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Nei Campi Diomedei l’installazione di Limosani per il Giubileo simbolo di speranza: “Di notte sarà magica”

Presentata la proposta dell'artista foggiano per il Parco Urbano. Una cordata di 10 imprenditori pronta a finanziare l'opera

Potrebbe diventare il simbolo delle celebrazioni del Giubileo 2025 l’installazione di Felice Limosani, artista foggiano di fama mondiale, pensata per i Campi Diomedei.

Riflette il messaggio dell’Anno Santo, racchiuso nelle parole di San Paolo: Spes non confundit, la speranza non delude. “La speranza non ti abbandona”, nella parafrasi dell’illuminato ex deejay.   

“Se c’è un posto al mondo che ha bisogno di speranza, quello è Foggia”, ha detto Limosani. Spera che la sua opera possa “innestare un nuovo modo di stare insieme e riflettere sul futuro”.

Il Parco Urbano, per lui, rappresenta una “vera testimonianza di speranza che si traduce in sostanza”: strappato alle speculazioni edilizie, “è lì ad accomunare la gente”.  

L’Arcivescovo di Foggia-Bovino, Giorgio Ferretti, e il segretario della Curia, don Giulio Dal Maso, sono “partner spirituali di quella bellezza che deve unire e non dividere”.  

L’installazione porterebbe Foggia nel calendario nazionale delle celebrazioni per l'anno giubilare e per Felice Limosani è una conditio sine qua non quanto al cronoprogramma.

È prontissimo a erigere verso il cielo le sue torri dalle sembianze umane, con due cuori tra le mani, per “dare inizio a una storia positiva è propositiva”.

Non è un caso che la sua proposta artistica sia stata presentata nella Biblioteca del Dipartimento di Economica dell’Università di via Marina Mazzei, “un ambiente a disposizione della cittadinanza”, simbolo di riqualificazione, come ha fatto notare il prorettore Michele Milone, che ha portato i saluti del rettore Lorenzo Lo Muzio. L’Università voleva esserci ad un evento in cui si parla di “bellezza, valorizzazione, cultura”.

È stata l’assessora alla Cultura Alice Amatore a ricordare come l'Università di Harvard abbia acquisito ‘Dante il Poeta eterno’, opera d’arte esperienziale di Felice Limosani, che aveva potuto apprezzare facendola sentire ancora più orgogliosa delle stesse origini. Ed ora lui sceglie la sua città per donare un’opera.

Mecenati top secret

“Questo lavoro non attinge a denaro pubblico - ha chiarito l’artista - nessuno di noi si è mai immaginato di togliere risorse alla comunità”.

A coprire i costi, pari a 250mila euro, sarà una cordata di imprenditori, già disposti nel 2019 a finanziare l’iniziativa, poi travolta Covid.

Sono dieci, ma preferiscono rimanere nell’anonimato, forse anche per restare al riparo dalle polemiche. “È  lo spirito che c’è dietro Banksy”, è la suggestione che consegna l’artista e che conferisce anche un po' di mistero all'opera.

Parteciperanno tutti in egual misura. E sulla collocazione non transigono. Qualora l'opera non si potesse realizzare ai Campi Diomedei, desisteranno.

Limosani li definisce “amici imprenditori, persone perbene, intelligenti e appassionate, che si sono sentite coinvolte in un’idea”.

“Non ci hanno messo la faccia – dirà -, ma ci hanno messo il cuore”.

L’ingegnere Pippo Cavaliere è “padrino morale e facilitatore” della cordata. Compare solo la Fondazione dei Monti Uniti di Foggia. Il suo presidente, Aldo Ligustro, aveva invitato gli altri sostenitori a esporsi, ma non c'è stato verso, almeno per il momento. 

Lui aveva conosciuto l’artista in un incontro al Liceo Lanza: “Fui colpito dalla sua genialità”, confessa.

Per primo, Ligustro non ha fatto mistero delle “forti critiche, in particolare sulla collocazione”. Ma ha sentito un coinvolgimento collettivo della città: “Quando mai a Foggia le sorti di un luogo prezioso o una proposta artistica hanno coinvolto tanto i cittadini?”, osserva. E allora, “piaccia o non piaccia, si apra il dibattito sul dono di Felice Limosani”.   

