Domenica, 26 Settembre 2021
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L'impianto di compostaggio di San Severo si farà: ha vinto Saitef, il Consiglio di Stato certifica il 'pasticcio' del Comune

Per quanto potesse sussistere il dubbio sul permesso di costruire, una nota del 31 ottobre 2018 alla società con gli atti correlati e l'esito della conferenza di servizi inchiodano l'amministrazione: avrebbe potuto esercitare i poteri di autotutela e non lo ha fatto

L'impianto di compostaggio in contrada Ratino, nell'area ex Safab, si farà. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale ha respinto il ricorso presentato dal Comune di San Severo. Ha vinto Saitef.

È stata la consigliera comunale di Forza Italia Rosa Caposiena a dire stamattina ai sanseveresi che non era un buongiorno e a riferire in buona sintesi il contenuto della sentenza. La camera di consiglio si era riunita il 28 gennaio, il dispositivo della Sezione Quarta, che consta di 18 pagine, è stato pubblicato ieri.

"L'amministrazione ha fatto troppi errori", è l'altra sentenza pronunciata dall'oppositrice Rosa Caposiena. "Ricordiamo che la delibera di Giunta di Miglio del 2015, che dava il via libera, non è mai stata revocata. E al netto dei tentativi maldestri di ravvedersi per lavarsi la faccia, la conclusione era scontata, avendo assunto il Comune comportamenti ondivaghi che ponevano la società dalla parte giuridica della ragione". Cita un'espressione dei giudici amministrativi che avevano parlato di "atteggiamento contraddittorio e ondivago dell'amministrazione comunale", offrendo facile sponda alle opposizioni con una sentenza piuttosto pesante.

In secondo grado, quello definitivo, i magistrati eccepiscono, sostanzialmente, come il Comune non abbia esercitato i poteri di autotutela a tempo debito. Così facendo, secondo i giudici, ha implicitamente detto sì ai lavori. Si potrebbe dire che chi di acquiescenza ferisce, di acquiescenza perisce. E, a questo punto, è stato considerato tardivo l'intervento del Comune che a febbraio del 2020 ha richiesto una interpretazione univoca a Provincia e Regione sul contenuto e sugli effetti dell'Autorizzazione integrata ambientale: la prima, infatti, soteneva che i titoli abilitativi edilizi non fossero ricompresi nell'Autorizzazione integrata ambientale, la seconda affermava il contrario.

"Dopo tanti anni di lotte politiche contro questa operazione, la partita è chiusa. E ognuno si prenda la propria responsabilità", commenta caustica la consigliera azzurra Caposiena. "E certamente Miglio - aggiunge velenosa - sarà ricordato per questo regalo alla città". 

La sentenza

Il Comune di San Severo aveva impugnato la sentenza del Tar che, a maggio del 2020, aveva annullato la diffida ad astenersi dall'avvio dei lavori per la realizzazione e gestione dell'impianto di compostaggio in contrada Ratino. Il giudice di prima istanza, come rilevato anche dal Consiglio di Stato, ha ritenuto il provvedimento Via-Autorizzazione integrata ambientale n.157, rilasciato dalla Provincia di Foggia il 31 luglio 2017, comprensivo del titolo edilizio.

Tra i motivi di appello, il Comune di San Severo ha evidenziato la presunta illegittimità della scelta di definire immediatamente il giudizio, contestando la sentenza in forma semplificata - formula normata dalla nuova disciplina dettata dall'emergenza Covid - che non si soffermava sull'aspetto della "(in)completezza e lacunosità del provvedimento di Via/Aia". Il Collegio ha respinto le eccezioni formulate in ordine al presunto errore del giudice di primo grado: "la normativa emergenziale ha inevitabilmente sacrificato alcuni diritti" ma la scelta del legislatore ha solo circoscritto il diritto di difesa "nei limiti di un comprensibile e plausibile bilanciamento con le esigenze emergenziali del periodo".

Il Consiglio di Stato ha escluso ogni ipotesi di acquiescenza della società confermando e integrando le motivazioni già rassegnate dal Tar. E poi ha rincarato la dose: "Nel merito, la diffida del Comune si regge su presupposti illogici, incongruenti e contraddittori". Nel dispositivo è stata richiamata la nota datata 11 settembre 2018 del dirigente del Dipartimento mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della Regione Puglia in cui si chiariva che l'Aia sostuisce visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori. Dunque, ratificano i magistrati, "la Regione Puglia, titolare della potestà in materia (ancorché delegato l'esercizio alla Provincia), appositamente investita della procedura, ha ribadito l'unicità dell'Aia e la sua valenza sostitutiva di ogni altro atto, autorizzazione, licenza, assenso, nulla osta".

