sottoposto il personale. Le temperature con le quali lavoriamo non sono semplici da gestire, gli incendi boschivi sono purtroppo settimanali e costituiscono elemento di stress sia per impegno fisico che per impiego del personale. La stagione estiva è essa stessa un elemento di criticità per il Comando di Foggia, già forte di 10mila interventi all’anno.

Accanto a questo, c’è tutto il corollario di progetti da portare avanti per far crescere il Comando…

Stiamo lavorando al trasferimento in via Napoli, per il quale stiamo pianificando le varie azioni da intraprendere. Abbiamo inoltre la necessità di costituire un presidio operativo a San Giovanni Rotondo entro l’anno, la possibilità di costituire un distaccamento volontario a Vieste, a Bovino e ad Anzano di Puglia, per coprire maggiormente il territorio provinciale. Direi che c’è tanto da fare.

Tornando alla Caserma di via Napoli, a che punto siamo? Abbiamo un cronoprogramma, una data definita?

In questo momento c’è una aspirazione. Al mio arrivo, il 25 giugno, ho trovato una caserma da prendere in carico per ‘assegnazione anticipata’ dell’immobile. Abbiamo fatto attività di verifica, sopralluoghi con dei tecnici per definire le implementazioni informatiche (la sede è cablata ma va strutturata l’informatica del comando) e siamo orientati a trasferire al più presto la sala operativa.

Quindi andremo incontro ad una sorta di trasferimento scaglionato?

Abbiamo già trasferito alcuni laboratori e attività satellite dell’attività di soccorso, per iniziare a capire le problematiche di questa nuova casa. Come in tutti i traslochi, si tratta di un percorso difficile da calendarizzare. Da via Napoli, inoltre, parte una delle due squadre dedicate al servizio antincendio boschivo del dispositivo di soccorso provinciale (l’altra è a San Giovanni Rotondo). Questo anche per rispondere alla necessità di presidiare un immobile che, già in passato, è stato oggetto di vandalismi.

Il momento, dicevamo, è ‘caldo’ non solo per le temperature. L’emergenza da Covid-19 rappresenta una ulteriore difficoltà e motivo di stress per gli operatori…

Ogni intervento che affrontiamo rappresenta una incognita. Questo è già nel nostro schema mentale. Oggi aggiungiamo la problematica del rischio biologico, ma protocolli operativi e precauzioni da adottare sono state ben definite e ho constatato che il personale è stato ben informato e formato per operare in sicurezza.

Accettare un incarico di questo tipo significa anche sottoscrivere un ‘patto’ con i lavoratori e con il territorio. Quali sono i termini?

Assolutamente. Siamo qui e ci guadagniamo il pane avendo come riferimento unico il cittadino. Dietro questo obiettivo c’è tutto lo sforzo che dovremo compiere giornalmente per essere sempre più efficaci, non solo nel soccorso tecnico, che è la finestra d'intervento più ampia, ma anche nella prevenzione di incendi ed infortuni. Se come ‘stella polare’ abbiamo il cittadino, il resto viene naturalmente. Quindi l’impegno è strenue, forte, intenso perché si possa migliorare questa relazione con il cittadino e con il territorio che lo rappresenta: dalle aperture di distaccamenti volontari alla definizione di intese con enti locali, dalla valorizzazione di elementi territoriali particolari (penso al Parco del Gargano) al presidio della costa. Questo mix di interessi collegati alle attività di soccorso, presidio e prevenzione saranno il terreno su migliorare quotidianamente. Questa è la sfida.

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