Il significato dell'opera

L’artista sente sempre il richiamo delle radici: “Sono felicissimo e stra-onorato di lavorare a casa mia”.

Il ‘traliccio’, termine usato in questi giorni anche in senso dispregiativo, è “un simbolo universale della rivoluzione industriale per parlare di noi stessi”, nell’interpretazione autentica dell’autore.

Le torri assumono la postura di un uomo che eleva verso l’alto un cuore che, nel linguaggio biblico, come ricorda l’artista, è la sede del senno.

“La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ben rappresentata, suggerisce l’idea di elevare in alto i nostri cuori”. Il 'traliccio' diventa anche il simbolo della trasmissione elettrica di pensiero e di generosità.

Le polemiche

L’opera è stata già al centro di polemiche, rimbalzate sui social, e Limosani ha esordito proprio rispondendo alle critiche, che evidentemente lo hanno amareggiato, e ai “leoni da tastiera”.

“Significa che la mia città, grazie a Dio, è ancora viva. Guai se non ci fosse un pensiero critico”, ha detto, invitando però tutti a evitare il “soggettivismo estetico", seppur legittimo. “Attaccatemi sui contenuti", è stata la sua accorata preghiera. 

“Prima di avventurarsi in commenti anche poco eleganti da un punto di vista formale, perché un po’ di educazione non guasta mai, ci terrei anche a dialogare, commentare ed essere in disaccordo, eventualmente, sul contenuto, sul significato e sul pensiero che pongo e non sul ‘traliccio’”.

L’opera nasce in un periodo in cui “il mondo era un altro mondo, anche se aveva avuto sempre l’intenzione di rappresentare un messaggio di speranza”. Oggi la riflessione ha a che fare con l’epoca in cui sta ragionando. “L’arte non deve essere confusa con ‘mi piace o non mi piace’, semmai deve creare un dialogo anche molto acceso, si può essere in disaccordo, ma mai bisogna permettersi, per rispetto del pensiero che noi uomini riusciamo a produrre, di giudicare o risolvere tutto frettolosamente”.

A riverberare le polemiche nella sede della presentazione, per la cronaca, è stato Maurizio Marrese del Wwf di Foggia.

“Credo sia arrivato il momento di vantare la nostra città”, pur senza occultate le criticità, ha detto la sindaca Maria Aida Episcopo. “La cosa dispettosa è dimenticare i punti di forza che abbiamo. E per noi, Felice è un vanto”.

Lei ci vede “un segnale di rinascita”: “Mi evoca e accende un’idea di bellezza”. A lei Limosani ha suggerito, peraltro, l’idea di collegare l’installazione alla Basilica di Siponto di Tresoldi, in un'ottica turistica.   

Per ora, l'opera è una proposta. L’assessore alla Rigenerazione Urbana, Giuseppe Galasso, ha illustrato i prossimi step: sarà istituto un Comitato Scientifico ed è previsto un passaggio in Consiglio comunale.  

Le caratteristiche dell’installazione

Felice Limosani ha già individuato un punto preciso dei Campi Diomedei per l'installazione, “al netto delle verifiche”. È una collinetta artificiale. “Non ho mai pensato di deturpare il parco archeologico”, chiarisce. L’assessore Galasso, peraltro, ricorderà come quello sia più propriamente un parco cittadino all’interno del quale ci sono dei ritrovamenti archeologici.

Pannellature trasparenti fungeranno da protezione per evitare pericolose arrampicate. 

L’opera è alta 21 metri. Ed è praticamente la stessa concepita nel 2019. L’artista sta lavorando sulle misure che sviluppa la Cattedrale, per riprodurle simbolicamente ponendo le torri ad una distanza che andrebbe dai 40 ai 50 metri. A terra, come ha chiarito l’ingegner Cavaliere, non occupano più di 10 metri quadri. E per quanto siano alti quanto un palazzo di sei piani, “quei due elementi in quella distesa si sperdono”, assicura dopo i rendering in 3D.  

I led illumineranno solo i cuori che pulseranno lievemente. “Faranno anche da segnaletica per l’Enac”, osserva l’artista.

La struttura metallica, probabilmente dorata, rifrangente, per la sua posizione offrirà la sensazione ottica di un movimento. È prevista, inoltre, un’illuminazione architetturale dal basso. “Di notte – ha concluso Limosani - sarà magica”.  

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