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“Decisione sofferta” di Volpe: lascia Foggia senza rancore, ma “la scellerata chiusura di Archeologia ha inciso”

Il docente universitario, già rettore UniFg, si lascia alle spalle l'esperienza foggiana, tra successi e delusioni: "Ma il mio impegno professionale e scientifico resterà sempre legato alla Daunia”

“Dopo 20 anni, un pezzo di vita, lascio Foggia. E’ stata una decisione difficile, sofferta, ma non voglio dare l’impressione di andar via sbattendo la porta. Il mio impegno professionale e scientifico resterà sempre legato alla Daunia e a questo territorio”. Parola di Giuliano Volpe, archeologo e docente universitario, già rettore UniFg, in questi giorni alle prese con un trasloco che chiude un capitolo di vita, personale e professionale.

“C’è un intreccio di sensazioni e valutazioni, anche molto personali, alla base di questa scelta, e non vorrei essere frainteso. Non ho nessuna intenzione di andar via in maniera rancorosa: questo non sarebbe giusto nei confronti di una città che, nel bene e nel male, mi ha sempre accolto e offerto importanti opportunità; nei confronti delle tante cose positive che ho fatto e verso i tanti amici che, ricambiati, mi vogliono bene e mi stimano”, spiega.

“Certo, non posso nascondere anche una certa delusione avendo investito tanto in questa città, e quasi completamente nella sua università. La decisione scellerata, fatta alcuni anni fa, di ridimensionare, fino a chiudere, gli spazi dell’archeologia nell’Università di Foggia, ha inciso notevolmente su questa scelta”. Difatti, nel 2019, tornò - pendolare al contrario - all’Università di Bari: “Mi fu affidata la possibilità di mettere in piedi un importante dottorato di ricerca, che vede coinvolte otto università italiane, tra le quali ho voluto fortemente che ci fosse anche quella foggiana. E allo stesso modo ho voluto che la laurea magistrale di Archeologia fosse interateneo con l’Università di Foggia”.

“Ma oggi siamo in una fase di ripresa delle attività a tempo pieno, ed è evidente che io non sono abituato a fare il professore a distanza, quello col biglietto del treno in tasca: l’università va vissuta pienamente, e come nel 2000 decisi di trasferirmi a Foggia, con famiglia al seguito, allo stesso modo farò di qui a breve”, spiega. Restano, ovviamente, aperti i progetti e i cantieri di scavo nel Foggiano, condotti in ticket dai due atenei e che vedono Volpe e i colleghi di UniFg impegnati sul campo, come ai vecchi tempi: nei siti archeologici di Vieste e Siponto, ma anche sui progetti relativi a Faragola ed Herdonia.

Mentre riempie scatoloni (“Forse è palingenesi, ma certo mi colpisce non poco il dovermi liberarmi di documenti del lavoro di tanti anni”, spiega in un intimo post), passa in rassegna questi due decenni: “I bilanci hanno sempre luci e ombre. Gli aspetti positivi sono tanti: non posso nascondere la soddisfazione di aver contribuito a far nascere Unifg e tutta l’area umanistica, non posso dimenticare l’onore di essere stato rettore di questa Università e di aver contribuito con la riqualificazione degli ex ospedali a migliorare un pezzo del centro storico”, spiega. 

“Certo, mi sarei aspettato di più dalle istituzioni e anche da una certa borghesia che si lamenta dello spopolamento del cuore della città, ma preferisce rintanarsi in anonime villette in periferia. Io so di aver prodotto un impegno sia in termini istituzionali che come privato cittadino, prendendo un edificio vecchio, ristrutturando e abitandoci per 20 anni”. Quanto ai ricordi brutti e alle delusioni, invece, preferisce lasciarseli alle spalle: “Preferisco chiudere tutto in uno scatolone”, conclude.

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