Mal'aria a Foggia e nell'85% delle città italiane: non rispettati i parametri dell'Oms, auto e traffico il problema

Come l'aria nelle città italiane? A questa domanda Legambiente ha provato a dare una risposta analizzando le concentrazioni medie annue dei tre parametri marker dell’inquinamento atmosferico (le polveri sottili Pm10 e Pm 2,5 e il biossido di azoto NO2) su un arco temporale di 5 anni (dal 2014 al 2018) e confrontandoli con i rispettivi limiti previsti dall’OMS2

Che aria tira nelle città? Il 30 settembre scorso, alla vigilia dell’entrata in vigore delle misure di riduzione dell’inquinamento dell’aria e delle misure restrittive per convivere con il virus, Legambiente ha stilato una “pagella” sulla qualità dell’aria delle città italiane sulla base degli ultimi 5 anni di dati ufficiali disponibili per quanto riguarda i tre inquinanti che caratterizzano pressoché ogni città: polveri sottili (Pm10, Pm2,5) e biossido di azoto (NO2). 

Dati che non sono stati confrontati con il limite normativo previsto dalla legislazione comunitaria per ciascun inquinante ma con i più stringenti e cautelativi limiti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Se la salute deve venire prima di ogni cosa, si deve capire realmente che aria si respira nelle città italiane e che rischi ci sono per la nostra salute.

Le auto ed il traffico sono al centro del problema nelle città. Al di là di casi particolari di grandi zone industriali o portuali prossime alle aree urbane e residenziali e che possono ovviamente incidere notevolmente sulla qualità dell’aria (come Aosta, Terni, Vicenza e le relative acciaierie o le città con porti commerciali e turistici come Genova, Napoli, Palermo), gli studi delle autorità e del mondo scientifico confermano che la sfida dell’inquinamento nelle città risiede nella riduzione del traffico veicolare, accompagnato da misure strutturali che vadano ad incidere anche su settori come l’agricoltura, il riscaldamento domestico e le industrie appunto che hanno una forte incidenza in termini di emissioni nelle aree esterne alle città, su una scala quindi regionale.

Come l'aria nelle città italiane? A questa domanda Legambiente ha provato a dare una risposta analizzando le concentrazioni medie annue dei tre parametri marker dell’inquinamento atmosferico (le polveri sottili Pm10 e Pm 2,5 e il biossido di azoto NO2) su un arco temporale di 5 anni (dal 2014 al 2018) e confrontandoli con i rispettivi limiti previsti dall’OMS2

Valori Suggeriti OMS (media annua): Pm10 (20µg/mc); Pm2,5 (10 µg/mc); NO2 (40 µg/mc)

I giudizi che ne seguono per le 97 città analizzate sono il frutto quindi del “rispetto” o “mancato rispetto” del limite previsto per ciascun parametro (inteso come concentrazione media annuale) rispetto a quanto suggerito dall’OMS per ogni anno analizzato.

Solo il 15% delle città ha raggiunto nei 5 anni un voto sufficiente e si tratta di Sassari (voto 9), Macerata (voto 8), Enna Campobasso Catanzaro Nuoro e Verbania Grosseto e Viterbo (voto 7), L’Aquila Aosta Belluno Bolzano Gorizia e Trapani (voto 6). Sassari prima della classe con voto 9 in quanto dal 2014 al 2018 ha sempre rispettato i limiti previsti dall’OMS per le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e per il biossido di azoto (NO2)  ad eccezione degli ultimi 2 anni in cui solo per il Pm10 il valore medio annuo è stato di poco superiore al limite OMS.

Analoghe considerazioni con Macerata (voto 8), in quanto pur avendo sempre rispettato nei 5 anni i limiti, per il Pm2,5 non ci sono dati a supporto per gli anni 2014/15/16 che quindi la penalizzano. Le altre città sopra la sufficienza pur avendo spesso rispettato i limiti suggeriti dall’OMS mancano di alcuni dati in alcuni anni, a dimostrazione che per tutelare la salute dei cittadini bisognerebbe comunque garantire il monitoraggio ufficiale in tutte le città di tutti quegli inquinanti previsti dalla normativa e potenzialmente dannosi per la salute.

La maggior parte delle città invece sotto la sufficienza (l’85% del totale) scontano il mancato rispetto negli anni soprattutto del limite suggerito per il Pm2,5 e in molti casi anche per il Pm10. 

Tra queste c'è anche la città di Foggia, con voto 3. 

Nel 2018 Pm10 (21) Pm2.5 (14) NO2 (22)

Nel 2017 Pm10 (22) Pm2,5 (14) NO2 (23)

Nel 2016 Pm10 (22) Pm2,5 (14) NO2 (13)

Nel 2015 Pm10 (22) Pm2,5 (nd) NO2 (13)

Nel 2014 Pm10 (22) Pm2,5 (nd) NO2 (13)

Fanalini di coda le città di Torino, Roma, Palermo, Milano e Como perché nei cinque anni considerati non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri il limite di tutela della salute previsto dall’OMS.

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