Giovedì, 13 Maggio 2021
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Le stelle di Foggia che lottano contro la mafia. La vedova Luciani: "Assassini di Luigi e Aurelio mi vedranno sempre avanti"

Dibattito online organizzato da Avviso Pubblico e dal Tavolo della legalità di Monte Sant’Angelo, nell’ambito degli eventi della ‘Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie’ promossa da Libera e rimodulata a causa delle restrizioni anti-Covid-19

Immagine di repertorio

“Per essere consapevoli di qualcosa bisogna conoscere. E per conoscere bisogna che se ne parli. Mio marito Luigi e il fratello Aurelio sono stati ammazzati senza pietà. Ora io voglio essere in prima linea e non smetterò mai di chiedere verità e giustizia. I loro assassini mi vedranno sempre avanti”.

Le parole di Arcangela Petrucci, moglie di Luigi Luciani, tra le vittime della strage di San Marco in Lamis, rappresentano una promessa, un impegno che la donna ha preso verso la sua famiglia e verso la comunità: “Questa terra ha contato 360 morti ammazzati in 40 anni ma doveva essercene ancora un’altra - quella di due innocenti - affinché la gente si rendesse conto di cosa accade da anni. Finché continuiamo a far finta di niente siamo tutti potenzialmente in pericolo. Ma io ora ci vedo e ci sento”.

Il suo intervento è stato al centro dell’incontro in streaming, organizzato dal coordinamento regionale di Avviso Pubblico e dal Tavolo della legalità di Monte Sant’Angelo, nell’ambito degli eventi  per la celebrazione della ‘Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie’ promossa da Libera e rimodulata a causa delle restrizioni anti-Covid-19. ‘A ricordare e riveder le stelle’ è lo slogan adottato per l’iniziativa del 20-21 marzo 2021. Le stelle rappresentano ogni singola persona che si batte per la giustizia sociale e la legalità democratica, diventando faro ed esempio al quale guardare con coraggio.

Tra queste brilla Arcangela, anche e soprattutto nel suo ruolo di insegnante; con lei c’è Daniela Marcone, che dal giorno successivo all’omicidio del padre Francesco ha iniziato una lunga battaglia di testimonianza: “Mio padre è stato ucciso quando a Foggia non si poteva parlare di mafia. Ogni anno devo combattere contro quella foschia che c’è attorno alla sua vicenda perché, causa archiviazioni, si può raccontare fino ad un certo punto. Ma io so qual è il movente, io so qual è la firma dietro quell’esecuzione chirurgica - due colpi esplosi, uno al cuore e l’altro al cervelletto - che non gli hanno lasciato scampo. Ogni anno devo ripetere che è stato ucciso dalla mafia perché la foschia che aleggia sulla sua storia è figlia della mancata risposta della giustizia. E questo pesa tantissimo, sulla storia di mio padre e su quella di tante altre vittime innocenti”, ha spiegato.

Per questo Libera, con il suo ’21 marzo’ auspica una rinnovata primavera, quella dell’antimafia sociale. “Non c’è nulla di più orribile di perdere un congiunto, e non c’è nulla di peggio nel veder dimenticato il suo nome”, spiega Michele Abbaticchio, nel suo ruolo di vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico. “La nostra è una sfida culturale: far comprendere che la legalità conviene a tutti, cercando di infondere questa mentalità e dando strumenti operativi alle amministrazioni locali che mostrano attenzione al contrasto delle dinamiche criminali”. Insieme a lui, collegato da remoto, c’è il sindaco di Monte Sant’Angelo e Coordinatore di Avviso Pubblico Puglia,. Pierpaolo d’Arienzo, che sottolinea il ruolo fondamentale delle istituzioni. “Monte Sant’Angelo ha subito uno scioglimento per infiltrazione mafiosa, il primo in Capitanata. Subentrati ai commissari prefettizi, avevamo un compito preciso: dire da che parte stare, quella della legalità”. Ma sono davvero tanti gli amministratori bersaglio della malavita: “Come Avviso Pubblico, dal 1° gennaio al 15 marzo 2021, abbiamo contato circa 95 atti intimidatori, di varia entità, rivolti ad amministratori, in diverse forme”, denuncia.

La linea tracciata dall’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo è netta. E nel 2018 ha istituito, come illustrato da Giovanni Vergura, presidente consiglio comunale, un Tavolo permanente per la legalità, col fine di “aggregare le agenzie educative della città per promuovere la cultura della legalità. Promuoviamo la cultura dell’antimafia sociale a tutti i livelli”, spiega. “Con il nostro impegno vogliamo dare luce e voce ad attività che possano far splendere il nostro territorio”.

Guardare in faccia le cose e chiamarle col proprio nome - in altre parole ‘consapevolezza’ - è il primo mattone per combattere la criminalità. “Parlarne è un atto politico e pratico, non c’è nulla di retorico. La parola è la prima arma che abbiamo per combattere la criminalità”, spiega Giuliano Foschini, giornalista di Repubblica e autore con Carlo Bonini del libro ‘Ti mangio il cuore’, che racconta la spietatezza della Quarta Mafia. “Bisogna parlare e diventare voce del territorio”, ha aggiunto padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, rivolgendosi alla vedova Luciani: “Sostituire le parole ai silenzi colpevoli per far sentire la verità di questo territorio meraviglioso e segnato continuamente da violenza incredibile. Non possiamo permettere che questa mafia continui a mangiare il cuore di questo territorio”.

Voci raccolte e messe in armonia da Libera sul territorio. “Questa giornata nasce per fare tesoro delle drammatiche esperienze dei familiari di vittime, che non devono rimanere soli. Nasce per sottolineare la necessità di una rinascita della società”, spiega Mario Dabbicco, coordinatore Libera Puglia. “Ma in Puglia siamo in pochi, contiamo 23 presidi su tutto il territorio, gestiti da volontari ora limitati negli spostamenti per l’emergenza sanitaria. Per questo è importante essere più efficaci nella proposta di impegno sociale, agganciandoci ai percorsi virtuosi presenti sui territori”.

Le conclusioni sono state affidate al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: “Dobbiamo fare in modo che questa giornata porti alto il suo messaggio di attenzione e responsabilità e  ci dia la forza di ribadire sempre che la lotta alla mafia e all’illegalità deve essere parte integrante della nostra scelta civile”, ha detto il Governatore, che nel suo intervento ha ripercorso gli ultimi 20 anni di storia pugliese e la nascita dell’antimafia sociale sul territorio.

“Ciò che abbiamo imparato in questi anni è che per la lotta alla mafia non servono proclami o moralismi. Bensì ogni giorno, con umile coraggio, serve condurre la battaglia per affermare i diritti dei più deboli e ribadire la legalità con fatti concreti, che anche la politica deve compiere. Solo così onereremo le vittime innocenti della violenza mafiosa che oggi ricordiamo e a cui saremo sempre riconoscenti”.

Infine la chiosa in riferimento alla strage di San Marco, per la quale attinge alla sua esperienza di magistrato: “Episodio gravissimo, nel quale sono saltate tutte le leggi del codice mafioso. Le organizzazioni mafiose non ammazzano un innocente. Chi lo ha fatto non ha avuto ancora il coraggio di prendersene la responsabilità. Nelle organizzazioni mafiose credibili, chi si macchia di una tale schifezza si fa la galera e si chiude la partita”.

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