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"Non abbandonateci". Gli oss "eroi" dei Riuniti arruolati per il Covid scrivono a Conte: "Presidente vogliamo lavorare"

Le angosce, le frustrazioni e le richieste dei 150 operatori socio-sanitari arruolati per l’emergenza Covid-19 al ‘Policlinico Riuniti’ di Foggia sono riassunte in una lettera fatta recapitare nelle mani della scorta del primo ministro dall’oss portavoce, Francesco Cappucci

Avevano assicurato che non si sarebbero arresi e che avrebbero lottato fino all’ultimo giorno. Sarebbero arrivati al premier Conte in persona per rivendicare quanto da lui promesso: “Non ci dimenticheremo di voi”.

Così è stato, grazie ad una lettera fatta recapitare nelle mani della scorta del primo ministro dall’oss Francesco Cappucci, portavoce dei 150 operatori socio-sanitari arruolati per l’emergenza Covid-19 al ‘Policlinico Riuniti’ di Foggia. Una lettera nella quale sono sintetizzate le angosce, le frustrazioni e le richieste degli operatori che hanno lottato in prima linea contro il Coronavirus e che oggi sono sull’uscio della porta. Il loro contratto, con formula co.co.co., infatti, scadrà il 31 agosto 2020 (in virtù di una proroga di un mese), senza speranza alcuna di rinnovo.

Ma loro non ci stanno. “Lotteremo fino all’ultimo giorno. Chiediamo un riconoscimento per quanto abbiamo fatto in questi mesi”, avevano dichiarato su queste pagine qualche settimana fa. E dopo aver incassato il silenzio da parte della città e della Regione, sono andati a bussare direttamente in Capitale. “Il 29 luglio siamo stati a Roma, siamo partiti all’improvviso senza sapere nemmeno se il presidente Conte ci avrebbe accettato a colloquio”, spiega a FoggiaToday l’Oss Francesco Cappucci, portavoce del gruppo. “Dopo circa 10 ore davanti a Montecitorio siamo riusciti ad incontrarlo”. Ma sono tornati a Foggia a mani vuote.

I 150 non demordono. Cappucci, in particolare, è riuscito a consegnare una lettera alla scorta del premier, in un blitz messo a segno proprio a San Giovanni Rotondo (dove vive la famiglia di Conte). “Mi sono appostato dalle 7.30 del mattino fino alle 10.30, quando la scorta mi ha accerchiato. Dopo aver esposto il mio desiderio di parlare con Conte mi hanno proposto di scrivere tutto in una lettera. Così ho fatto. Ma ad oggi nessuna risposta”, spiega ancora l’Oss.

“Mi chiedo se lo Stato vuole abbandonare i suoi eroi: coloro che ci hanno messo anima e cuore per sconfiggere questo Covid19, coloro che per mesi non hanno potuto abbracciare i propri figli e far visite ai propri genitori anziani per paura di portare il virus a casa”, si legge in un passaggio della missiva. “Noi facciamo parte di una grande e bellissima nazione. Non vogliamo sentirci abbandonati, ma il nostro cuore trema più oggi per il fatto di sapere che non ci verrà rinnovato il contratto, che ieri quando eravamo in piena pandemia, a combattere contro questo maledetto virus”.

“Sto lanciando un appello a lei e a tutti i parlamentari”, si legge ancora. “Chiediamo e stiamo solo difendendo il nostro posto di lavoro. La prego, abbiamo affitti e mutui da pagare, abbiamo bocche da sfamare, ma soprattutto abbiamo una nazione da difendere visto che, specialmente nella provincia di Foggia, il virus non si è fermato del tutto. Sappiamo della sua immensa bontà d’animo. Chiedo di valutare una legge che ci tuteli per il nostro futuro assieme a parlamentari e ministri. Signor presidente non ci abbandoni”, conclude.

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