E qui il Collegio ha ripercorso puntualmente l'iter della Conferenza di Servizi che ha portato al rilascio dell'Aia e trae le sue conclusioni: "L'incedere del procedimento non lascia adito a dubbi sull'inequivoco assenso espresso dal Comune alla realizzazione dell'impianto. E poiché il Comune sedeva nella conferenza nella titolarità dei propri poteri edilizi e urbanistici, il suo assenso non può che riguardare l'idoneità edilizia e urbanistica dell'opera".

Il Consiglio di Stato ha confermato la tesi del Tar sul permesso di costruire, salvo poi - come riferiremo tra poco - porsi ugualmente il dubbio: "Il titolo abilitativo è rappresentato dalla determina Aia/Via e i suoi effetti sono stabiliti da precise disposizioni di legge (che includono anche gli effetti del titolo edilizio)" e, come sostenuto dalla difesa della Saitef, solo una "espressa esclusione contenuta nella determina stessa avrebbe potuto, a tutto concedere, limitarne la portata". L'Aia, ha ribadito il Consiglio di Stato, ha valenza decennale e scade solo nel 2027.

Boccia anche il tentativo del Comune di San Severo che aveva avanzato il 29 ottobre 2018 richiesta di riesame della procedura alla Provincia di Foggia: "La richiesta di riconsiderare gli atti autorizzativi non assume alcuna valenza giuridica in assenza di effettivo, concreto esercizio dei pertinenti poteri di autotutela". Rispetto alla mancata stipula dell'accordo convenzione, lamentata dal Comune, anche in questa sede non trova fondamento. "Il titolo autorizzativo prescrive la ratifica in via definitiva del pre-accordo soltanto prima della messa in esercizo".

Dopo aver confermato per 15 pagine il parere del Tar, il Consiglio di Stato, da ultimo, si pone pure il dubbio sulla principale delle presunte anomalie contestate dal Comune di San Severo, e cioè che il titolo abilitativo edilizio non fosse ricompreso nel provvedimento Via-Aia. "La questione non è di poco conto", ammette il Collegio, se si considera la stratificazione normativa in materia, costituita dalla norma statale e dalle concorrenti fonti normative regionali. Cita in particolare la legge regionale n.11 del 12 aprile 2001, modificata dalla legge regionale n.4 del 12 febbraio 2014: "Salvo che per i titoli abilitativi edilizi, il provvedimento positivo di Via - recita - sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi". La norma, osservano i magistrati, "sembrerebbe deporre per la necessità del rilascio del titolo edilizio".

Ma pur volendo seguire la tesi prospettata dal Comune, c'è un'altra circostanza che i giudici considerano dirimente: "Il Comune di San Severo, con nota datata 31 ottobre 2018, aveva comunicato alla Società l'archiviazione del procedimento volto al rilascio del permesso di costruire, contestualmente informandola che prima dell'avvio dei lavori essa avrebbe dovuto curare i seguenti adempimenti: voltura autorizzazione ambientale, pagamento del contributo, stipula accordo convenzione. Adempimenti che risultano tutti curati".

La nota e gli atti successivi inchiodano il Comune di San Severo. "L'assenso prestato all'inizio dei lavori, previo riscontro positivo della documentazione valutata come necessaria e indispensabile per l'attività edilizia, unitamente agli esiti della conferenza di servizi in seno alla quale il Comune non ha opposto profili edilizio-urbanistici ostativi in ordine alla documentazione integrativa ivi depositata dalla società, per un verso ingenera un principio di legittimo affidamento alla intrapresa economica, per l'altro, reca implicita la manifestazione di volontà di contenuto assentivo all'attività edilizia. È evidente che il Comune, qualora avesse ravvisato profili di illegittimità negli atti assentivi all'avvio dei lavori avrebbe dovuto, per il principio del contrarius a actus, esercitare i poteri di autotutela nelle forme consentite dalla legge". L'appello, dunque, risulta infondato. Il Consiglio di Stato mette la parola fine alla controversia e invalida, definitivamente, la diffida che inibiva l'inizio dei lavori. 

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