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La vita dei senzatetto, le loro storie e la loro solitudine: viaggio tra gli 'invisibili' con i Fratelli della stazione

Ogni sera i volontari dell'associazione foggiana portano cibo, coperte e un po' di compagnia ai senzatetto che popolano la stazione nelle ore notturne

Ogni sera, da anni, i Fratelli della Stazione, si impegnano a dare un aiuto ai senzatetto foggiani, che trovano riparo dentro e fuori la stazione. Come ci racconta Alfonso Di Gioia, oggi ne sono all'incirca una decina, ma prima della pandemia erano molti di più. Di molti di loro non si sa che fine abbiano fatto, sono spariti da un giorno all'altro.

E ogni sera, con la caparbietà di chi fa il proprio dovere con il cuore, i Fratelli della Stazione ripetono il tour per portare cibo e coperte a chi ne avesse bisogno. Le storie degli "invisibili" sono simili e diverse allo stesso tempo. C'è Antonella, che in seguito alla morte del padre del suo compagno è arrivata a commettere una rapina per mangiare, finendo in carcere. O ancora Antonio, 63 anni, gli ultimi due vissuti in strada; lui ci racconta di avere dei fratelli che stanno "bene a soldi", ma che si sono dimenticati di lui. In lacrime si sfoga e ci dice che "non ce la fa più a fare quella che ormai non è più vita".

C'è anche chi, come un altro Antonio, grazie ai Fratelli della Stazione, è riuscito a ottenere documenti che gli garantisse il reddito di cittadinanza, e oggi aiuta i volontari a dar ristoro agli altri clochard. Storie di "invisibili" che invisibili non sono, di uomini e donne che vivono in strada ma che avrebbero almeno il diritto di godere di un posto confortevole dove trascorrere la notte. "A breve ce ne sarà uno comunale", fa presente Antonio Di Gioia. L'auspicio è che i posti a disposizione siano sufficienti per tutti. "Servirebbero anche dei centri diurni, a Foggia non ce ne sono". 

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