Domenica, 14 Luglio 2024
Attualità Candelaro

Con 'Fabrica' l'inclusione e l'antimafia sociale partono dalla riscoperta della bellezza: "Un germoglio di bene"

Ben 700 ore di attività, tra laboratori e incontri (dalla musica alla street art passando per l’educazione civica e sociale) che hanno coinvolto 30 minori di età compresa tra gli 11 e i 17 anni in condizioni di povertà educativa e a rischio devianza

Arte, bellezza, rinascita e inclusione. Quattro valori sui quali andrebbero sempre poste le basi per la costruzione di una comunità sana, e che assumono una importanza ancora più rilevante allorquando si opera in contesti complessi, come quello delle periferie, dei luoghi nei quali la marginalizzazione spesso apre le porte al degrado e al contestuale incontro con illegalità. Arte, bellezza, rinascita e inclusione, preceduti dal nome della nostra città, generano l’acronimo Fabrica, che dà il nome al progetto promosso e realizzato dall’Associazione di Promozione sociale Sacro Cuore, da anni impegnata nell’educazione dei ragazzi del Rione Candelaro di Foggia.

I risultati del progetto, finanziato nell’ambito dell’avviso ‘Bellezza e Legalità per una Puglia libera dalle mafie’ e realizzato con il cofinanziamento dell’Unione Europea – ‘PON Puglia Fesr-FSE 2014/2020’, sono stati illustrati ieri pomeriggio nel corso di un convegno tenutosi presso il Dipartimento degli Studi Umanistici dell’Università di Foggia.

Ben 700 ore di attività, tra laboratori e incontri (dalla musica alla street art passando per l’educazione civica e sociale) che hanno coinvolto 30 minori di età compresa tra gli 11 e i 17 anni – divisi in due gruppi da 15 – in condizioni di povertà educativa e a rischio devianza. Al progetto hanno collaborato anche la Parrocchia Sacro Cuore, l’Associazione ‘Amici della Musica Giovanni Paisiello’ e l’Istituto Comprensivo ‘Santa Chiara – Pascoli – Altamura’. Un progetto che l’assessora regionale al Welfare Rosa Barone ha definito di grande valenza sociale per una comunità “martoriata da eventi e situazioni particolarmente negative. L’arte, il bello, la cultura, il cinema e lo sport diventano per tutti, ma soprattutto per chi vive situazioni di difficoltà sociale ed economica, una possibilità di rinascita e di autodeterminazione, attraverso cui riaffermarsi all’interno della propria comunità”.

Ed è proprio sull’importanza che ogni ragazzo, a prescindere dal background socio-culturale, abbia la possibilità di esprimere il proprio io, di dar sfogo alle proprie passioni, si è soffermato Giuseppe Annacontini, professore associato di Pedagogia generale e sociale all’Università di Foggia, che ha rimarcato l’importanza di una collaborazione tra realtà associative e l’Università: “Noi non scegliamo dove nascere, né i retaggi culturali e familiari che ci portiamo dietro. L’azione della cultura e dell’università deve mettere i soggetti nelle condizioni di staccarsi dalla realtà, che non vuol dire abbandonare le proprie radici, quanto più non essere vincolati all’unica storia che le nostre radici sanno metterci davanti”.

Costruire storie alternative è fondamentale in quei quartieri ricchi di realtà complesse, dove – purtroppo – l’illegalità, con la sua azione seducente, rischia di essere l’unica via da percorrere. “Un soggetto che nasce in un quartiere marginale non deve essere destinato alla marginalità. Non deve predestinare la possibilità di creare il proprio futuro. La grande mission dell’Università è quella di rendere il territorio uno spazio di cultura, ricerca, sperimentazione e valorizzazione dei talenti, che devono camminare di pari passo con le pari opportunità formative. Non basta avere un sistema che valorizzi le eccellenza; non deve mai venir meno il principio delle pari opportunità formative e di sviluppo dei potenziali in relazione alle proprie competenze”.

Per Don Antonio Carbone, direttore parroco della parrocchia del Sacro Cuore di Foggia, 'Fabrica' è “un germoglio di bene”. Germogli che occorre far crescere, dando continuità a iniziative come quella promossa dall'Aps Sacro Cuore’: “Davanti al caldo del fuoco o al boato di un’auto incendiata, è stato bello sentire all’interno della nostra realtà altri tipi di boati”. Rumori che sono diventati suoni dolci, come quelli prodotti dai ragazzi impegnati nei laboratori di musica: “Era bello sentire questa sinfonia, che si propagava per tutta la casa salesiana. Così come è stato bello vedere gli ambienti resi più dignitosi dalle attività di murales”.

Le diverse attività rientranti nel progetto ‘Fabrica’ hanno avuto come scopo principale quello di donare ai ragazzi un’alternativa che, proprio per il succitato retaggio culturale e familiare, non sempre è garantita: “Al 90% dei ragazzi piace praticare uno sport in particolare, il calcio. Il nostro desiderio è stato quello di far capire loro che c’era dell’altro che magari non avevano mai considerato. Il tema dell’illegalità e della mafia nasce a volte proprio dal fatto che ai ragazzi manchi un’alternativa. La ‘strada’ dice loro che quella è la situazione da percorrere perché la famiglia ha vissuto lì e non esistono possibilità di riscatto. Con le nostre attività, diverse tra loro, abbiamo stimolato i ragazzi alla bellezza dell’arte nelle sue molteplici forme”, ha spiegato Massimo Marino, referente del progetto e presidente dell’Aps Sacro Cuore.

E dunque, ragazzi che non avevano conosciuto altro che trap e neomelodico, per la prima volta hanno incontrato la musica classica, altri ancora si sono avvicinati alla street art conoscendone le origini, la storia, le sue evoluzioni. “Un segno di speranza per il nostro territorio”, ha aggiunto Marino. ‘Fabrica’ ha avuto tra le tante finalità, quella di donare un volto diverso della comunità foggiana, troppo spesso attenzionata dai media per gli eventi negativi: “Il nostro compito è narrare cose positive, che sono tante e fanno poco clamore. L’intento è di mostrare che cosa si può fare”. Il progetto è una manifestazione plastica dell’antimafia sociale: “Nel nostro piccolo, vuol dire trasmettere quotidiani messaggi di legalità, sin dalle piccole cose”. Quotidianità e continuità sono i due principi dai quali non si può prescindere per determinare risultati concreti e un reale cambiamento nelle realtà più complesse: “Uno dei rischi che si corre – ha aggiunto Marino – è quello di diventare dei ‘progettifici’, spesso sì validi, ma limitati nel tempo. Nel nostro territorio c’è necessità di continuità e quotidianità per generare il cambiamento. Ciò che ci interessa sono i processi che riusciamo a innescare”. 

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