Domenica, 19 Settembre 2021
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Ricercatore foggiano nel team di studio internazionale delle app anti-covid: "Sono fondamentali"

Nicola Marino è tra gli autori di un lavoro pubblicato sulle prestigiose riviste Journal of Medical Internet Research e npj Digital Medicine di Nature, che conferma l'utilità degli algoritmi di intelligenza artificiale e medicina di precisione in contrasto al Covid

L’insuccesso di Immuni, l’app che avrebbe dovuto facilitare l’attività di contact-tracing è ormai cosa nota. A certificarne il flop, alla fine dello scorso novembre, fu il supercommissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri. Nove i milioni di download a fronte di poco più di 5.400 positività rilevate. La scarsa fiducia e un utilizzo non proprio corretto furono tra le cause principali del suo fallimento. Eppure, l’utilizzo di app di tracciamento dei contatti resta fondamentale per implementare e rendere più efficaci le attività di contrasto alla diffusione della pandemia. Lo dice uno studio condotto da un pool di ricercatori afferenti a centri di ricerca internazionali tra i più prestigiosi al mondo, come l’Università di Harvard, la Hong Jong Polytechnic University, la The Women’s Brain Project di Zurigo (un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Svizzera focalizzata sullo studio dei determinanti di sesso e genere, medicina di precisione ed analisi di intelligenza artificiale, ndr), la Icrea di Barcellona. Accanto a esse, può vantare un rappresentante anche l’Università degli Studi di Foggia, grazie al dott. Nicola Marino.

Già dottore in tecniche ortopediche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e laureando in medicina e chirurgia presso l’ateneo foggiano con un internship svolta nel 2018 all’Università di Harvard, Nicola Marino ha condotto come co-autore il lavoro di ricerca pubblicato su due importantissime riviste scientifiche, il Journal of Medical Internet Research e la npj Digital Medicine di Nature, il 14 gennaio e il 9 febbraio scorsi. “Per me è stato un onore far parte di questo gruppo come foggiano e come rappresentante dell’Università di Foggia”, racconta a FoggiaToday il giovane ricercatore, che già nel 2020 era stato co-autore di un lavoro svolto insieme al professor Giuseppe Attardi (docente di informatica all’Università di Pisa) e a Enrico Santus (Senior Data Scientist della Bayer) in merito alle analisi delle app di tracciamento dei contatti, citato nel dossier del Senato come supporto per l’attività degli organi parlamentari.

Nello specifico, l’equipe ha lavorato sull’adozione di algoritmi di intelligenza artificiale e medicina di precisione in contrasto al Covid-19. “In merito al primo lavoro, pubblicato sul ‘Journal of Medical Internet Research’, la domanda che ci siamo posti è se in piena crisi pandemica, in uno stato di crisi delle risorse umane e strumentali, nonché in un momento in cui il tempo è una risorsa essenziale, il contributo degli algoritmi di intelligenza artificiale potesse fornire un sostegno valido alle attività di contrasto alla diffusione del virus”, spiega Marino. “Abbiamo quindi analizzato la letteratura scientifica e definito quattro aree strategiche: triage, diagnosi e previsione del rischio; la riconversione e sviluppo di nuovi farmaci; farmacogenomica e vaccini; estrazione di letteratura medica”.

Il secondo lavoro, pubblicato su nature.com, corrobora studi già fatti in precedenza, sulle capacità delle app di tracciamento di mitigare l’epidemia (supportando l’isolamento dei casi sintomatici). Un supporto fondamentale perché, come riportano i ricercatori, è difficile realizzare su larga scala la tracciabilità dei contatti affidandosi solo ai metodi tradizionali: “Secondo il nostro modello, l'isolamento dei casi è di per sé una misura di contenimento molto efficace che, purché i casi siano identificati e isolati con un tasso di successo molto alto, può ottenere la soppressione delle epidemie in una serie di scenari teorici. Tuttavia, l'accoppiamento dell'isolamento del caso con l'immediato tracciamento del contatto mediato dall'app produce un notevole miglioramento nel successo della strategia, ottenendo in tutti gli scenari una mitigazione molto efficace del contagio e, in alcuni scenari, la completa soppressione. Questi risultati evidenziano il vantaggio dell'introduzione del tracciamento dei contatti come misura della prevenzione e del controllo delle pandemie, nonché l'impatto positivo che ciò avrebbe soprattutto sulle circostanze critiche”, puntualizza il 28enne ricercatore foggiano.

Attraverso le simulazioni, è emerso come l’efficacia dell’approccio cambi in base alla densità di popolazione: “Diversi distretti italiani si sono comportati in modo molto diverso, e in tutti gli scenari la soppressione è stata facilmente ottenuta nelle regioni meno densamente popolate, mentre è fallita nelle altre. Ciò è coerente con le diverse tendenze epidemiche che sono state osservate fino ad oggi nei distretti italiani; tuttavia, è necessario sottolineare che le differenze tra i distretti possono anche essere giustificate da approcci diversi nell'affrontare le epidemie, il tempo per il primo caso diagnosticato rispetto al numero di persone già infette nella popolazione e non ancora riconosciute; ma, soprattutto, i risultati sono influenzati dal blocco a livello nazionale/ regionale messo in atto dal governo centrale”.

Un esempio virtuoso, a tal proposito, è rappresentato dalla Corea del Sud, autentica pioniera di questo approccio nel suggerire alla popolazione l’utilizzo di app in grado di notificare i contatti con soggetti infetti e nell’obbligare ai viaggiatori una app implementata dal Ministero della Salute e del Welfare per monitorare i sintomi del Covid e la successiva quarantena di 14 giorni. “Un’altra app – si legge nello studio – aveva lo scopo di monitorare traiettorie e contatti di soggetti infetti e di applicare l'autocontrollo e l'auto-quarantena. Nonostante le preoccupazioni per potenziali violazioni della privacy, l'approccio sudcoreano è riuscito a ottenere un controllo efficiente delle epidemie nelle sue prime fasi e rappresenta un buon esempio di come un tale approccio potrebbe funzionare”. 

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